Un efficace vaccino contro la malaria: la sfida di Manuel Elkin Patarroyo

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Manuel Elkin Patarroyo è nato ad Ataco, provincia di Tolima, in Colombia, nel 1946 e si laureò in medicina all’Università di Bogotà, dove, nel 1984, fondò l’Istituto di immunologia presso l'Hospital San Juan de Dios. Nel 1978 iniziò le ricerche nel campo dei vaccini, interessandosi alla profilassi della malaria. Nel 1987 realizzò il primo vaccino, di origine interamente sintetica, per la sua prevenzione. Il preparato, denominato SPf66, fu ottenuto riproducendo in laboratorio la struttura chimica di una proteina prodotta dal plasmodio responsabile della malaria. Il nuovo composto, non fu accolto con unanimi consensi dalla comunità scientifica. La sua efficacia, dopo una sperimentazione compiuta su trentamila soggetti, risultò variabile dal 40 al 50% dei casi negli adulti, e nel 77% dei casi di bambini sotto i cinque anni.
Le compagnie farmaceutiche, che per trenta anni avevano investito senza successo ingenti somme nel tentativo di ottenere un vaccino antimalarico, non furono soddisfatte del preparato, e mossero a Patarroyo critiche che partivano da presupposti scientifici e che riguardavano l’efficacia del composto. I sostenitori del medico, invece, ritenevano le critiche infondate e mosse unicamente dagli interessi economici delle potenti società farmaceutiche occidentali. Secondo Manuel Elkin Patarroyo gli scienziati nord americani ed europei sarebbero colpevoli di un razzismo intellettuale. Il tentativo di ostacolare la diffusione della sperimentazione del vaccino in Gambia e Tanzania fu legato quindi al suo rifiuto di vendere il brevetto del vaccino alle industrie farmaceutiche, preferendo consegnarlo nel 1992all'Organizzazione Mondiale della Sanità. La grande azienda farmaceutica svizzera che l’aveva richiesto, avrebbe dopo la sua produzione industriale, innalzato notevolmente il prezzo di vendita, rendendo di fatto il farmaco inaccessibile ai cittadini dei paesi più poveri, in cui la malaria è endemica. Insistette, quindi, affinché la produzione avvenisse in Colombia, a costi assai inferiori.
Dal 1990 il medico collabora con il Centro Superior de Investigaciones Cientificas di Madrid; nel 1994 ha ricevuto il Premio Principe de Asturias nella categoria "Ricerca scientifica e tecnica". Nel 1996 ha ottenuto la cittadinanza spagnola. Nel 1997 i medici senegalesi hanno appoggiato la causa di Manuel Elkin Patarroyo, sollevando l'interesse dell'intera comunità scientifica africana. Attualmente compie ricerche volte al perfezionamento del suo vaccino. Recentemente ha dichiarato: “Il mio scopo non è diventare famoso, né ricco o potente. Voglio solo risolvere il problema che ho pianificato di risolvere. È il progetto che ho nella vita”. Manuel Elkin Patarroyo è stato l’uomo di scienza più conosciuto e meglio valutato in Colombia nel 2004, secondo un sondaggio i cui risultati sono stati pubblicati col titolo: “La percepción que tienen los colombianos sobre ciencia y tecnología”. Nel 2008, in una intervista a la Red de Universidades colombianas ha detto:” Le persone, da grandi, sono ciò che i sogni e le aspirazioni che avevano da bambini le hanno rese”. Questo è l’insegnamento che offre ai suoi tre figli, due dei quali medici, ma a tutt’oggi non ha smesso di sognare. Nel 2008, Manuel Elkin Patarroyo punta ad ottenere un vaccino antimalarico con efficacia superiore al 95% già alla prima iniezione.

4 commenti:

  1. Ci vorrebbero più persone così!!!

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  2. peccato che esistono poche persone così e il mondo sarebbe un posto migliore continui la sua sfida dottore sono con lei...

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  3. Manuel Elkin Patarroyo è uno dei più grandi eroi dei nostri tempi. Non è stato sedotto dai milioni di dollari offerti dalle grandi compagnie farmaceutiche, ne dagli ostracismi dettati dagli scienziati pagati dalle stesse compagnie. Non cerca ne fama ne ricchezza, desidera solo vincere la sua lotta contro un male che ogni anno uccide migliaia di bambini.

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  4. Esempio eccezionale di rettitudine morale e di autentico amore al prossimo. Auguri di una buona vita serena. Giuseppe Zappa

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