Occhi aperti. La Santa muerte, ora, è anche in Italia

Un libro uscito in Italia a metà febbraio allo scopo di raccontare un culto che nasce dalla fusione di varie credenze folkloristiche locali e tradizioni arrivate in America Latina dai colonizzatori europei. Destinatario: il pubblico italiano che in massima parte non ne sa assolutamente nulla. Milanese di nascita ma da 11 anni a Città del Messico, Fabrizio Lorusso giornalista, docente, blogger è l'autore di Santa Muerte patrona dell'umanità. Santa, Santisima Muerte, la señora, la niña blanca, la niña bonita, la jefa, sono alcuni dei soprannomi dati alla Muerte dai cosiddetti Santamuerteros, i quali allestiscono altarini e piccoli santuari in suo onore. Se ci fosse una capitale di questo culto sarebbe Tepito, un quartiere mercato di Città del Messico con una identità forte e con la Santa come patrona. 


In un Messico dove la chiesa cattolica sta perdendo progressivamente fedeli, non si sa con precisione quanti siano i devoti della Santa. Chi dice due, chi dieci milioni. Gli studi affidabili sulla diffusione del culto sono recenti e poco numerosi e c'è chi gli attribuisce origini preispaniche. La morte santificata che diventa folclore, cultura e religione, temuta e amata, venduta e osteggiata, ma pur sempre realtà ineludibile in Messico. Un culto che si sta espandendo verso nord, superando la frontiera con gli U.S.A., contaminando la comunità latina che vi abita. Altari compaiono lungo il muro che separa i due stati, e sui cruscotti dei fuoristrada che percorrono le polverose strade da una parte all'altra della frontiera. Santa Muerte patrona dell'umanità ci spiega questo fenomeno andando oltre i luoghi comuni e cercando di abbracciare aspetti più ampi della cultura latinoamericana. E chissà che nei prossimi giorni non sarà proprio lo stesso autore a parlarcene. Per ora vi lascio con questo video.


 

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