Terremoto ad Haiti: gravissimi i danni nella capitale Port Au Prince

Intorno alle 23:00 di ieri, ora italiana, le 17:00 ora caraibica, un terremoto di 7,3 gradi della scala Richter ha colpito Port-au-Prince, con epicentro individuato a quindici chilometri a sud della stessa capitale di Haiti. La scarsa profondità dell’epicentro, misurata in otto chilometri, lo ha reso maggiormente devastante. Tre le repliche, di 5,9 - 5,5 - 5,1 gradi. Altre ventinove quelle sotto il quinto grado. Le prime notizie giunte da Port Au Prince, parlano di danni estremamente gravi. Al momento, per le vittime e per i dispersi, è inutile parlare di cifre: i conti si faranno nelle prossime ore ma sono nell’ordine delle migliaia. Molte case, scuole, ospedali, sedi delle organizzazioni internazionali, sono crollate. Sebbene siano sospesi i voli internazionali, non risulta danneggiato l’aeroporto capitolino, secondo quanto riferito in conferenza stampa da fonti O.N.U. Purtroppo, invece, risulta molto danneggiata la strada che conduce all’aeroporto stesso. 3000 gli uomini messi in campo dalle Nazioni Unite. Stanziati anche 10 milioni di dollari del fondo di emergenza, che arriveranno quanto prima a finanziare gli interventi più importanti, secondo quanto ha riferito il Segretario Generale dell’O.N.U. Ban-Ki-Moon. I soccorritori e i giornalisti possono arrivare nel paese solo via terra attraverso la frontiera con la vicina Republica Dominicana.
Le squadre di soccorritori stanno lavorando per estrarre i sopravvissuti dalle macerie. A Port Au Prince, danni seri alla sede del governo presidenziale, ad alcuni ministeri, all’università, alla cattedrale di Notre Dame, all’Hotel Montana, alla sede della Scottish Bank e a quella delle Nazioni Unite. Molto colpite anche le città di Carrefur e Jacmel. La popolazione si è messa a scavare a mani nude, fin dalle ore successive al sisma, per cercare familiari e amici. Il compito dei soccorritori consiste, in queste ore, nel riuscire a portare quanto prima i sopravvissuti nei pochi ospedali rimasti in piedi, dato che le prime ventiquattro ore sono fondamentali per salvare vite. Purtroppo dei quattro ospedali capitolini, tre hanno subito gravi danni, il quarto è stipato. Gli ospedali circostanti la capitale sono al collasso e non hanno più posti disponibili, hanno fatto sapere fonti sanitarie locali. Si teme che, senza una forte e coordinata azione di aiuto, possa ripetersi il dilagare di epidemie e malattie, già avvenuto nel 2008 dopo l’uragano Ike. Danneggiati anche due ospedali di Medici Senza Frontiere, secondo quanto riferisce il portavoce spagnolo dell'O.N.G., Alois Hug.
L’ambasciatore haitiano in Messico ha informato che il primo ministro Renè Preval, e sua moglie sono al sicuro. Lo stesso Preval ha anticipato che i danni sono inimmaginabili. Scene di panico per le strade, dove si sono riversati quanti si trovavano al lavoro o in casa, sono state descritte dai corrispondenti delle varie agenzie di stampa presenti nell’isola, per i quali le difficoltà consistono nel parziale isolamento dovuto ai danni alle linee telefoniche. Parenti delle migliaia di haitiani residenti in Republica Dominicana, che hanno parlato coi loro cari via cellulare, riferiscono di danni a pubblici esercizi come supermercati e alberghi, e dell’impossibilità di spostarsi in auto private per la presenza di macerie sulle strade. Raso al suolo un ospedale infantile vicino all’Ambasciata della Repubblica Dominicana: dalle macerie, ha riferito l’ambasciatore dominicano ad Haiti, Rubén Silié, si ascoltano le grida delle persone intrappolate.
Il sisma è stato percepito chiaramente anche nella confinante Republica Dominicana, a Puerto Rico, alle Bahamas, in Jamaica e a Cuba. Nella zona è anche scattato l’allarme tsunami, dopo che il centro di rilevazione con sede alle Hawaii aveva lanciato l’allarme. La Republica Dominicana è stata colpita solo da una forte mareggiata. L'allarme, per ora, è rientrato.

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