Sebastián Piñera eletto nuovo presidente del Cile


Era il favorito da mesi: ha vinto. Gli oltre otto milioni di aventi diritto hanno scelto quale sarà il prossimo presidente del Cile: è Sebastián Piñera, leader del partito Renovación Nacional, a capo della Coalición por el Cambio. Ha raggiunto il 51,6% dei voti. Nulla da fare per Eduardo Frei, esponente della coalizione di centro sinistra finora governante, Concertación de partidos por la democracia. Dopo il primo turno del 13 dicembre Frei è stato autore di una grande rimonta che partiva da ben 14 punti di distacco. e che lo ha portato a contendere in un testa a testa la guida del paese a Piñera. Non accadeva dal 1958 che un esponente della destra entrasse al Palacio de la Moneda, sede del governo cileno, per volontà dell’elettorato. Allora, era il 4 settembre, a vincere fu Jorge Alessandri. Paradossalmente per Concertación, la sconfitta di ieri arriva con l’80% di approvazione verso l’uscente presidente Michelle Bachelet. Approvazione che, evidentemente, non si è trasmessa a Eduardo Frei. Poco dopo le 18:00 di ieri, ora cilena, uno dopo l’altro, vari esponenti di Concertación riconoscevano la sconfitta, mostrando chiaramente la tendenza dell'elettorato verso il centro destra e definendo irrimontabile il distacco.
Negli ultimi mesi Sebastián Piñera è stato, e da oggi lo sarà ancora di più, impegnato ad evitare che la Unión Democrática Independiente, l’altro partito di destra che compone col suo Renovación Nacional la coalizione vincitrice, venga messa in relazione con il pinochetismo. Dopo il colpo di stato che scalzò Salvador Allende, il dittatore Augusto Pinochet governò col pugno di ferro il Cile dal 1973 al 1990. Nell’interesse del neoeletto presidente sarà la realizzazione di una virata della politica della coalizione verso il centro. Gli esponenti di Concertación hanno descritto Sebastián Piñera come un agnello a capo di un branco di lupi, riferendosi agli esponenti simpatizzanti del regime di Pinochet, presenti in Coalición por el Cambio. Con questo messaggio, negli ultimi trenta giorni, Concertación ha rimontato lo svantaggio, convincendo anche gli elettori di Jorge Arrate e alcuni di quelli di Marco Enríquez-Ominami a votare per Eduardo Frei. Non è bastato.
Nel primo discorso dopo avere saputo della vittoria, Sebastián Piñera ha parlato del cambio, della speranza, del futuro divenuto presente in Cile, per volontà del voto popolare. Ha parlato del coraggio, dell’amore per la patria, della sicurezza, del lavoro, della qualità della salute, dell’educazione e della lotta alla criminalità. La maggiore speranza dei cileni, al momento, è che Sebastián Piñera non pensi solo ai suoi molteplici interessi di imprenditore, ma a quelli di tutta la popolazione.
Pochi minuti dopo la comunicazione dei risultati definitivi delle elezioni, Eduardo Frei, sua moglie Marta Larraechea e le sue quattro figlie si sono recati nell’hotel Crowne Plaza, dove Piñera stava festeggiando la vittoria, per stringergli la mano. Eduardo Frei ha sottolineato la rapidità con cui si è arrivati a decretare il vincitore, la tranquillità nella quale si è svolto il processo elettorale e le nuove aspettative di speranza che si aprono per il popolo cileno. Piñera ha risposto che, conoscendo Frei da tempo, è sicuro che adotterà una opposizione costruttiva e dialogante, soprattutto dopo la campagna elettorale nobile e leale che ha realizzato.
La presidente uscente Michelle Bachelet ha telefonato a Sebastián Piñera per complimentarsi per la vittoria, salutando anche il resto della famiglia dell’imprenditore, sottolineando, poi, come una volta ancora il Cile ha mostrato al mondo che realizza elezioni impeccabili, ordinate e con risultati indiscutibili. Dal canto suo Piñera ha espresso la volontà di continuare molte delle cose buone fatte dal governo di centro sinistra, chiedendo un incontro con la stessa Bachelet per ascoltare i suoi consigli. Michelle Bachelet ha telefonato anche ad Eduardo Frei, sostenendo che ha declinato in maniera competente i valori rappresentati dalla coalizione Concertación, la quale se ne va dal governo con la testa alta per quanto ha fatto per il paese attraverso politiche di uguaglianza e di protezione sociale tanto per i giovani quanto per gli anziani.
Dichiarazioni, foto, gesti provenienti dalla vita politica di un paese sudamericano. Uno di quelli additati dalla gran parte di commentatori politici e giornalisti nostrani, come retrogradi, poco civili e dubbiamente democratici. Un paese, il Cile, che invece, come detto dalla ex presidente Michelle Bachelet, da anni dimostra al mondo l'ordine e l'efficienza con le quali realizza i processi elettorali. Paese, aggiungo io, che mostra come sia possibile svolgere un processo di alternanza politica e di passaggio di poteri in maniera pacata, civile e secondo regole di normale convivenza. Quelle regole di educazione, progresso, rispetto reciproco e civiltà sconosciute ai politici subalpini. Un paese in cui due rappresentanti di punti di vista diversi sullo stesso paese, auspicano collaborazione per il futuro. Un paese che non pretende di esportare la democrazia a casa degli altri, ma che cerca di migliorarla in casa propria. Il Cile: un paese dal quale la astiosa classe politica della "tanto civile perchè europea Italia" dovrebbe prendere esempio.

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