Massacro di El Mozote: le scuse del governo


Si mantiene alta l'attenzione di Diario Latino sul recupero della memoria storica della guerra civile in El Salvador. Notizia di queste ore è che il prossimo fine settimana il presidente di El Salvador, Mauricio Funes del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), chiederà scusa ai familiari delle vittime di una strage compiuta dall'esercito salvadoregno durante la guerra civile (1980-1992). Si tratta del massacro di El Mozote, di cui nel dicembre scorso è ricorso il trentesimo anniversario. A comunicarlo è il ministro degli Esteri, Hugo Martinez, che ha definito la strage di El Mozote una follia ed un vero e proprio genocidio, compiuto dall'allora regime militare di destra cui si opponeva la guerriglia del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, oggi partito politico di governo.
Tra l'11 ed il 13 dicembre del 1981, un corpo d'elite dell'esercito salvadoregno, il battaglione Atlacatl comandato da Domingo Monterrosa, invase il villaggio di El Mozote, dipartimento di circondò le abitazioni, separando gli abitanti in gruppi: uomini, donne e bambini. Li sterminò tutti, dopo averli torturati: prima gli uomini, poi le donne, infine i bambini. Alla fine si contarono circa 1200 morti, tutti civili inermi. Il battaglione Atlacatl lasciò la sua firma in un biglietto nel quale insultava gli abitanti di El Mozote chiamandoli “figli di puttana” ed accusandoli di dare rifugio ed ospitalità alla guerriglia del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional. Il massacro riguardò anche gli abitanti di piccoli villaggi come La Joya, Ranchería, Los Toriles, Jocote Amarillo e Cerro Pando. Il 16 gennaio di 20 anni fa, una firma metteva fine ad una guerra civile che lasciò in eredità al piccolo stato centroamericano 75 mila morti e 7000 desaparecidos, oltre a violazioni dei diritti umani più elementari e perdite economiche. Ovviamente le scuse non possono far tornare in vita le vittime, ma, almeno, è la prima volta che un governo riconosce l'errore davanti ai parenti delle vittime. Paradossalmente a scusarsi è un primo presidente appartenente alla ex guerriglia che si opponeva al governo militare di cui il battaglione Atlacatl era il braccio armato.
Il parlamento di El Salvador ha approvato una legge di amnistia nel 1993. Ciononostante, la Oficina de Tutela Legal del Arzobispado di San Salvador ha presentato denuncia alla Corte Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), con sede a San José, in Costa Rica. La CIDH dovrebbe pronunciarsi sul caso entro fine anno. Intanto c'è attesa per altri argomenti che Mauricio Funes, tratterà. Secondo un'inchiesta pubblicata dalla CID Gallup Latinoamérica, è lui il capo di stato più apprezzato del Centroamerica con il 57% di consensi.

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