Marco Enriquez-Ominami o Eduardo Frei? questo il dilemma delle prossime presidenziali in Cile

A gennaio sembrava tutto deciso. Le elezioni presidenziali in Cile, apparivano cosa già fatta, una differita di una partita già giocata. Un primo turno elettorale di routine che avrebbe mandato l’imprenditore milionario Sebastián Piñera e l’ex presidente del paese, Eduardo Frei, al ballottaggio del 17 gennaio 2010. Invece, negli ultimi mesi, è giunto un nuovo personaggio a mettere del pepe sullo scialbo piatto elettorale cileno. Nessun partito lo sostiene. Alle sue spalle più che una coalizione o un partito c’è un progetto, che si chiama Nueva Majoria para Chile. Raggruppa il Partido Humanista, il Partido Ecologista, Independientes en Red, e altri soggetti singoli. Il suo slogan è "Marco por ti, sigue el cambio". Avrebbe dovuto sfidare Eduardo Frei nelle primarie del Partido Socialista che non si sono mai svolte: è Marco Antonio Enriquez-Ominami, soprannominato dai suoi ex compagni del Partido Socialista, Marquito. Nato il 12 giugno del 1973, la sua infanzia non fu propriamente tranquilla. Suo padre, Miguel Enriquez Espinoza, fondatore del Movimiento de Izquierda Revolucionario (MIR), fu assassinato nel 1974, quando lui aveva pochi mesi di vita. Dopo il colpo di stato dell'11 settembre 1973, venne espulso dal Cile per decreto militare assieme a sua madre e al resto della famiglia. L'esilio durò oltre dieci anni: anni in cui studiò a Parigi, per tornare a metà degli anni ottanta a Santiago de Chile, dove si laureò in Filosofia. Dal 2003 è sposato con la giornalista televisiva Karen Doggenweiler, con cui ha due figlie.
I sondaggi lo danno sotto al candidato ufficiale di Concertación, Eduardo Frei. Stando all'ultimo, realizzato tra l’8 ed il 30 ottobre su un campione di 1505 persone, dal Centro de Estudios Públicos (CEP), pubblicato mercoledì 11 novembre, Piñera è al 36%, Frei al 26%, Enriquez-Ominami al 19%, Arrate al 5%. I primi due sono in calo mentre il terzo è in ascesa. Due punti in un solo mese. Quindi, sarà la sfida tra Frei ed Enriquez-Ominami quella più interessante. Dalle impressioni raccolte dai mezzi di comunicazione cileni, sembra che la metà dell'elettorato di Concertación lo preferisca a Frei, soprattutto nell'ottica di un secondo turno quasi certo, che si svolgerà a gennaio 2010. La cosa paradossale che rivela il sondaggio è che la somma dei voti dei due candidati del centro-sinistra risulta superiore a quelli di Sebastián Piñera. Aggiungendo i voti della sinistra radicale di Arrate si arriverebbe a sfiorare la maggioranza assoluta.
La coalizione Concertación de Partidos por la Democracia, attualmente al potere con Michelle Bachelet, governa il paese dal 1990, cioè dal ritorno nel paese della democrazia, e la presidentessa gode di una popolarità senza precedenti che raggiunge il 75%. Nonostante ciò, il suo candidato ufficiale, Eduardo Frei, non è certo di arrivare al secondo turno, riflesso della volontà dell'elettorato di centro-sinistra di un ricambio generazionale nella politica del paese. Il sostegno a Marco Antonio Enriquez-Ominami è, infatti, transgenerazionale, nel segno del suo slogan "sigue el cambio", e nel riflesso della sua idea che sia questo il “tempo per i giovani”. Recentemente, Angela Jeria, la madre e Sebastián Dávalos il figlio mggiore della presidenta Michelle Bachelet, oltre ad alcuni ministri, si sono aggregati alla campagna elettorale di Frei. Ciononostante, Enriquez-Ominami si dichiara erede della politica di centro-sinistra di Michelle Bachelet, classifica come conservatori sia Piñera sia Frei e, in recenti interviste, ha dichiarato di voler governare con i partiti, ma senza gli attuali leaders e i loro establishments; di essere favorevole ai matrimoni omosessuali, di voler riformare la legge sull’aborto, rendendolo legale; il blog Rottasudovest lo ha recentemente definito l’Obama del Cile.
Ma c’è chi la pensa diversamente. Sono quelli che gli rimproverano la pochezza del suo programma sociale ed economico per far fronte alla recessione globale e rilanciare il paese; quelli che lo definiscono un socialista con un programma liberista e con una faccia giovane che non capisce i meccanismi economici; quelli che, infine, sostengono sia tutta una iniziativa pianificata da Concertación per raccogliere il voto dei giovani al primo turno, e deviarli poi verso Eduardo Frei nel secondo, allo scopo di battere Piñera.
Dodici mesi fa sembrava tutto deciso. Le elezioni presidenziali in Cile, apparivano cosa già fatta, una differita di una partita già giocata. Un primo turno elettorale di routine che avrebbe mandato l’imprenditore milionario Sebastián Piñera e l’ex presidente del paese Eduardo Frei al ballottaggio del gennaio 2010. Probabilmente sarà così, ma, almeno, qualcuno a cambiare le carte in tavola ci sta provando.

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