Chichén Itzá ed il ritorno di Kukulkán

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A Sonora, in California, esiste un importante centro d’osservazione spaziale: quello di Kitt Peak, che fa parte del National Optical Astronomy Observatory (NOAO). Comprende due radiotelescopi e ventiquattro telescopi ottici. E’ il simbolo della grande passione che l’uomo ha per le stelle e l’osservazione del cielo. Passione comune anche agli antichi Maya.
Qualche migliaio di chilometri più a sud di Sonora, sulla penisola messicana dello Yucatan, sorgono le rovine della città di Chichén Itzá, città che si sviluppò dal 450 al 1200 d.C. Al centro del complesso archeologico si trova il tempio dedicato al dio Kukulkán, chiamato anche Quetzalcóatl, il serpente piumato. L’edificio è chiamato piramide di Kukulkán, o El Castillo ed è ritenuto dai più, un antico osservatorio solare. Grazie a precisi calcoli matematici realizzati durante la sua progettazione, El Castillo è uno dei più alti ed impressionanti esempi dell’architettura mesoamericana. E’ una piramide a nove gradini, ciascuno alto 24 metri e largo 60. Ad ogni lato corrisponde una scalinata con 91 gradini. Moltiplicati per i quattro lati fa 364, più il livello del tempio sono 365, come i giorni del calendario solare. Specialmente nella parte superiore è evidente l’influenza stilistica dei Toltechi, tanto che El Castillo è uno dei migliori esempi di fusione tra architettura maya e tolteca. Durante l’equinozio di primavera e quello d’autunno, quando la durata del giorno è uguale a quella della note, il sole, “Kin”, tramontando ad ovest, è l’alleato che permette a Kukulkán di tornare sulla Terra. Sulla parte nordest del tempio iniziano a comparire sette triangoli di luce ed ombra che formano il corpo del serpente piumato lungo 34 metri. Due volte l’anno, quindi, Kukulkán scende dalla cima del tempio sulla Terra per 5 ore, prima di sparire di nuovo. Il prossimo 21 marzo saranno decine di migliaia le persone provenienti da mezzo mondo che non vorranno mancare all’appuntamento.



Importante anche la zona destinata al gioco della palla (juego de pelota). A Chichén Itzá c'è uno dei più grandi edifici per il juego de pelota, largo 30 metri e lungo 120, costruito nel 864 d.C. Attualmente è sottoposto a lavori di restauro da parte dell'Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH). La zona di Chichén Itzá è ricca di Cenotes, aperture naturali nel terreno, veri e propri dirupi a strapiombio simili a pozzi, utilizzati dai Maya per un culto religioso, chiamato culto al Cenote. Il nome spagnolo è in realtà una storpiatura della parola in lingua maya Zdonot, che vuol dire pozzo. Da El Castillo partono diverse strade, alcune pavimentate, tra cui quella che lo collega al cenote più importante, che veniva usato per cerimonie sacre. Ma quella del Culto al Cenote è un'altra storia di cui ho già scritto.

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