Il Silencio Forzado dei giornalisti in Messico

A tratti fa rabbrividire. Silencio Forzado è un documentario realizzato da Articulo 19 e Filmaciones de la Ciudad, che raccoglie interviste a 60 giornalisti affermati provenienti da 11 città del Messico. Una serie di testimonianze che descrivono senza filtro cosa significa fare il proprio lavoro in un contesto dove la professione del giornalista è diventata una delle più pericolose. In alcune città del Messico lo Stato è assente o talmente connivente con i cartelli della malavita che il livello d’impunità dei fatti violenti che vi si svolgono è elevatissimo.
Silencio Forzado dimostra come i giornalisti che fanno il proprio dovere divengano obiettivi e come le intimidazioni siano all'ordine del giorno. Affrontando anche il tema del ruolo del giornalista, fa emergere come la stampa in Messico sia sottoposta al volere dei cartelli del narcotraffico. In alcuni casi è il giornalista stesso che si autocensura per garantire la propria incolumità. In altri è la redazione a decidere che l'articolo su quel determinato fatto di cronaca vada nelle pagine interne e non in prima. Uno dei consigli che vengono dati a chi copre la cronaca è di andare sul posto ma di non fare domande a possibili testimoni su cosa hanno visto, se potrebbero riconoscere il sicario o i sicari, se hanno letto la targa dell'auto su cui viaggiavano. In alcuni luoghi pubblicare informazioni sull'attività dei cartelli del narcotraffico si è trasformato in qualcosa di pericoloso per il giornalista che firma l'articolo. Una violenza, emerge dalle interviste di Silencio Forzado, che forma la punta dell'iceberg di un problema più grande, derivante dalla mancanza di opportunità, di posti di lavoro, di una adeguata educazione e, più in generale, dall'impatto della crisi economica.
Silencio Forzado tocca anche la morte del giornalista José Armando Rodríguez Carreón giornalista impegnato a descrivere cosa accadeva a Ciudad Juarez. Nell'attuale modo di fare giornalismo in alcune redazioni il giornalista diventa l'ultimo anello della catena, il più esposto, il più in pericolo, soprattutto quando copre argomenti difficili. Sono i giornalisti di provincia quelli più esposti quelli nelle cui vite entra sempre più ingombrante la presenza della violenza dei cartelli del narcotraffico. Tra le intervistate anche Lydia Cacho, cui Diario Latino ha dedicato diversi articoli. Ma non voglio anticiparvi troppo. Il resto lo ascoltate voi stessi.


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