Elezioni in Uruguay: Mujica favorito. Lacalle spera in una rivoluzione silenziosa. Domenica il verdetto


Come detto nel post precedente, domenica in Uruguay si celebra il secondo turno delle elezioni presidenziali. A sfidarsi José Alberto "Pepe" Mujica e Luis Alberto Lacalle Herrera.
José “Pepe” Mujica ha detto, nelle ultime ore di campagna elettorale, che intende individuare dei punti programmatici che divengano patrimonio collettivo delle diverse forze politiche: un patrimonio nazionale trasversale ai partiti. In un atto politico che ha chiuso la lunga propaganda elettorale, “Pepe” assieme al candidato vicepresidente, Danilo Astori, ha presenziato una raccolta di alimenti non deperibili da destinare agli evacuati e ai feriti delle inondazioni che, negli ultimi giorni, hanno colpito il nord del paese, al confine col Brasile. Alle 15:00 di ieri Mujica e Astori hanno partecipato ad una riunione nella sede nazionale del Frente Amplio, per poi spostarsi tra le strade 18 de Julio e Ejido per il banderazo. E’ stata una celebrazione i cui sostenitori hanno dipanato una enorme bandiera dell’Uruguay assieme a quella del Frente Amplio. Alle 20:00 di ieri si sono ritrovati in Playa Ramírez, dove hanno concluso ufficialmente la campagna elettorale con un discorso. Il Partido Nacional, sempre in segno di rispetto per le vittime e gli sfollati, ha deposto, ieri alle 19:30, una offerta floreale ai piedi del monumento a José Gervasio Artigas, in Plaza Independencia.
Luis Alberto Lacalle è stato anche protagonista di un dibattito al programma Código País trasmesso da Canal 12, nel quale ha protestato per l’ampio spazio dato dal canale alla coalizione Frente Amplio e al suo candidato, mentre il presentatore del programma, aldo Silva, cercava di spiegargli come la rete non ha intenzione di pregiudicare nessuno. Poi Lacalle ha parlato di quella che il suo candidato vice, Larrañaga ha definito “revoluciòn silenciosa”, presente nel paese e necessaria per tornare per la seconda volta al potere, dopo il quinquennio 2000-2005. Si tratta dei tanti cittadini intenzionati, secondo Lacalle, a votarlo, ma che nelle inchieste non lo dicono, comparendo in quel 5/6% di “non sa/ non risponde”.



Intanto, dall’Argentina, arrivava un sostegno chiaro al candidato del Frente Amplio. A darlo era il gruppo Carta Abierta, una associazione di politici, giornalisti, scrittori e pensatori simpatizzanti della presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner. Le elezioni in Uruguay sono seguite da tempo con interesse in Argentina, tanto che qualche mese fa Mujica si è recato lì ad effettuare una conferenza stampa di cui propongo un estratto


A questo sostegno Lacalle ha risposto che l’elettorato uruguayano non ha bisogno di qualcuno dall’esterno che gli dica come votare, tantomeno dall’Argentina. Mujica, dal canto suo ha fatto sapere in una intervista radiofonica che Lacalle e il suo partito dovrebbero fare un esame di coscienza, relativamente alla pessima scelta dei candidati in alcune zone del paese alle elezioni legislative del 25 ottobre scorso. In queste ore previe al voto, a quanto leggo su alcuni siti internet, un interrogativo circola in parte dell'opinione pubblica uruguayana e tra alcuni osservatori italiani: come mai, dopo cinque anni di buon governo da parte del Frente Amplio, con un presidente come Tabaré Vázquez, che gode di una approvazione attorno al 60%, il Frente Amplio non domina le inchieste su questo ballottaggio? Alcuni rispondono sostenendo che Mujica, non è Vázquez: nel senso che non ha quell'appeal verso i giovani e verso gli elettori moderati, che pure si rinoscono nel suo vice Danilo Astori. In compenso "Pepe" va forte nelle periferie e nelle aree più popolari. Dunque, in Uruguay, sta accadendo un po' ciò che accade in altri paesi della regione, come Brasile e Cile, dove le alte percentuali di appoggio e popolarità degli attuali leaders Bachelet e "Lula" Da Silva, non si riflettono completamente nelle percentuali statistiche di voto dei loro candidati alla successione: rispettivamente Eduardo Frei e Dilma Rousseff. Con tutta probabilità, parliamoci chiaro, nella sera uruguayana di domenica, Mujica sarà acclamato presidente da un piazza di Montevideo festante. Ed è così che dev'essere. Ricordando come nelle società delle antiche popolazioni del Sud America, ma non solo, gli anziani erano coloro che prendevano le decisioni importanti per la comunità, forti delle loro esperienze, che erano inevitabilmente sinonimo di saggezza, Mujica, uomo di oltre settant'anni, con una eccezionale culture, capace di parlare di futuro in un modo che affascina, merita la vittoria. Spesso in camicia chiara, senza cravatta, forte di un'eleganza intrinseca, soltanto sua, Mujica, per quello che dice e per come appare, posso e voglio raffigurarlo così: come una figura di anziano, di antico saggio, alla guida di una moderna civiltà chiamata Uruguay.

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