L'Argentina ha perso il suo cronista storico. E' morto domenica scorsa a Buenos Aires, Tomás Eloy Martínez

"La crónica nació como recurso de algunos grandes escritores latinoamericanos para vivir de lo que escribían publicando sus versiones de la realidad en los periódicos".
Tomás Eloy Martínez


tomas-eloy-martinezE’ morto domenica scorsa, a Buenos Aires, all’età di 75 anni, un uomo simbolo del sottile legame che esiste tra giornalismo e letteratura, tra cronaca e narrazione delle storie: Tomás Eloy Martínez era nato nel luglio del 1934 nella città argentina di San Miguel de Tucumán, e aveva raggiunto la fama internazionale con libri sul peronismo e sulla coppia Juan Domingo Perón ed Eva Duarte, come Santa Evita e La novela de Perón, pubblicati in oltre sessanta paesi, che prendevano spunto dalla storia del paese, per offrire una mappa sociale e cronologica, trasformando fatti e personaggi, incluso il corpo della defunta Eva, in allegorie del periodo che stava vivendo.
Curioso per natura, interessato anche ai dettagli delle vicende di cui veniva a conoscenza, li ricordava rielaborandoli e ponendoli sulla carta con stile che definiremmo “giornalistico”. Scriveva per non dimenticare, Tomás Eloy Martínez ma nella sua narrativa era palese sprattutto lo sforzo di comprensione delle principali figure politiche, intellettuali e sociali dell’Argentina degli anni settanta-ottanta.
“Siempre se creyó que Argentina estaba en un sitio distinto del que le había adjudicado la geografía, el azar o la historia”, scrisse una volta.
Tra i titoli da ricordare: Lugar común la muerte, 1979, La mano del amo , 1991, Las Memorias del General, 1996, El vuelo de la reina, 2002, El cantor de tangos, 2004, , e l’ultimo frutto del suo ingegno: Purgatorio, uscito nel 2009, in cui Tomás Eloy Martínez narra le vicende di un desaparecido durante la dittatura militare di Jorge Videla e compagni, tanto simili a quelle da lui stesso vissute in quel periodo. La sua colpa principale era aver scritto, nel 1974, La pasión según Trelew: vera e propria cronaca sulla dittatura miliare argentina vestita da romanzo, le cui copie furono bruciate da ufficiali militari nella piazza della città di Córdoba. Minacciato dall’organizzazione criminale di estrema destra Triple A (Alianza Anticomunista Argentina), nel 1975, mentre era direttore de La Opinión, fu costretto all’esilio a Caracas, in Venezuela, dove rimase fino al 1983, andando poi in Messico. In entrambi i paesi continuò l’attività di scrittore, reporter e giornalista, fondando anche due periodici: El Diario e Siglo XXI.
Nel 2009 gli fu assegnato il Premio Ortega y Gasset de Periodismo alla carriera. Carriera iniziata a La gaceta, quotidiano di San Miguel de Tucumán. Tomás Eloy Martínez, fu poi collaboratore de La Nación, El País, Pagina 12 e del New York Times. Considerava il giornalismo il miglior mestiere del mondo, e lo interpretava, alla pari della letteratura, come un atto di trasgressione, di disobbedienza, modo per guardare oltre, strumento per ricercare la libertà. La cronaca a servizio del cittadino, e il concetto di “servizio”, per lui era distinto da quello di “servilismo”.
Insegnante nella Fundación Nuevo Periodismo Iberoamericano, presieduta dal suo amico e collega Gabriel García Márquez, era affascinato da internet e dalla sua rapidità nel diffondere le notizie: forse è per questo che, nonostante il tumore cerebrale che lo aveva costretto a smettere di fare il più bel mestiere del mondo, fino all’ultimo Tomás Eloy Martínez ha tenuto a portata di mano e di sguardo un computer, per scrivere ancora magari solo due righe e per essere sempre aggiornato. Come aggiornati sono stati, per anni, i suoi lettori grazie alla sua penna e alla sua convinzione che qualità e fiducia fossero le vere caratteristiche indispensabili per esercitare la professione di reporter. I resti, per sua espressa volontà saranno cremati.

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