E' tra le più grandi del Mesoamerica: Toniná continua a stupire con l'imponenza della sua piramide

tonináMeno famosa di El Mirador, Tikal e Palenque, meno visitata di Teotihuacán e Tlaxcala: è la zona archeologica di Toniná, a 12 chilometri dalla città di Ocosingo, nello stato del Chiapas, nel Messico meridionale. Il suo nome significa “case grandi di pietra”, ed è costituita da una enorme piramide composta da sette piattaforme, dotate di balconate artificiali, collegati da gallerie, la cui costruzione ha richiesto circa un migliaio di anni. Durante lavori di restauro e consolidamento dei danni dovuti alle piogge, realizzati in questi mesi da specialisti e studiosi dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) del Messico, è stata confermata la sua altezza superiore a 75 metri, che la rende più alta di quella del Sole, nella città di Teotihuacán. Il sito di Toniná, tra i più alti del Mesoamerica, viene esplorato in questi giorni da specialisti dell’INAH. Il direttore di questa zona archeologica, Emiliano Gallaga, ha spiegato ai media messicani che, attraverso sopralluoghi ed analisi del terreno mediante un sistema di mappatura tridimensionale, è stato possibile individuare la presenza di questa imponente costruzione in un luogo dove prima si credeva si ergesse solo una semplice collina. Tale mappa tridimensionale è stata realizzata da Juan Yadeun Angulo, direttore del Proyecto Arqueológico de Toniná e dallo studioso Carlos Pallán Gayol, responsabile del Acervo Jeroglífico e Iconográfico Maya (Ajimaya), che ha guidato un gruppo di studenti e laureati della Escuela Nacional de Antropología e Historia.
Il complesso di piattaforme che costituiscono la piramide è diviso in base a specifiche funzioni. Emiliano Gallaga aggiunge che l’architettura della costruzione piramidale comprende sette spazi specificamente riservati a scopi prestabiliti: templi religiosi, abitazioni, edifici di amministrazione della vita pubblica. La parte più alta della piramide, attualmente ad accesso riservato agli archeologi, è anche dotata di un camminamento di circa mezzo chilometro che unisce i due edifici denominati IV Noroeste e Estructura I. Il complesso di Toniná, più grande del previsto, ha un sottosuolo ricco di cunicoli, molto utili in caso di guerre per fuggire o per cogliere il nemico di sorpresa. L’area destinata alle abitazioni si estende per una dozzina di ettari. Si tratta di un sito molto interessante per gli esperti dell’INAH, in quanto fornisce indizi sulle modalità di pianificazione urbanistica messe in atto dagli architetti preispanici. La cosa interessante di Toniná, sta nella diversità di stili costruttivi presenti nel sito archeologico (la contemporanea presenza di colonne a base quadrata, in alcuni edifici, a base rotonda in altri) e la presenza di alcuni murales i cui colori sono ancora individuabili nel rosso e l’azzurro.
tonináNegli ultimi mesi è cresciuto l'interesse per l'uso dei colori da parte dei Maya, dopo il ritrovamento di affreschi a colori in un palazzo della città messicana di Calakmul.
Sempre nel sito archeologico di Toniná, qualche mese fa un sarcofago di pietra presumibilmente dell’840 – 900 d.C., è stato scoperto in un sepolcro, contenente anche resti ossei e di ceramiche, attualmente in fase di analisi e di studio del DNA. A questo si aggiunge un testo scritto, scoperto nel febbraio scorso e datato 708 d.C., che include il nome intero del sesto sovrano, dei 14 finora conosciuti, che resse la città: tale K’inich B’aaknal Chaahk, completo di ritratto modellato e stuccato. Sebbene poco conosciuta, Toniná è stata una delle grandi città Maya del sud come Palenque, Copàn e Bonampak, ed ha raggiunto il periodo di massima auge tra il VII ed il IX secolo. Secondo gli studiosi è l’ultima città ad essere stata abbandonata dai Maya durante il declino della loro civiltà, a causa della modificazione radicale dell’ecosistema circostante, dovuto all’intenso taglio del legname. Storici pensano che alcuni suoi abitanti si diressero verso la penisola dello Yucatán.

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