Lydia Cacho ha lasciato il Messico

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Di lei, giornalista e attivista dei diritti umani residente a Quintana Roo, in Messico, ho già scritto in passato. Nel dicembre scorso è stata ospite all'Instituto Cervantes di Roma per presentare il libro Memorias de una infamia. Nata nel 1963 a Città del Messico, Lydia Cacho è oggi una delle più note giornaliste investigative dell'America Latina. La notizia delle ultime ore è che Lydia Cacho ha abbandonato il Messico per motivi di sicurezza. Il motivo risiede in minaccia telefonica ricevuta l'ultima domenica di luglio, una delle tante che ha ricevuto, e che è stata ritenuta dalle autorità messicane particolarmente seria. Mentre Lydia Cacho stava lavorando nel suo studio dall'altoparlante della sua radio satellitare è giunta una voce maschile che le ha lanciato le minacce.

"Ya te lo dijimos, pinche puta, no te metas con nosotros, se ve que no aprendiste con la vueltecita que te dieron. La que te va a tocar va a ser en pedacitos, así te vamos a mandar a casa, en pedacitos, pendeja"

E devono averlo averlo fatto da un raggio di 5 chilometri da dove si trovava. A confermarlo in un comunicato è l'associazione Articolo 19 che si batte per proteggere e promuovere il diritto alla libertà d'espressione e che prende nome dall'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L'obiettivo della giornalista è rientrare in Messico appena le condizioni di sicurezza lo consentano. Le minacce di morte alla giornalista e scrittrice messicana sono iniziate nel 2005 dopo la pubblicazione di Los demonios del Edén. Nel libro Lydia Cacho denunciava che alcuni politici ed imprenditori degli stati di Quintana Roo e Puebla davano protezione ad un gruppo di sfruttatori della pornografia infantile. Nel 2010 ha poi pubblicato Esclavas del poder. Altri scritti sono Esta boca es mia e Con mi hij@ no. Dati della Comisión Nacional de los Derechos Humanos confermano che sono 70 i giornalisti uccisi in Messico dal 2000 mentre altri 13 risultano ancora sequestrati.



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