La crisi politica in Honduras è quasi finita. Si attende il voto del Congreso Nacional

Il ventidue ottobre delegazioni del presidente golpista, Roberto Micheletti, e di quello legittimamente eletto, Manuel Zelaya Rosales, si sono incontrate per l’ennesimo tentativo di porre fine alla crisi politica del paese. Nei giorni scorsi le speranze di un potenziale accordo erano state frustrate dalla sospensione dei negoziati. L’oggetto del contendere era sempre lo stesso: a chi spettava la decisione sul ritorno al potere di Zelaya: il Parlamento, come chiedeva la delegazione del presidente deposto, o la Corte Suprema, come chiedeva quella di Micheletti. Nel mezzo della crisi, è giunta la notizia che il corpo di un nipote di Roberto Micheletti, il ventiquattrenne Enzo, scomparso da giorni, era stato rinvenuto domenica 25, in una zona boscosa del nord del paese, nel mucipio di Choloma, dipartimento di Cortés. Assieme al suo c’era il corpo di un altro giovane, anch’egli assassinato. Contemporaneamente veniva ucciso il colonnello dell’esercito salvadoregno Concepción Jiménez Gutiérrez, freddato di fronte la sua abitazione, da quattro colpi d’arma da fuoco, sparati da soggetti all’interno di un taxi. E’ morto poco dopo il ricovero al Hospital Militar de Tegucigalpa. Non è chiaro, secondo fonti ufficiali degli inquirenti, se si tratti di omicidi legati alla situazione di tensione dovuta alla crisi politica o alla criminalità comune. Due giorni dopo il padre del viceministro della Difesa del governo Micheletti, l’ottantunenne Alfredo Jalil, è stato rapito da almeno due uomini al momento di uscire di casa, secondo la testimonianza della moglie di Jalil, Gloria Mejía. Mejía è stata in passato, aspirante a sindaco di Tegucigalpa per il Partido Liberal. Il figlio, Gabo Jalil, è deputato nel Congreso Nacional e viceministro della Difesa.
Intanto il presidente legittimo Manuel Zelaya, insieme a sua moglie Xiomara Castro e a una quarantina di collaboratori, sostenitori e giornalisti, continuavano chiusi nell’ambasciata brasiliana a Tegus; fuori, militari dell’esercito continuavano a sparare contro la folla e a manganellare i sostenitori di Zelaya che da settimane si battono per il ritorno della legalità nel paese, vittima impotente dei danni provocati a tutta la popolazione dal colpo di stato del ventotto giugno scorso. Il trenta ottobre, finalmente un raggio di luce sembrava rischiarare la cupa situazione politico-sociale-economica del piccolo stato centroamericano. E’ stato il giorno dell’annuncio di un accordo, che di lì a poco sarebbe stato firmato da rappresentanti dei due contendenti alla presidenza, e che avrebbe permesso a “Mel” di tornare al potere. Consisteva nel voto da parte del Congreso Nacional, previa consultazione della Corte Suprema de Justicia. L’accordo prevedrebbe il ritorno di Zelaya al potere, previa rinuncia alla modifica della Costituzione dell’Honduras. Tale modifica era stata richiesta per permettergli di ripresentarsi alle prossime elezioni. Pertanto Zelaya governerà fino al 29 gennaio 2010, giorno in cui sarà sostituito del vincitore delle elezioni in programma il 29 novembre. Pochi minuti dopo la notizia della firma, Zelaya dall’ambasciata brasiliana, dichiarava la sua soddisfazione per l’intesa, ammonendo allo stesso tempo che i congresistas che avrebbero votato il suo ritorno al potere erano gli stessi che, dopo il suo arresto in quella notte di giugno, votarono all’unanimità il suo compagno di partito Micheletti presidente. "Mañana (30 novembre) será el día que se firme el plan de restauración de la democracia en el país", ha detto Zelaya giovedì scorso.
Alcuni dei punti dell’accordo raggiunto prevedono che, dopo il voto del Congreso, venga creato un governo di unità e riconciliazione nazionale; la rinuncia a convocare assemblee costituenti per la modifica di articoli fondamentali della Costituzione; il rifiuto all’amnistia per delitti politici; il riconoscimento del risultato delle prossime elezioni del 29 novembre; la creazione di una Commissione di investigazione sui fatti previ e successivi al 28 giugno, giorno del colpo di stato; la sollecitazione alla comunità internazionale a ripristinare e normalizzare al più presto le relazioni con l’Honduras. Victor Meza, negoziatore delegato di Zelaya ha chiarito in una intervista che i