Manuel Zelaya è tornato in Honduras

Ieri, in migliaia giunti da ogni parte del paese lo hanno atteso all'aeroporto di Tegucigalpa, dopo essere stato cacciato dal golpe del giugno 2009. Sceso dall'aereo della compagnia venezuelana Conviasa, proveniente da Managua (Nicaragua), l'ex presidente Manuel Zelaya si è rivolto ai suoi sostenitori che cantavano “Sì, se pudo”, parlando dell'importante ruolo ricoperto dalle diplomazie di Venezuela e Colombia e dai rispettivi presidenti; dopo essersi augurato che non ci saranno più colpi di stato nel paese, ha affermato che i problemi endemici dell'Honduras, disoccupazione e povertà, non si risolvono con la violenza, né con basi militari, né con bombardamenti, ma con la riconciliazione del popolo. Ha chiamato i suoi ad una resistenza pacifica. Di fronte ad una folla in cui molte erano le magliette e le bandiere del Frente Nacional de Resistencia Popular, l'ex presidente Manuel Zelaya ha spiegato che l'accordo di riconciliazione, firmato con l'attuale presidente Porfirio Lobo, permetterà il rientro dell'Honduras nell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Il rientro dell'ex presidente era infatti il punto chiave per far tornare il paese nell'organizzazione. L'accordo era stato firmato il 22 maggio a Cartagena de Indias e comprende 9 punti.
Pochi minuti prima, mentre l'aereo era in fase di atterraggio, Manuel Zelaya ha realizzato una intervista telefonica all'emittente TeleSur nella quale ha ringraziato quanti lo hanno accompagnato nel rientro. Tra essi Nicolas Maduro, ministro degli Esteri venezuelano, Martín Torrijos, ex presidente di Panama, Piedad Cordoba, senatrice colombiana, Roy Chaderton, amasciatore del Venezuela all'O.E.A.
Una settimana dopo la sua espulsione dal paese, Zelaya tentò di rientrare in Honduras mediante un volo aereo che non venne lasciato atterrare all'aeroporto Tocontín di Tegucigalpa. Era il primo di una serie di tentativi falliti, che continuarono il 24 luglio attraversando la frontiera Nicaragua-Honduras; il 21 settembre del 2009, Zelaya entra di nascosto nel paese rifugiandosi nell'ambasciata del Brasile dove rimase fino a gennaio 2010, quando n accordo tra i governi di Honduras e Republica Dominicana permisero all'ex presidente volare a Santo Domingo.
Nei prossimi mesi Zelaya lavorerà per creare il proprio partito politico in vista delle presidenziali del 2013. Diritti umani, riconciliazione nazionale, progresso nell'affermazione della democrazia, riforma della giustizia e compensazione per quanti sono morti nelle proteste successive al colpo di stato, sono i primi progetti nell'agenda di Zelaya.
Vari presidenti latinoamericani hanno salutato il ritorno di Zelaya. Tra questi il venezuelano Hugo Chavez, che ha parlato di vittoria del popolo dell'Honduras.
Rafael Correa, presidente dell'Ecuador, dal canto suo, ha chiarito che appoggerà il rientro dell'Honduras nell'Organizzazione degli Stati Americani solo se verranno sanzionati i responsabili del golpe. Non può esserci impunità per i golpisti, alcuni dei quali ricoprono alti incarichi nell'attuale governo di Porfirio Lobo, ha detto chiaramente Correa, aggiungendo che non ha paura di essere l'unico presidente a votare contro il rientro dell'Honduras nell'OEA. La stessa Organizzazione degli Stati Americani ha indetto per il primo giugno una assemblea sul tema.

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