Il governo di Alvaro Uribe si trova di fronte una difficilissima situazione: lo dice il presidente spagnolo Zapatero alla V Cumbre de Lima

Durante la V Cumbre Unión Europea, América Latina y Caribe, ospitata in Perù, al Museo de la Nación, nella capitale Lima, dopo l'introduzione del presidente peruviano, Alan Garcia, è stato il presidente della Slovenia e del Consiglio Europeo, Janez Jansa, a sottolineare l’importanza dell’integrazione e delle alleanze tra paesi e zone geografiche. UE e America Latina, insieme, rappresentano un miliardo di persone e un terzo delle Nazioni Unite. Il capo di stato spagnolo, Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha sottolineato l’importanza e i vantaggi di un flusso migratorio legale che sia assorbito dai paesi ospitanti permettendo così la coesione sociale e l’inserimento lavorativo. Riferimenti a una distribuzione equa della ricchezza ed un aumento del grado d’istruzione hanno concluso l’intervento dello stesso Zapatero.
In realtà, lo abbiamo visto anche in passato, in tali riunioni il problema consiste nel far seguire i fatti alle parole. Immancabili, invece, sono state le polemiche, più o meno velate, ed i veleni.
È ancora fresco il ricordo del “porquè no te callas!” rivolto dal re di Spagna, Juan Carlos, al presidente del Venezuela, Hugo Chavez, e divenuto un filmato di culto su YouTube. Ora si parla dello scambio di battute tra il leader venezuelano e il cancelliere tedesco Angela Merkel e della crisi tra Colombia ed Ecuador. Zapatero, sull’argomento, ha dichiarato che il governo di Alvaro Uribe si trova di fronte una difficilissima situazione.
A mio giudizio, il riferimento non è solo relativo alla azione militare contro la base delle Farc colpita dall’aviazione colombiana pochi mesi fa, ma anche ai problemi legali cui deve far fronte Uribe. Dopo l’arresto del cugino Mario, per rapporti con la parapolitica e i paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia, ora anche lo stesso Alvaro è sotto indagine della procura per presunta corruzione. Già 33 deputati di tutto l’arco parlamentare, che ne conta 260, sono stati arrestati, condannati e messi in carcere per essere stati eletti grazie al sangue versato dalle vittime del narcoparamilitasmo. Sono stati eletti, in maggior parte, nella coalizione di governo. Ora anche l’establishment di Alvaro Uribe sembra essere contagiato dalla malattia.

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