Puerto Rico: nuovo governatore vecchi problemi

Da ieri, Alejandro García Padilla, 41 anni, presidente del Partido Popular Democrático (PPD), è il decimo governatore di Puerto Rico. E' stato eletto il 6 novembre scorso con il 47,85% dei voti. Ha giurato presso il Capitolio situato in un quartiere storico del Viejo San Juan. Con una laurea in Economia e Scienze Politiche presso la Universidad de Puerto Rico, succede a Luis Fortuño, del Partido Nuevo Progresista (PNP). Il mandato durerà 4 anni.

Tre le questioni sul tavolo del nuovo governatore: l'alto tasso di disoccupazione, l'elevato debito pubblico e la dilagante microcriminalità che affligge i 3,7 milioni di abitanti. Dopo aver riconosciuto che i problemi sono molto seri e che vanno superati Alejandro García Padilla ha giurato di “mantener y defender la Constitución de los Estados Unidos y la Constitución y las leyes del Estado Libre Asociado de Puerto Rico contra todo enemigo interior o exterior”. Alejandro García Padilla ha dato priorità alla questione economica e alla creazione di posti di lavoro, guardandosi bene dallo spiegare come li creerà, passando poi a sottolieare l'importanza dell'istruzione, della sanità e della sicurezza. Oltre al presidente hanno giurato anche i 51 componenti della Asamblea Legislativa, presieduta fa Jaime Perelló Borrás. 28 sono del Partido Popular Democrático (PPD) e 23 del Partido Nuevo Progresista (PNP). Sono, invece, 27 i senatori che prenderanno posto sui banchi del Capitolio presiduti da Eduardo Bhatia, del Partido Popular Democrático (PPD).
Non sembra, quindi, essere priorità di Alejandro García Padilla spingere per la ratifica da parte del Congresso degli Stati Uniti d'America del referendum sullo status di Puerto Rico. Il 6 novembre scorso, in contemporanea con le elezioni presidenziali che hanno rieletto Barack Obama, i portoricani hanno scelto che l'isola venga annessa a tutti gli effetti divenendo il 51esimo stato degli U.S.A, come già scritto a Diario Latino. Unico problema: il referendum non è vincolante e spetta al Congresso accettare l'incorporazione a pieno titolo di Puerto Rico come stato. Nel maggio scorso alcuni cittadini portoricani, tra cui l'avvocato Gregorio Igartúa, avevano chiesto la possibilità di avere al Congresso rappresentanti con diritto al voto. Oggi Puerto Rico ha solo un delegato che assiste alle sedute e c'è chi è pronto a scommettere che i congressman yankees faranno orecchie da mercante all'esito del referendum.  
Attualmente Puerto Rico non è uno stato dell'unione, né uno stato indipendente e i portoricani non hanno diritto a votare per eleggere né i componenti delle due camere né il presidente. Fino alla ratifica dell'esito del referendum del 6 novembre, Puerto Rico resta uno Stato Libero Associato (in questo caso agli Stati Uniti), una figura giuridica che non esiste nel diritto internazionale. E' stata creata solo per giustificare la colonizzazione dell'isola.

0 commenti:

Posta un commento

 

_

Nota

Diario Latino non rappresenta una testata giornalistica perchè è aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, quindi, considerarsi prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. L'autore non è un giornalista professionista e non è responsabile dei contenuti dei blog ai/dai quali è linkato. I commenti sono sottoposti ad approvazione. Diario Latino is licensed under Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. Proibita la ripubblicazione su altri siti/blogs.

Licenza Creative Commons

Statistiche