Stanno tutti bene: concluso con successo il salvataggio dei 33 minatori cileni intrappolati dal 5 agosto nella Mina San José

Erano quasi le 22 in Cile, le tre del mattino in Italia, quando il capo-turno Luis Urzúa ha raggiunto la superficie e si è riunito con gli altri 32 compagni di sventura: Pedro Cortés, Raúl Bustos, Juan Aguilar, Richard Villarroel, Franklin Lobos, Claudio Acuña, René Ávalos, José Henríquez, Carlos Bugüeño, Samuel Ávalos, Yonni Barrios, Darío Barrios, Esteban Rojas, Omar Reygadas, Daniel Herrera, Víctor Segovia, Víctor Zamora, Carlos Barrios, Edison Fernando Peña, Álex Vega Salazar, Mario Gómez, Claudio Yáñez, José Ricardo Ojeda Vidal, Osmán Araya Araya, Jimmy Sánchez, Carlos Mamani, Juan Illanes, Mario Sepúlveda, Florencio Ávalos y Jorge Galleguillos Orellana.
Come fosse un comandante di un vascello alla deriva, Urzúa è stato l'ultimo tra i minatori ad abbandonare “la nave”, cioè il rifugio, a 624 metri di profondità, nel deserto di Atacama, e prima di salire ha salutato dalle telecamere che per giorni hanno mostrato a tutto il mondo le immagini dall'interno della miniera di oro e rame di San José. Uscito, ha riabbracciato prima il figlio, poi ha consegnato simbolicamente nelle mani del presidente Sebastián Piñera, il turno, con l'augurio che quanto accaduto non si verifichi mai più. Dopo il ritorno di Urzúa alla vita all'aperto mancavano solo i cinque soccorritori, impiegati della ditta Codelco, tra cui Manuel González, che è stato l'ultimo ad lasciare il rifugio a 624 metri di profondità, in cui i 33 minatori hanno vissuto per 69 interminabili giorni. Dopo il suo arrivo a bordo dell'oramai famosa in tutto il mondo capsula Fenix 2, costruita dalla Marina Militare cilena in collaborazione con la NASA, ed il cui nome sembra quello di una navetta spaziale, è stato posto sul pozzo un tappo con una scritta in ricordo della maggiore operazione di salvataggio di minatori posta in essere nella storia. Iniziata con la salita a riveder le stelle di Florencio Avalos è durata 25 ore e 33 minuti, ed è costata svariati milioni di dollari, che saranno suddivisi tra governo cileno ed imprese private: quello stesso governo e quelle stesse imprese che per decenni hanno speso poco o nulla per la sicurezza e la salute dei minatori, per realizzare una scala di sicurezza nella Mina San José o uscite alternative in caso di incidente.
Il presidente Sebastián Piñera, e l'oramai star televisiva Ministro de Minas, Laurence Golborne, hanno detto che la Mina San José sarà chiusa finchè non vi saranno le giuste misure di sicurezza. E lo hanno detto in diretta, in uno degli eventi mediatici più importanti degli ultimi tempi, con oltre 230 testate giornalistiche accreditate di tutto il mondo, cosa che li obbliga, da oggi in poi, a tener fede alla promessa. La speranza è che, terminato lo show mediatico da milioni di telespettatori cui abbiamo assistito, spenti i riflettori sul Deserto di Atacama, ci sia, tra qualche mese, qualcuno che si ricordi ancora dei problemi che quotidianamente affrontano gli operai del settore estrattivo in Cile. Sì perchè le immagini che sono entrate nelle nostre case dai circuiti internazionali hanno avuto tutti gli ingredienti giusti per catturare l'attenzione del pubblico: pathos, tensione, rischio, emozione, gioia condivisa per la riuscita dell'Operación San Lorenzo. La domanda è se qualcuno di questi media terrà alta la guardia a verificare che le parole dette dai rappresentanti delle istituzioni non siano solo di circostanza, dettate dall'emozione, ma siano preludio ad una vera serie di riforme e miglioramenti delle condizioni di lavoro degli operai del settore minerario. Mario Sepúlveda, il secondo ad essere estratto ed autore del maggior gesto di esultanza una volta fuori dal buco, ha detto nella sua intervista, di non voler essere trattato come una star dai mezzi di comunicazione ma come Mario el minero, auspicando un maggior ascolto delle richieste dei rappresentanti degli operai del settore dell'estrazione.


Intanto, con lo sbarco sulla superficie terrestre dell'ultimo soccorritore Manuel González, è esplosa la festa nella piazza di Copiapó, dalla quale provengono 24 dei 33 minatori. Ed il loro entusiasmo è quello di milioni di cileni in tutto il paese andino, e di quelli emigrati all'estero, che hanno seguito le sorti dei loro connazionali in tv o via radio.
Intanto i medici che stanno tenendo sotto osservazione i minatori estratti, puntano la loro attenzione soprattutto su occhi, stomaco e pelle, definiti i punti più preoccupanti e delicati. Nei prossimi giorni dovranno continuare a realizzare visite di controllo, soprattutto Mario Gomez, che soffre di problemi respiratori ed ipertensione.

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