Non sporcate quel pañuelo

Il 13 settembre l'opposizione al governo di Cristina Fernandez, in Argentina, ha organizzato manifestazioni di protesta in diverse città del paese. Se volete un'analisi delle ragioni che hanno portato molti argentini a scendere per le strade e piazze della nazione del “Cono Sur” la trovate in altri blogs. A me interessa segnalare una denuncia comparsa su alcune testate e sui profili dei social network delle Madres y Abuelas de Plaza de Mayo. Il vilipendio al fazzoletto bianco, simbolo delle Madres y Abuelas de Plaza de Mayo, “creativamente” realizzata da una “signora” di La Plata. La donna è stata fotografata con in testa proprio un fazzoletto bianco sul quale era scritto “Aparición con vida del sistema republicano. Se lo vió por última vez en Argentina el 25 de mayo de 2003”. Il riferimento è al primo giorno di governo di Néstor Kirchner. Evidente il paragone tra la scomparsa dei figli, mariti, mogli, genitori, vittime dell'apparato repressivo della dittatura militare argentina e la scomparsa della democrazia con l'arrivo del governo di Néstor Kirchner prima e della moglie Cristina Fernandez ora. 
Lasciando da parte le legittime idee politiche di ciascun cittadino e il giudizio sull'attuale governo, voglio che sia chiara una cosa: il pañuelo bianco delle Madres y Abuelas de Plaza de Mayo è un simbolo di lotta e resistenza pacifica ai crimini della dittatura militare argentina sempre più conosciuto anche all'estero grazie all'instancabile attività portata avanti proprio dalle rappresentanti del movimento. Banalizzarlo con un utilizzo discutibile, corredarlo di scritte di dubbio gusto e contenuto è un attacco alle vittime del terrorismo di stato perpetrato dalla giunta militare argentina e alle vittime di sequestro, scomparsa, tortura e genocidio. 
La presidente delle Madres de Plaza de Mayo, Hebe de Bonafini, ha stigmatizzato come alcuni di coloro che prima osannavano il dittatore Jorge Videla oggi scendono nelle strade a chiedere libertà. Poiché non hanno simboli propri, ha aggiunto in un articolo al quotidiano Tiempo Argentino, devono sporcare quelli degli altri.

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