Enrique Peña Nieto presidente tra le proteste

C'erano già state proteste in Messico, il giorno successivo alla comunicazione dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali che hanno sancito la vittoria di Enrique Peña Nieto, del Partido Revolucionario Institucional (PRI), a luglio di quest'anno. Proteste pacifiche, proseguite anche in date successive. 
Ieri, sono tornate, ma stavolta più violente. Segno che la pazienza è finita e l'insicurezza dei giovani sul futuro è grande. La concentrazione è iniziata ore prima dell'atto ufficiale in cui il presidente uscente Felipe Calderón, del Partido Acción Nacional (PAN), ha consegnato ufficialmente la bandiera del Messico al suo successore, Enrique Peña Nieto, che poi ha sostenuto il suo primo discorso da capo di stato. Un parlamentare dell'opposizione lo ha descritto "Candidato de telenovela" in un cartello esposto in Parlamento. Si riferiva al presunto favoritismo della tv Televisa nei confronti del nuovo presidente, in quanto sposato con Angélica Rivera, ex attrice di telenovelas dell'emittente. Proprio la battaglia sull'indipendenza dei mezzi di comunicazione in Messico è uno dei punti cardine di #YoSoy132, uno dei movimenti componenti il Frente Nacional Contra la Imposición che ha convocato la protesta di ieri. Nato proprio in simultanea con la campagna elettorale per le elezioni presidenziali 2012 in Messico il movimento #YoSoy132 è una risposta all'atteggiamento autoritario e al nepotismo mostrato dall'allora candidato e oggi presidente del Messico. Da subito si è distinto per la richiesta di maggiore equità nell'informazione offerta dai media messicani, soprattutto televisivi, Televisa in primo luogo, e per la richiesta di pari possibilità di accesso alla rete internet per tutti i cittadini. Composto in gran parte da studenti e studentesse, si lega alle lotte sul diritto allo studio a all'accesso all'istruzione. Il Frente Nacional Contra la Imposición ha convocato manifestazioni per esprimere il rifiuto di molti messicani al ritorno al potere del PRI e manifestare contrarietà al programma di Enrique Peña Nieto nelle maggiori città del Messico.

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