Buenos Aires da un'altra prospettiva

Da una decina di anni l'organizzazione Cine en Movimiento organizza corsi di fotografia e cinema destinati ai giovanissimi residenti di quartieri periferici di Buenos Aires, capitale dell'Argentina, come Florencio Varela, Mataderos, Villa Lugano, Villa 31 e 21-24 Barracas. Quartieri i cui nomi sono legati a fatti di cronaca narrati nelle pagine dei quotidiani o nei servizi dei telegiornali, e dove crescere senza prospettive chiare è la norma. Quartieri definiti pericolosi per chi vi transita, turisti o porteños, senza pensare che il vero pericolo è proprio l'isolamento dei residenti stessi nel quartiere, la mancanza di lavoro, di istruzione, di opportunità e, in definitiva, di integrazione. L'arte e la fotografia possono aiutare a rompere l'isolamento? Forse.
O almeno questo è l'obiettivo della mostra fotografica organizzata dall'associazione Ojo de Pez, compreso nel progetto Centro Conviven, presso il Cine El Plata del quartiere Mataderos il mese scorso. In mostra 46 scatti realizzati da giovani tra 12 e 18 anni, residenti in quartieri periferici di Buenos Aires tra il 2007 e il 2012. Alcuni ritrattisti altri paesaggisti. Si tratta del culmine di un progetto che ha portato all'apertura di 14 centri dove vengono realizzati corsi di fotografia e prestito della strumentazione. Una sorta di biblioteca della fotografia. Ai partecipanti vengono, infatti, prestate macchine digitali numerate ogni martedì, a patto di riportarle dopo 7 giorni con foto.
Molteplici gli scopi: far acquisire a ragazzi e ragazze maggior sicurezza in sé stessi, insegnare il lavoro di squadra, esprimere le capacità artistiche personali al fine di mostrare un punto di vista diverso dal solito sui quartieri della cintura periferica della capitale argentina. Dal punto di vista educativo i corsi puntano ad insegnare un nuovo linguaggio, quello fotografico, attraverso il quale narrare la realtà che quotidianamente i residenti vivono. Un linguaggio che veicoli una immagine dei quartieri definiti “villas miserias” diversa da quella stereotipata dei media. Arte e fotografia come strumenti di trasformazione sociale che punta a formare giovani per rompere il logoro preconcetto del bambino di quartiere, povero, violento e sfortunato.

1 commenti:

  1. http://www.youtube.com/watch?v=q0Yrpx_om4E

    in questo post, il Prof. Fabio Josè Quetglas, che ho avuto la fortuna di conoscere a Buenos Aires, parla di sviluppo e di trasformazione sociale.c'è tanto da fare e tanto difficile , ma le idee, come dimostra il tuo articolo, non mancano.grazie
    giampaolo

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