Speculazione o semplici progetti cinematografici? Il salvataggio dei 33 minatori di San José sbarcherà al cinema ed in tv

Che la storia del salvataggio dei 33 minatori della Mina San Josè, a Copiapó, nel deserto di Atacama, in Cile, si prestasse bene per divenire copione per un film non è un segreto per nessuno. Non ci ha pensato due volte anche il regista cileno Rodrigo Ortúzar, che sta già lavorando alla realizzazione del film per il grande schermo "Los 33 en el Campamento La esperanza". Una pellicola che, nelle sue intenzioni, non ricreerà solo immagini dei 69 giorni di prigionia nel rifugio a 624 metri di profondità e del salvataggio attraverso le capsule Fenix, ma tratterà anche del reinserimento nella società civile dei minatori. Durante gli ultimi giorni antecendenti il salvataggio, con due telecamere Rodrigo Ortúzar ha iniziato a girare immagini all'interno del Campamento Esperanza. “Non sappiamo se utilizzeremo queste immagini o se le sfrutteremo come ispirazione per poi ricreare un ambiente simile”, ha detto il regista. Secondo dichiarazioni rilasciate a Radio Cooperativa e riprese dalla stampa il film sarà terminato nel secondo semestre del 2012 e tutto il ricavato ottenuto nei botteghini cileni andrà ad una fondazione che lo destinerà ai figli dei minatori. A breve verranno selezionati attori che abbiano tratti somatici simili a quelli dei 33 minatori. Nelle intenzioni di Rodrigo Ortúzar il film sarà focalizzato sui sentimenti dei minatori senza tralasciare la critica alla mancanza di adeguate condizioni di sicurezza nella miniera. Diverse le critiche che gli sono piovute addosso, così come le accuse di opportunismo e di voler trarre pubblicità personale sfruttando la sovraesposizione mediatica dell'evento. Ma quello di Rodrigo Ortúzar non è l'unico progetto cinematografico sul salvataggio dei 33 minatori della Mina San Josè a Copiapó.
Prodotta dal canale spagnolo Antena 3 e dalla colombiana Dynamo Factory, la serie televisiva “Los 33 de San José” viene girata in questi giorni, a tempo di record, nella miniera di Catemu, vicino il paesino di Reinoso, provincia di San Felipe de Aconcagua. Entro un mese il film dovrà essere pronto al fine di sfruttare al massimo l'esposizione mediatica del salvataggio dei 33 minatori della Mina San Josè a Copiapó, trasmesso praticamente in mondovisione. Tale fretta ha fatto sorgere anche qui la legittima domanda se si tratti di un progetto cinematografico o di puro opportunismo, come nel caso del film di Rodrigo Ortúzar.
Nei dintorni della miniera di Catemu, a Reinoso, da qualche settimana si estende un accampamento con numerose tende che sfidano la forza del vento. A trenta metri di profindità, non a 624, come accaduto nella realtà, si trovano gli attori/minatori, tutti cileni, tra cui Rodrigo Muñoz e Jorge Yañez. Il film inizia subito dopo il crollo della miniera, in mezzo ad una nuvola di polvere, soffiata da una macchina per il fumo. La miniera scelta per le riprese ha diverse volte, sullo sfondo oscuri tunnell e sembra uguale a quella originale vista attraverso le telecamere.
Il regista è Antonio Recio. Jacobo Bergareche e Andrés Calderón, ideatori e produttori de “Los 33 de San José”, raccontano che l'idea è nata subito dopo la notizia che i 33 minatori stavano bene. Dopo aver contattato il canale televisivo Antena 3, mentre le trivelle iniziavano gli scavi per costruire il pozzo che avrebbe riportato in superficie i 33 minatori, le macchine da presa iniziavano a girare il film. Daniel Laguna, Enrique Videla, Ricardo Lamas e Jacobo Bergareche hanno scritto il copione, non basato su quanto esattamente accaduto ma sulla storia di un capo, un leader, capace di guidare i compagni di sventura verso la salvezza, indipendentemente dalla loro fiducia o dalle loro speranze di sopravvivere. La forza dell'individuo in rapporto col sentimento di unità del gruppo.
Ed infine gli U.S.A.: potevano quelli di Hollywood lasciarsi sfuggire un'occasione così ghiotta? Assolutamnete no. Infatti Times Live ha recentemente annunciato che alcuni produttori californiani hanno contattato l'attore spagnolo Javier Bardem per chiedergli di essere il protagonista di una pellicola sui fatti del Cile.
La domanda è: serviranno a mantenere alta l'attenzione sulle condizioni di vita dei minatori in Cile ed in tutta l'America Latina, a rafforzare le loro richieste di maggiore sicurezza lavorativa, di stipendi adeguati, di turni meno massacranti, o questi progetti tragico-cinematorafici rimpinzeranno solo le tasche dei registi, produttori e distributori, sfruttando la morbosa curiosità del pubblico?

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