Uruguay: processi ai complici della dittatura. Continua il dibattito sulla Ley de Caducidad

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Lunedì la Corte Suprema dell'Uruguay ha dichiarato incostituzionale la Ley de Caducidad, che impedisce di processare quanti si sono macchiati di violazione dei diritti umani, sequestri e torture nel periodo della dittatura (1973-1985). Il pronunciamento arriva nell'ambito di una causa penale relativa all'ex dittatore Juan María Bordaberry, che fu capo di stato in Uruguay tra il 1972 ed il 1976. Attualmente ottantunenne, in carcere dal 2006, Bordaberry è indagato per la morte di 20 persone. L'anno scorso ha subito una condanna a 30 anni per attentato alla Costituzione e lo scorso febbraio ad altri 30 per la morte di 14 persone precedentemente sequestrate. Così com'è attualmente, la Ley de Caducidad per aprire un'indagine necessita dell'autorizzazione su ciascun caso specifico da parte del governo e della Corte Suprema. E' stata approvata nel 1996, durante il governo di Juan Maria Sanguinetti.
L'incostituzionalità dichiarata dalla Corte Suprema dell'Uruguay riaccende il dibattito tra maggioranza, della coalizione Frente Amplio del presidente José Mujica, e l'opposizione sulla modifica di 3 articoli della Ley de Caducidad: nello specifico gli articoli 1, 3 e 4. Come già spiegato in un post precedente, gli elettori uruguayani si sono già pronunciati per due volte, nel 1999 e nel 2009, in maniera contraria all'abolizione della legge. Il governo tenta quindi la strada parlamentare. Pochi giorni fa la Camara de Representantes ha ratificato la modifica, ora si attende la ratifica da parte del Senato, e questa dichiarazione conferirà una spinta al fronte favorevole alla modifica. Avendo l'Uruguay un sistema bicamerale, la Ley de Caducidad verrebbe modificata solo se entrambe le camere votassero a favore del progetto.
L'opposizione sostiene che il voto sia un tradimento della volontà dei cittadini-elettori che per due volte hanno votato no all'abolizione della legge, l'ultima in contemporanea col primo turno delle elezioni presidenziali del 2009. L'incertezza sul voto del Senato è dovuta soprattutto alla posizione contraria di tre esponenti della maggioranza, oltre quelli dell'opposizione, i cui voti mancanti farebbero saltare l'approvazione delle modifiche. Il quotidiano uruguayano El Pais informa che i non allineati, Rodolfo Nin Novoa (Alianza Progresista), Jorge Saravia (Espacio 609) e Eleuterio Fernández Huidobro (Cap-L), si sono detti favorevoli ad esplorare l'ipotesi di una nuova consulta popolare, ricordado però l'esito negativo dei due referendum organizzati finora. Una alternativa, ovviamente più lenta del semplice voto al Senato, sarebbe quella della legge di iniziativa popolare, per la quale servono le firme del 25% del censo elettorale uruguayano. Una seconda alternativa consisterebbe nell'approvare la modifica e poi sottoporre la decisione a consulta popolare. Anche Amnesty International, assieme a diverse associazioni di parenti delle vittime e dei desaparecidos si è pronunciata a favore della modifica. L'idea della maggioranza è di sbrogliare la matassa entro il 15 dicembre.
In Uruguay, le indagini sugli abusi e sulle violazioni dei diritti umani compiute durante la dittatura non sono iniziate fino all'avvento al potere nel 2005 di Tabaré Vázquez, esponente della coalizione di sinistra Frente Amplio. Finora pochissimi sono i processi aperti, in rapporto alle denunce presentate. La modifica della Ley de Caducidad aprirebbe la strada ad una seria indagine dei casi di torture, sequestri ed esecuzioni.

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