Puntualità latinoamericana

El tiempo es la sustancia de que estoy hecho.
El tiempo es un río que me arrebata, pero yo soy el río;
es un tigre que me destroza, pero yo soy el tigre;
es un fuego que me consume, pero yo soy el fuego.
El 'mundo, desgraciadamente, es real;
yo, desgraciadamente, soy Borges.

Nueva refutación del tiempo, Jorge Luis Borges


tempo
Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, nel testo Nueva refutación del tiempo, considera il tempo un problema, forse il più grande della metafisica. Uno dei motivi è che lo considera un processo mentale, insito in ciascun individuo e quindi personale. Perciò, secondo Borges, è impossibile che lo stesso concetto di tempo possa essere condiviso da milioni di uomini o anche da due persone diverse. Non lo si può sincronizzare, conclude Borges.
Oggi, aggiungo io, il tempo è importante soprattutto a livello lavorativo, o almeno lo è il tempismo. La quotidiana frenesia lavorativa e l'ossessione per la produttività, ci ha portato a considerare “il tempo di fare ciò che ci piace”, un lusso a disposizione di pochi. Casa c'entra questo con l'America Latina? Leggete.
Pochi giorni orsono, vengo contattato per motivi di lavoro da un amico e collega, per preservare l'identità del quale chiamerò Mario. Mario è nato in un paese compreso tra il Messico e l'Argentina e tanto vi basti. In un messaggio mi da appuntamento in un caffè del centro di un paese confinante col mio. “Sabato mattina alle 9:30”, recitava il messaggio. Alle 9:30 e 30 secondi sono lì. Poca gente sui tavoli. Lancio qualche sguardo che trasuda nonchalance tra brioches e cappuccini dei pochi seduti. Una donna mi risponde con uno sguardo tipo “cosa ha da guardare quel barbone la fuori, al freddo?” Preciso che il posto in questione è ritrovo di fighetti “faccio finta di avere i soldi” che acquistano cappottini e piumini finto-trendy negli outlet della zona, parcheggiano la Punto del nonno lungo le vie del retro, per poi presentarsi nel locale con la faccia di chi è appena sceso dal Jaguar XF. Essendo munito anch'io dei suddetti abiti finto-trendy, sia chiaro, solo per mimetizzarmi tra gli indigeni del bar, rispondo con un'occhiata delle mie, del tipo “non guardo te, signò, aspetto una più gnocca di te”. Ovviamente non era vero.
Dopo 30 minuti di attesa azzardo un sms interlocutorio del tipo “sono qui davanti” ricevendo da Mario la classica risposta di chi è ancora in pigiama: “Sto arrivando”. Intanto, ripenso alle parole che mi disse un ragazzo appena tornato da Cuba, sulla puntualità degli isolani. “Se dai un appuntamento ad uno/una, arriverà in un orario approssimativo compreso tra le 9 del mattino e le 3 del pomeriggio. E non pensare che si scusi: il concetto di ritardo non lo concepisce nemmeno”.
Conclusione: dopo un'ora e 10 minuti di attesa arriva Mario, parlando al cellulare e senza alcun elemento che indichi di aver compreso l'entità della mia attesa. Esordisce con “cosa prendi?”. Domanda: il fatto di doversi almeno scusare per il ritardo gli sarà passato per la testa? O forse mi sbaglio io, perchè di fronte ad un normale esempio di puntualità latinoamericana?

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