Elezioni in Brasile. Rousseff favorita al ballottaggio su Serra. L'incognita sono gli elettori di Marina Silva

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Non essendo riuscita a sfondare il muro del 50% + 1 dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, svoltosi lo scorso 3 ottobre, la candidata del Partito dei lavoratori, e favorita Dilma Rousseff avrà bisogno di attendere l'esito del ballottaggio del 31 ottobre per sapere se si convertirà nella prima presidente donna del Brasile. Per farlo avrà bisogno anche dei voti della candidata del Partido Verde, Marina Silva, giunta a sorpresa al terzo posto con quasi 20 milioni di preferenze, soprattutto nella capitale Brasilia e a Rio De Janeiro. Anche se non sono determinanti i voti ambientalisti renderebbero più facile la vittoria alla Rousseff.
Lo scorso fine settimana il Partido Verde ha lasciato sia i militanti che i dirigenti liberi di esercitare il proprio diritto al voto secondo coscienza. La relativa candidata alla presidenza, Marina Silva, ex ministro dell'Ambiente del governo “Lula”, poi fuoriuscita dal PT ed approdata ai verdi, ha scelto di non sostenere pubblicamente alcuno dei due sfidanti, mentre due dei fondatori del partito, Fernando Gabeira e Fabio Feldman, hanno espresso la loro simpatia per José Serra. L'elettorato, più probabilmente, andrà verso Dilma Rousseff. Anche se non è considerato determinante, il pacchetto di voti ambientalisti farà sentire il suo peso al ballottaggio. Secondo alcuni analisti, a livello geografico in Brasile esiste una spaccatura: se il nord ed il nordest è fedele alla Rousseff e al Partito dei lavoratori, il sud, dove si trovano le città più popolose come São Paulo, Minas Gerais e Rio de Janeiro sembra resistergli.
Nel calderone elettorale sono finite anche le accuse di corruzione, da una parte e dall'altra: continueranno almeno un altro mese, infatti, le indagini già iniziate sui figli di Erenice Guerra, che è succeduta alla Rousseff al Ministerio de la Presidencia, dove ha lavorato per 5 anni. I due figli della Guerra sono indagati per corruzione e concussione in un giro di tangenti svelato dalla rivista brasiliana Veja. Secondo alcuni, se non fosse scoppiato il caso “Erenice”, la candidata del Partito dei lavoratori avrebbe potuto divenire la prima presidente donna del Brasile già al primo turno.
Un paio di giorni fa, inoltre, si è svolto su Rede TV il secondo dei cinque confronti televisivi tra i due contendenti, che hanno affrontato i temi privatizzazioni, infrastrutture e istruzione. Nei giorni precedenti, invece, erano state le polemiche tra il presidente Lula e la stampa, accusata di mettere in cattiva luce Dilma Rousseff, la religione e l'aborto, a concentrare l'attenzione dell'elettorato. Intanto i brasiliani appaiono sempre più stanchi delle reciproche accuse di giocare sporco; secondo opinioni raccolte in strada da alcune tv, avrebbero gradito una campagna elettorale dai toni più tranquilli, impostata sui contenuti e sui programmi. A conferma di ciò, in un paese che ospita l'ultimo polmone verde della Terra, l'Amazzonia, e con vaste riserve di petrolio e gas, dove l'impresa dell'estrazione rappresenta una voce importante del bilancio statale, poco o nulla si è detto finora sull'ambiente e sulle risorse naturali.
Alcuni analisti sottolineano che questa negligenza avrebbe spinto la candidata del Partido Verde, Marina Silva, a non schierarsi. Il 31 ottobre sapremo chi, tra i due contendenti, sarà scelto dai 135 milioni di aventi diritto al voto per guidare il primo governo del dopo "Lula".

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