Gael García Bernal presenta il documentario Los Invisibles

Il documentario Los Invisibles, ci catapulta in uno dei fenomeni migratori più pericolosi al mondo. Fenomeno nascosto dalla polvere e dalla sabbia del deserto di Sonora, che arrivano fin tra le pagine dei quotidiani, sempre poco disposti a parlarne: l'emigrazione di decine di migliaia di centroamericani attraverso il Messico per arrivare negli Stati Uniti.
Sono i migranti i protagonisti del documentario realizzato dall'attore messicano Gael García Bernal e dal regista Marc Silver in collaborazione con l'O.N.G. Amnesty International. Invisibles ma con una meta molto chiara e con una forza e voglia di riuscire contagiosa, ha spiegato lo stesso Gael García Bernal, che si è recato fin nella regione di Oaxaca e ai confini con Guatemala ed El Salvador per filmare immagini e registrare interviste. Los Invisibles sono uomini e donne che, spinti dalla mancanza di opportunità, migrano negli Stati Uniti alla ricerca di un futuro migliore: quel futuro impossibile nei paesi d'origine, lasciando in patria figli, mogli/mariti, genitori ed andando incontro a situazioni che nessuno vorrebbe vivere. Una moderna odissea verso il sogno americano che, per i familiari rimasti in patria senza notizie dei loro cari per settimane, è più logico definire l'incubo americano. L'incubo del sequestro, infatti, aleggia nell'aria ed è presente nei racconti dei protagonisti, soprattutto donne, nelle quali, però, vince la voglia di ottenere un lavoro negli Stati Uniti per aiutare economicamente i propri figli, molti dei quali in età scolare. Negli ultimi 6 mesi del 2009, denuncia Amnesty International, oltre diecimila migranti sono stati sequestrati durante il viaggio, e sei donne su dieci sono vittime di abusi sessuali. Tutti sono potenziali vittime di bande senza scrupoli, vere e proprie mafie, che li sequestrano per ottenere i numeri di telefono dei familiari a cui estorcere denaro. Chi non collabora viene torturato e costretto a parlare. Spesso quanti non collaborano o non hanno alcun familiare di cui fornire il numero vengono uccisi, gettati vivi in barili pieni di combustibile, di fronte agli altri, come monito. La strage di migranti a Tamaulipas nell'agosto di quest'anno, ha messo davanti agli occhi di tutti, anche di quanti fino ad ora hanno fatto finta di non vedere, la situazione vissuta dai migranti.
Ma questo è solo una parte del problema, come spiega un recente articolo di Matteo Dean, il secondo aspetto è la mancanza di informazione sui propri diritti da parte di quanti sono rinchiusi nelle Estaciones Migratorias, che rende i migrandi vittime anche dei funzionari pubblici e dei poliziotti dell'immigrazione. Il terzo consiste nell'impossibilità per quanti non sono nati in Messico di accedere a programmi di aiuto, di educazione o di servizio sociale. Un documentario, Los Invisibles, con cui dare visibilità e voce alla condizione in cui si trovano decine di migliaia di centroamericani ed evitare che vengano dimenticate.
Diviso in quattro capitoli, Seaworld, Seis de cada diez, Los que quedan e Meta, Los Invisibles è stato presentato lunedì 8 novembre a Ciudad de Mexico e su Youtube, poco prima dell'apertura del Foro Mundial sobre Migración y Desarrollo che si è svolto a Puerto Vallarta, Messico.
Los Invisibles rivela le storie mai raccontate prima di quanti migrano raccontate direttamente dai protagonisti, ma anche dagli operatori sociali e volontari delle O.N.G. che raramente hanno a disposizione microfoni e giornalisti disposti ad ascoltarli. Amnesty International e Gael García Bernal, hanno approfittato dell'opportunità per chiedere alle autorità messicane di proteggere i migranti che attraversano il suo territorio, di qualunque nazionalità siano. Il governo di Felipe Calderòn, continua Amnesty International, deve costituire una commissione di autorità federali al più alto livello per investigare le vessazioni, furti, estorsioni, sequestri, violenze sessuali, omicidi, che i migranti soffrono durante il viaggio.
Cliccando sul link potete vedere i quattro capitoli de Los Invisibles.

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