Chiusa la campagna elettorale cilena: si attende il verdetto delle urne

Con incontri, alcuni più partecipati, altri meno, i quattro candidati alla presidenza del Cile hanno chiuso le loro campagne elettorali. Girando per le strade della capitale Santiago de Chile si nota il proliferare di cartelli col volto del candidato di Concertación de partidos per la democracia, Eduardo Frei, assieme all’attuale premier, Michelle Bachelet. Molti anche quelli di Sebastián Piñera. Scarsi quelli di Enríquez-Ominami, o "Obaminami", anche detto "MEO", come lo hanno soprannominato i suoi sostenitori. Questi, non vuol neanche sentire parlare della possibilità di non partecipare al ballottaggio: nel discorso di chiusura della sua campagna elettorale, tenuto al centro della capitale Santiago de Chile, ha sintetizzato a parole sue l’obamiano slogan “Yes, we can!”, che tradotto in spagnolo suona: “Sì se puede!”. Ha infatti ricordato: "Dijeron que era imposible que me presentara y me presenté. Que no podría recorrer el país y le he dado nueve vueltas. También dijeron que una mujer no podría ganar y ahí está Bachelet". E proprio il legato di Michelle Bachelet è presente in tutti i discorsi dei candidati di sinistra: e con un capo di stato la cui popolarità supera il 75%, non poteva essere altrimenti. Ciò che contesta Enríquez-Ominami, infatti, non è la politica della coalizione Concertación de partidos por la democracia, ma la mancanza di ricambio generazionale dei suoi vertici. Inoltre, ha più volte detto che l’establishment alle spalle sia di Frei che di Piñera è lo stesso, in quanto i due candidati hanno diversi punti in comune. Lui è dunque il candidato nuovo e diverso, che vuole ringiovanire la politica cilena. Infine ha ricordato che, nelle inchieste, è lui il migliore sfidante di Sebastián Piñera in vista del secondo turno.
Sempre durante la chiusura della campagna elettorale, avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì, Michelle Bachelet ha sottolineato la correttezza della stessa, salvo sparuti incidenti minori. Da ieri le forze dell’ordine vigilano i principali seggi elettorali. Il candidato di Coalición por el Cambio, Sebastián Piñera, ha realizzato l’atto finale della sua campagna elettorale radunando circa ventimila persone in un comizio, in cui ha detto che il tempo della Concertación, è finito, e che, dopo vent’anni di governo con quattro candidati, non merita una quinta opportunità.
Cinquecento chilometri a sud della capitale Santiago, a Concepción, Eduardo Frei, affiancato dalla presidente Bachelet, ha espresso un concetto molto simile a quello di Marco Enríquez-Ominami, parlando della necessità di rinnovare completamente la politica per dare spazio alle nuove generazioni. Per il secondo turno ha accettato l’offerta di alleanza fatta da Jorge Arrate, candidato della sinistra radicale di Juntos Podemos Más, attestato al 7,5%. "Con Arrate son más las cosas que nos unen que las que nos desunen”, ha detto Frei. Lo stesso Arrate, ha realizzato l’ultimo atto della sua campagna elettorale nella capitale, in Plaza de Armas, dove ha rimarcato la necessità di una sinistra forte, che unisca i propri voti al secondo turno, per contrapporsi alla campagna elettorale fatta con denari sospetti. Allusione neanche troppo velata alle fortune di Sebastian Piñera, valutate in 1500 milioni di dollari. L’impresario, proprietario della squadra laureatasi campione del Cile, il Colo-Colo, in passato coinvolto nell’inchiesta Piñeragate. Il direttore esecutivo della campagna elettorale di Jorge Arrate ha però frenato gli entusiasmi, rimandando tutto a lunedì prossimo, in attesa dei risultati e di una maggiore condivisione da parte di Frei del programma di Juntos Podemos Más.

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