... e uscirono a riveder le stelle. Continua il salvataggio dei 33 minatori intrappolati nella Mina San José


Prima i più deboli, con problemi di diabete o ipertensione, infine quelli in miglior stato di salute. Per ultimo il capo-turno Luis Urzúa. A tutti è stato chiesto chi fosse il parente che avrebbero voluto riabbracciare per primo all'uscita. Ad ognuno è stata inviata una maglia rossa col proprio nome scritto sopra e degli occhiali da sole con schermatura contro gli ultravioletti, per proteggersi da quei raggi che non vede dal 5 agosto. Le scuole in Cile sono chiuse, per permettere a quanti lo vorranno di vivere in diretta uno dei più partecipati eventi della storia del paese degli ultimi anni.
Oggi è scattata l'Operación San Lorenzo, destinata a riportare in superficie i 33 minatori intrappolati dal 5 agosto a circa 700 metri di profondità, nella Mina San José, a Copiapó, nel deserto di Atacama. Florencio Ávalos, dodici minuti dopo la mezzanotte, ora cilena, le 05:12 ora italiana, è stato il primo minatore a tornare a respirare all'aperto, poi è stato il turno di Mario Sepúlveda: a pochi metri dalla superficie i soccorritori hanno iniziato a sentire un “Vamos, Vamos”, col quale Sepúlveda li incitava a portare a termine il salvataggio. A questi sono seguiti Juan Llanes e l'unico non cileno del gruppo: il boliviano Carlos Mamani. Quindi il più giovane del gruppo, il diciannovenne Jimmy Sánchez. A pochi metri dal pozzo, al Campo Esperanza, oltre 2000 persone assistono all'Operación San Lorenzo: 230 testate giornalistiche accreditate, delle quali 180 straniere, familiari, soccorritori, tecnici, altri minatori, medici, e diverse autorità: tra loro il presidente del Cile, Sebastián Piñera, sua moglie Cecilia Morel, raggiunti poi dal presidente della Bolivia, Evo Morales, che ha espresso la riconoscenza del popolo boliviano alle autorità cilene per il salvataggio del minatore suo connazionale Mamani: “Es un hecho histórico e inédito que une más a Bolivia y Chile y a sus presidentes”.
Numerosi i capi di stato che hanno raggiunto telefonicamente Piñera, tra cui il brasiliano “Lula” Da Silva, l'argentina Cristina Fernandez, il venezuelano Hugo Chavez, il britannico David Cameron. Ogni minatore, dopo essere uscito viene portato in un modulo attrezzato, per ricevere assistenza sanitaria ed essere visitato da un ristretto numero di parenti. Oltre a camere con lettini, questa specie di ospedale da campo ha una zona con sedie e tavoli adibita alle visite (sala de reencuentro). Poi viene trasportato in elicottero presso l'ospedale di San José, a Copiapó per i primi controlli.
I 624 metri del pozzo vengono percorsi in circa 16 minuti dalle tre capsule Fenix, costruite dall'esercito cileno in collaborazione con la NASA, che accompagnano i minatori uno a uno in superficie. Ci vogliono poi 20 minuti a farle scendere, venti a preparare ciascun minatore alla risalita. In totale poco meno di un'ora a testa. Le capsule sono equipaggiate con ossigeno e microfoni, mentre a ciascun minatore viene legata al petto una cintura biometrica per controllare pressione e battiti cardiaci. Poco dopo l'inizio delle operazioni di salvataggio la Fenix 2 è stata sottoposta a manutenzione ad una delle ruote che le permettono di scorrere all'interno del pozzo. Ora funziona con normalità.
Ciascuno dei 33 minatori intrappolati nella Mina San José è oramai considerato un eroe nazionale, come un gran motivo d'orgoglio per il paese è considerato il gruppo di soccorritori che sta lavorando affinchè ogni minatore possa tornare in superficie. Lo dimostrano le migliaia di persone scese nelle strade con bandiere cilene e ritrovatesi nelle piazze davanti a maxischermi installati per seguire in diretta il salvataggio. Intanto nelle chiese si prega, come nella Cattedrale della capitale, Santiago de Chile. La cerimonia continuerà fino al ritorno in superficie dell'ultimo minatore. Con qualche chilo in meno, per le privazioni cui sono stati sottoposti in questi due mesi sotto terra, al momento di completare questo post, sono tornati a rivedere la luce del giorno Víctor Segovia, Víctor Zamora, Carlos Barrios, Edison Fernando Peña, Álex Vega Salazar, Mario Gómez, Claudio Yáñez, José Ricardo Ojeda Vidal, Osmán Araya Araya, Jimmy Sánchez, Carlos Mamani, Juan Illanes, Mario Sepúlveda, Florencio Ávalos, Daniel Herrera, Jorge Galleguillos Orellana e Omar Reygadas.

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