Elezioni amministrative in Brasile: 138 milioni al voto

Lo so: tutti stanno scrivendo delle elezioni presidenziali in Venezuela che vedono di fronte Hugo Chavez alla ricerca del terzo, storico mandato ed Enrique Capriles. Diario Latino se ne occuperà ad urne chiuse. 
Oggi, invece, intendo porre l'attenzione sulle elezioni amministrative in Brasile, dove 138 milioni e mezzo di aventi diritto sono chiamati alle urne per rinnovare sindaci e consiglieri comunali in 5586 municipi. Uniche eccezioni, la capitale, Brasilia, e l'arcipelago di Fernando de Noronha (Pernambuco). In Brasile il voto è aperto ai maggiori di 16 anni ed è obbligatorio a meno che non si possa presentare una adeguata giustificazione: pena una sanzione pecuniaria praticamente irrisoria. Gli scrutatori sono scelti a caso tra i cittadini e non vengono retribuiti. Nel paese governato da Dilma Rousseff, del Partito dei Lavoratori, si vota con un'urna elettronica ed in alcuni seggi esistono scanner biometrici in grado di identificare l'elettore direttamente dalle impronte digitali. Grazie alle legge Ficha Limpia, i condannati con sentenza definitiva non sono candidabili. L'effetto Dilma Rousseff, prima donna presidente del Brasile, cui un sondaggio attribuisce un 75% di popolarità, si fa sentire viste le oltre 138.500 donne in lizza per un seggio. Ciò dipende anche dalla legge delle “quote di genere”, approvata nel 1995 e modificata nel 2009, che obbliga i partiti a candidare almeno il 30% di donne. Nessuna, però, è in lizza nelle due città principali, San Paolo e Rio de Janeiro, di cui mi occuperò nel prossimo post. Per diventare sindaco al primo turno occorre il 50% +1 dei voti, altrimenti si andrà al ballottaggio del 28 ottobre.

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