punti dell'accordo sono dodici e che nessuno è a sè stante. Ciò significa che sono collegati uno con l'altro e questo rende complessa la situazione. Tutto gira attorno, affermava Meza, alla restaurazione dell'ordine costituzionale nello stato centroamericano. Manuel Zelaya, sempre venerdì, ricordava come i militari ancora circondassero l’ambasciata brasiliana, e come tutti i rappresentati dei paesi del continente americano fossero oramai stanchi di questo militarismo. Intanto manifestanti pro Zelaya si riunivano di fronte al palazzo sede del Congreso Nacional per esigere il voto che avrebbe permesso il ritorno al potere al legittimo presidente. Rafael Alegria all’agenzia di stampa Prensa Latina, rilasciava una dichiarazione in cui esigeva il voto al più presto, al fine di risparmiare al popolo dell’Honduras, il secondo paese più povero del continente dopo Haitì, altri sacrifici e sofferenze. Ieri, Manuel Zelaya ha avvertito che se i 128 componenti il Congreso Nacional non votano il suo ritorno al potere, significa che non c’è accordo e che il negoziato è fallito. Di nuovo. Non è stata infatti ancora stabilita la data della votazione, mentre si sa che il completamento del governo d’unità nazionale dovrà essere ultimato entro il prossimo giovedì. E qui sorge un nuovo, ennesimo, problema. Infatti la restituzione del potere a Zelaya dovrebbe essere previa alla nomina del governo d’unità nazionale, in quanto dovrebbe essere lo stesso Zelaya a presiederlo.
Il Congreso Nacional è così diviso: sessantadue deputati sono del Partido Liberal, a cui sia Zelaya che Micheletti appartengono; cinquantacinque sono del Partido Nacional, il cui candidato alle prossime elezioni, Porfirio Lobo, è in vantaggio nei sondaggi; cinque sono del Partido Unificaciòn Democratica; quattro del Partido Democrata Cristiano e due del Partido Inovaciòn y unidad. Si crede che i cinquantacinque deputati del Partido Nacional vogliano ritardare la votazione il più possibile, almeno finchè non ricevano ordini espliciti dal loro candidato alla presidenza, Porfirio Lobo. Cosa ci si apetta nelle prossime ore è questo: che il presidente del Congreso, José Alfredo Saavedra, chiami i parlamentari in sessione per emettere una richiesta alla Corte Suprema di esprimersi sul ritorno o meno di Zelaya al potere; ci si aspetta che la Corte, come ha fatto finora decida contro Zelaya. Tale voto non è vincolante per il Parlamento, che a questo punto, potrà votare a sua volta pro o contro il ritorno del presidente Manuel Zelaya al potere.
Una nota del governo dell'Honduras ricorda che "la restitución del señor Zelaya no es automática puesto que se requiere un voto favorable del Congreso, y que el pacto no hace ningún tipo de recomendación sobre qué decisión debe tomar el Congreso".
"El Gobierno de Conciliación y Unidad sólo se puede formar si nosotros estamos de acuerdo. Si nosotros no estamos de acuerdo, no hay Gobierno de Conciliación y Unidad", ha risposto Zelaya, concludendo che senza un voto favorevole del Parlamento non si è fatto "absolutamente nada más que burlar a la comunidad internacional y burlar al pueblo hondureño con este acuerdo."

1 commenti:

  1. sono un italiano sono stato in honduras,sono scovolto da quello che ho visto,peggio dell italia degl anni in cui si violava la democrazia uccidendo politici e magistrati.in un mese268 morti,questo mi fa pensare che la corruzzione ela cosa principale sono sicuro tutto si combina con un intreccio tra polizia e militari,altra cosa la polizia nn ha un buon addestramento ti fermano chiedono documenti e poi ti lasciano andare cosi non funziona come si riconosce un criminale se non si ha un archivio ho una centrale x comunicare e sapere del fermato ? x ora mi fermo ci sentiremo a presto ciao

    RispondiElimina

 

_

Nota

Diario Latino non rappresenta una testata giornalistica perchè è aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, quindi, considerarsi prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. L'autore non è un giornalista professionista e non è responsabile dei contenuti dei blog ai/dai quali è linkato. I commenti sono sottoposti ad approvazione. Diario Latino is licensed under Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. Proibita la ripubblicazione su altri siti/blogs.

Licenza Creative Commons

Statistiche