Mario Vargas Llosa Premio Nobel di letteratura 2010

Cada uno de nosotros es, sucesivamente, no uno,
sino muchos. Y estas personalidades sucesivas, que
emergen las unas de las otras, suelen ofrecer entre sí
los más raros y asombrosos contrastes.

José Enrique Rodó

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E' andato allo scrittore peruviano naturalizzato spagnolo Mario Vargas-Llosa, il Premio Nobel di Letteratura del 2010. “All'inizio ho pensato fosse uno scherzo”, ha ripetuto in diverse interviste, ricordando che allo scrittore italiano Alberto Moravia giocarono uno scherzo telefonico del genere facendosi passare per funzionari svedesi. Mario Vargas-Llosa è divenuto famoso per libri quali La ciudad y los perros, La casa verde, La tia Julia y el escribidor, Conversaciones en la catedral, La Guerra del Fin del Mundo, Los Cuadernos de Don Rigoberto e La Fiesta del Chivo. Ha già ricevuto il Premio Cervantes, il Principe de Asturias de las Letras, il Premio Planeta ed è il primo latinoamericano membro della Real Academia Española de la lengua.
Dunque non è uno scherzo, è vero. La notizia ha raggiunto il 74enne nativo di Arequipa, Perù, mentre si trovava a New York, negli Stati Uniti, in quanto docente per un semestre alla Princeton University. Il telefono ha squillato poco prima dell'alba, e questo in genere, ha detto ancora Vargas Llosa, non è di buon auspicio. Dall'altra parte del cavo c'era un membro dell'Accademia di Svezia, ad annunciargli il conferimento del premio, e che avrebbero reso ufficiale la notizia in meno di un quarto d'ora.
Dopo poco, Peter Englund, segretario permanente della stessa accademia affrontava una selva di giornalisti, telecamere e microfoni per annunciarne le motivazioni. Il premio è stato conferito a Mario Vargas-Llosa per il libro “Cartografie delle strutture di potere”, si legge nella motivazione, “per la sua cartografia delle strutture del potere e per le sue mordaci immagini della resistenza individuale, la rivolta e la sconfitta”. In realtà da tempo Vargas Llosa non propone scritti all'altezza dei suoi libri più acclamati, e questo riconoscimento sa di premio alla carriera. In una intervista telefonica, suo figlio Alvaro Vargas Llosa si è detto felice per suo padre, per la lingua spagnola e soprattutto perchè in questo modo finiranno le annuali domande sul perchè non hanno ancora dato il Nobel al padre. Mario Vargas Llosa ha spiegato che con lui è stata premiata la lingua spagnola e la zona geografica da cui proviene.
All'età di venti anni aveva frequentato le redazioni de La Crónica di Lima e La Industria di Piura, passando poi all'allora Radio Central, oggi Radio Panamericana. A 23 anni, mentre risiedeva a Madrid pubblica una raccolta di racconti: Los Jefes. Non solo scrittore, anche politico. Da giovane simpatizzante di sinistra e della Rivoluzione Cubana, dalla metà degli anni '80 inizia una sorta di pentimento che lo porterà ad abbracciare idee liberali. Alle elezioni presidenziali peruviane del 1990 si candidò: a sfidarlo e a batterlo, Alberto Fujimori. Quel Fujimori che inizierà poi il suo regno fatto di corruzione, militari, dittatura, torture e desaparecidos. Dopo la sconfitta, mentre il governo fujimorista minacciava di togliergli la cittadinanza peruviana, Mario Vargas-Llosa cruzò el charco, andando a vivere in Spagna, ottenendo anche la cittadinanza spagnola e divenendo editorialista del quotidiano El Pais. Iniziò così la sua personale crociata contro alcuni capi di governo a lui poco graditi tra cui Fidel Castro a Cuba, Hugo Chavez in Venezuela, Cristina Fernandez in Argentina, José “Pepe” Mujica in Uruguay, Evo Morales in Bolivia o Rafael Correa in Ecuador. Vero è che, a differenza di altri scrittori che si sono rifugiati nella letteratura per fuggire dal mondo in cui vivono, non si può dire che lui non sia immerso, forse anche troppo, nella situazione politica contemporanea.
L'ultimo latinoamericano ad aver vinto il Premio Nobel di Letteratura è stato il messicano Octavio Paz, nel 1990, quello stesso Premio Nobel di Letteratura negato a suo tempo ad un altro grande, troppo spesso criticato ed incompreso: l'argentino Jorge Luis Borges. Il premio era già volato al di sotto del Rio Grande quando vinsero la cilena Gabriela Mistral nel 1945, il guatemalteco Miguel Ángel Asturias nel 1967, il cileno Pablo Neruda nel 1971, il colombiano Gabriel García Márquez nel 1982. A novembre è prevista la pubblicazione del nuovo romanzo di Mario Vargas-Llosa El sueño del Celta.

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