Uruguay: vicina la modifica della Ley de Caducidad che ha garantito finora l'impunità ai collaboratori della dittatura

La Camera dei Deputati uruguayana lo ha approvato mercoledì scorso, dopo un acceso dibattito di 12 ore, cui hanno assistito rappresentanti di associazioni per i diritti umani e familiari delle vittime e dei desaparecidos. Ora tocca al Senato votare il progetto di modifica della Ley de Caducidad, che ha garantito fino ad ora l'impunità ai collaboratori della dittatura militare che si protrasse in Uruguay dal 1973 al 1985. Non si tratta di una cancellazione totale della legge, come ha recentemente spiegato TeleSur TV, bensì della sostanziale modifica dei suoi primi 3 articoli. La modifica è stata proposta dal governo del presidente José Mujica, eletto nell'ottobre del 2009 ed insediatosi ufficialmente a marzo di quest'anno, a capo della coalizione di sinistra guidata dal Frente Amplio. Approvata nel 1986, dal governo allora presieduto da Julio María Sanguinetti (1985-1990), la Ley de Caducidad assicura l'impunità a tutti i militari e collaboratori vari dell'allora regime dittatoriale che causò, oltre alle vittime, centinaia di desaparecidos, all'interno delle operazioni della tristemente famosa Operación Cóndor. In pratica fino ad oggi è stato possibile aprire alcuni processi per quei casi di sparizione realizzati al di fuori del territorio uruguayano o al di fuori dell'arco temporale della dittatura, in particolare nei mesi antecedenti. La modifica permetterebbe l'apertura di altre cause in base a denunce attualmente non ammissibili.
Avendo l'Uruguay un sistema bicamerale, la Ley de Caducidad verrebbe modificata se entrambe le camere votassero il progetto portato avanti dalla maggioranza di governo. Anche se la Corte Suprema uruguayana nell'ottobre del 2009 ha dichiarato la legge incostituzionale, la modifica non sarà semplice. Se alla Camera dei Deputati il voto è stato una una formalità, visto lo scontato parere favorevole dei 50 parlamentari del Frente Amplio, non così al Senato, dove due membri, Jorge Saravia e Rodolfo Nin Novoa, pochi giorni fa, hanno detto che voteranno contro.
Il parere del parlamento non può essere considerato superiore a quello degli elettori che per due volte hanno bocciato l'annullamento della legge tramite referendum, sostengono i due dissidenti.
Al Senato il Frente Amplio ha 17 senatori, 16 sono i voti necessari per modificare la legge. Il Partido Colorado ed il Partido Nacional, all'opposizione, si oppongono. Oggi la senatrice Lucia Topolansky, moglie del presidente José Mujica, incontrerà tutti senatori del Frente Amplio e non è escluso che si riunisca individualmente coi due contrari per convincerli a cambiare idea.
Per due volte i cittadini uruguayani sono stati chiamati a votare referendum per abrogare la Ley de Caducidad, l'ultima in contemporanea con il primo turno delle elezioni presidenziali che hanno dato la vittoria a Josè Mujica. La prima consultazione popolare si era svolta nel 1989. Per questo tra i cittadini, scrivono diversi quotidiani on line, c'è divisione tra chi pensa che vada rispettata la volontà popolare espressa tramite referendum e chi reputa necessario modificare o abrogare la legge e processare i colpevoli di torture, omicidi, sequestri e violazione dei diritti umani. Anche la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo argentine, Estela Carlotto, che si è recentemente incontrata col presidente uruguayano José Mujica, si è detta favorevole all'abolizione della legge.
Il governo uruguayano vorrebbe concludere il processo di votazione entro il 15 novembre, quando la Comisión Interamericana de Derechos Humanos sarà chiamata a pronunciarsi sul “caso Gelman”. Macarena Gelman, nipote dello scrittore argentino Premio Cervantes di Letteratura 2007, Juan Gelman, ha denunciato lo stato uruguayano per la scomparsa di sua madre, María Claudia García. La denuncia si basa sul fatto che la Ley de Caducidad ostacoli le indagini sulla scomparsa avvenuta in Uruguay a seguito del sequestro subito nel 1976 da parte di militari nell'ambito dell'Operación Cóndor In questo caso la Comisión Interamericana de Derechos Humanos condannerebbe lo stato uruguayano.

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