Velocità

Mi sono accorto di un erore: somarmi al trend del “più rapido è, meglio è”. L'ossessione per il real time, per l'immediatzza e per la diretta, angoscia molti operatori della comunicazione. Angoscia che si riflette sul resto della popolazione, soprattutto nell'emisfero settetrionale del pianeta.
Il voler arrivare primi sulle notizie per battere sul tempo gli altri è un mantra ripetuto a pappagallo dai direttori di redazione, anche locali. Ma l'informazione non è una gara di velocità. L'unico traguardo dovrebbe essere la veridicità dell'iformazione (perchè nessuno è depositario della verità). Il controllo delle fonti è imprescindibile, l'onesta parzialità (l'essere di parte) inevitabile, la falsa obiettività deprecabile. La velocità di pubblicazione ha rimpiazzato il lento controllo delle fonti, la quantità ha sostituito la qualità, la superficialità ha ucciso l'approfondimento, in un web in cui tutti sono in copetizione con tutti. Si cercano risposte ancor prima de aver pensato le domande. La lentezza dell'approfondimento su ciò che è accaduto ieri, viene sorpassata dalla trasmissione in diretta del qui e ora. Sul web, l'occhio saltellante del lettore influenxa la mano del giornalista. Il trionfo della sincronia sulla diacronia.
Gli errori ortografici di questo articolo sono voluti, e sono dovuti al fatto che non l'ho riletto, tanta era la frenesia di pubblicarlo per primo. Avrei potuto evitarli, ma ci sarebbe voluto tempo, troppo tempo.

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