Grazie, no! la Compañía de Jesús e la Universidad Centroamericana non si uniscono alla causa sulla strage della UCA

Riguardo la decisione della Asociación pro Derechos Humanos de España e del Centro di Giustizia e Responsabilità di San Francisco, negli U.S.A., di chiedere che i responsabili della strage della Universidad Centroamericana (UCA) fossero giudicati in Spagna, dalla Audiencia Nacional di Madrid, la Compañía de Jesús e la Universidad Centroamericana a cui appartenevano i sacerdoti gesuiti assassinati hanno espresso il loro rispetto per la decisione, ma hanno escluso la loro partecipazione all’azione legale. Entrambe infatti hanno deciso di agire esclusivamente nell’ambito legale salvadoreño. José María Tojeira, attuale rettore UCA ha detto: "No participaremos en aquellas actividades judiciales que trasciendan el marco legal salvadoreño o las obligaciones internacionales derivadas de pactos o tratados firmados por El Salvador". L’Università denunciò Alfredo Cristiani e sei alti gradi militari nel 2000. Tra essi i generali in pensione Guillermo García e René Emilio Ponce. L’azione giuridica non ha avuto seguito perché le accuse sono considerate prescritte in Salvador. Garcia e Ponce saranno tra gli imputati a Madrid se il processo sarà indetto. Nel 1992, questi fatti furono già oggetto di un processo nel Salvador. Allora furono condannati solo il colonnello Guillermo Benavides e il tenente Yussy Mendoza. Nel marzo dell’anno successivo, approvata la Ley de Amnistia, tornarono liberi. Nel 1997 Spagna ed El Salvador firmarono un trattato che permette l’estradizione agli accusati di crimini di guerra.
La firma è arrivata da Abel Matutes, per la Spagna e da Ramón González Giner per El Salvador, il dieci marzo del 1997; il trattato, operativo del 4 febbraio 1998, all’articolo 4 comma 1, specifica che i crimini di guerra e quelli contro la pace e la sicurezza dell’umanità, non saranno mai considerati delitti politici e quindi soggetti a prescrizione.
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In base a questo e alle prove raccolte, il giudice della Audiencia Nacional di Madrid, Eloy Velasco, ha dichiarato, il 13 gennaio, la sua volontà di voler procedere nel processo ai 14 membri dell’esercito de El Salvador per la loro presunta implicazione nell’assassinio di 6 gesuiti e 2 impiegate della UCA perpetrato nel 1989. Scampa il processo invece il presidente Alfredo Cristiani, perché secondo il giudice mancano indizi rilevanti a suo carico. Cristiani ha studiato e si è formato negli Stati Uniti sia alla Gorgetown University, sia alla famigerata Escuela de Las Americas. Sita a Fort Benning, vicino Columbus, in Georgia, The Western Hemisphere Institute for Security Cooperation (WHISC o WHINSEC), anche nota come School of the Americas, ha sfornato tra il 1946 e il 2001 oltre sessantunomila soldati, poliziotti e leader latinoamericani. Molti di questi sono stati accusati di violazioni dei diritti umani e crimini contro l'umanità durante i loro mandati. Leopoldo Galtieri, Manuel Noriega, Hugo Banzer, Luis Posada Carriles, sono solo alcuni esempi dei "talenti" politici che hanno attraversato i corridoi dell'istituto. Non mancano anche collaboratori dei dittatori Augusto Pinochet e Alberto Fujimori. Le accuse, contestate dal giudice Eloy Velasco ai militari, sono di crimini contro l’umanità e terrorismo di stato. C'è grande aspettativa in Salvador per gli esiti dell'indagine che potrebbe portare ad un mandato di cattura internazionale verso alcuni dei responsabili che oggi vivono tranquillamente in El Salvador.
In nessun momento è stato scritto che la pace non necessitasse giustizia. Giustizia per le vittime. Per questo oggi, ARENA e FMLN hanno l’obbligo morale di dare risposte, di far conoscere la realtà, di determinare i responsabili delle atrocità commesse alla UCA, di far emergere la verità. I familiari delle vittime dovrebbero essere risarciti poiché solo così sarà possibile la vera riconciliazione. Troppi i crimini di cui nessuno vuole assumersi le responsabilità. Il presidente Saca sostiene che fare giustizia equivale a riaprire ferite del passato. Le uniche ferite sono quelle lasciate sui corpi di cittadini innocenti dal terrorismo di stato, perpetrato da quel governo che i cittadini avrebbe dovuto difenderli.

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