La vendetta dei narcos. Uccisa la famiglia del militare della Marina de Mexico Melquisedec Angulo Córdova


Nella serata di mercoledì sedici dicembre, uomini della Infantería de Marina de México ha ucciso il ricercatissimo capo di uno dei più sanguinari cartelli del narcotraffico messicano: Arturo Beltrán Leyva, "El jefe de jefes", "El Barbas", "La Muerte", "El botas blancas". Comandava l'omonimo Cartel: quello dei Beltrán Leyva. Assieme a lui sono caduti sul'asfalto del quartiere Altitude della città di Cuernavaca, stato di Morelos, altri sei sicari. Morto anche uno dei militari che partecipavano all'azione: si tratta del trentenne, infante di marina, Melquisedec Angulo Córdova. Dopo l'entusiasmo iniziale, per la decapitazione del Cartel de los Beltrán Leyva, nell'opinione pubblica e tra i giornalisti del paese ha iniziato a diffondersi l'ipotesi che questa morte potesse portare ad una escalation della violenza. A confermare l'ipotesi è giunta, ieri, la notizia dell'uccisione della famiglia del militare.
Era circa la mezzanotte di lunedì: Irma Córdova Perez, madre del soldato, la sorella Yolidabey e il fratello Benito, oltre alla zia Josefa Flores, sono stati uccisi nella loro casa della Colonia Quintín Arauz, città di Paraiso, stato di Tabasco, nel Messico meridionale, dall'irruzione di un commando armato con fucili d'assalto R 15 e AK 47. Secondo quanto informano Tabasco Hoy e El Universal TV, i familiari stavano dormendo. I sicari erano scesi da tre veicoli di grossa cilindrata, ancora non ben identificati. Morta anche l'altra sorella, Miraldeyi, inizialmente ferita e ricoverata in un ospedale della zona. Lo stato di Tabasco è territorio del gruppo di sicari denominato Los Zetas. Quello stesso giorno, tutti i familiari, avevano assistito al funerale del giovane Melquisedec, mentre sabato scorso era stata consegnata alla madre una bandiera tricolore, in un omaggio a cui hanno partecipato alte cariche militari della Marina e dell'Esercito.
La morte della famiglia di Melquisedec Angulo Córdova ha provocato un'ondata di sdegno nel paese. Il presidente della Repubblica, Felipe Calderon, ha qualificato l'atto come un gesto di codardia. Nello stesso giorno autorità dello stato di Tabasco hanno informato dell'arresto di quattro sicari, tre uomini e una donna, presuntamente appartenenti al gruppo Los Zetas, secondo quanto ha affermato il Fiscal Genaral del Estado de Tabasco, Rafael González Lastra. Gli arrestati sono: Julio Acosta Saucedo, alias "El Compadre", Julio Arturo Acosta Vargas, alias "El Junior", Yesenia Hernández Valencia, alias "La Jimena", e Isael Jesús García Reyes.
Purtroppo, il gesto non è stato un caso isolato. Ieri notte, gruppi di soggetti legati ai narcotrafficanti hanno attaccato con granate la sede del Supremo Tribunal, la Base de Intercepción Aérea de la fiscalía federal e una palestra comunale a Ciudad Obregón, nello stato settentrionale di Sonora, al confine con gli U.S.A. Le granate a frammentazione lanciate, presumibilmente come risposta all'omicidio di Arturo Beltrán Leyva, non hanno causato feriti, solo danni materiali agli edifici, informa un comunicato della Policía Estatal Investigadora (PEI), di Sonora. Sembrano dunque trovare fondamento nei fatti, i recenti sospetti che la morte del jefe de jefes, stia per scatenare una cruenta escalation di violenza nel paese centroamericano.


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