Due settimane senza “la Negra". Omaggio postumo alla morte di Mercedes Sosa, "La voz de America Latina"



"El deber más santo de los que sobreviven es honrar la memoria de los desaparecidos" Alfonso Reyes

Il quattro ottobre, domenica, moriva all’età di settantaquattro anni la cantante argentina, nativa di San Miguel de Tucuman, Mercedes Sosa. Da molti era definita la voz de America Latina. Anche se lei aveva sempre detto di considerare esagerato questo appellativo. Era nata il nove luglio del 1935, giorno in cui l'Argentina festeggia la data dell'indipendenza. Il nove luglio del 1816, infatti, il Congreso de Tucuman, presieduto da Juan Francisco Narciso de Laprida, dichiarò l'indipendenza del paese sudamericano dalla Spagna. Quando si dice: I casi della storia. L’affetto di cui godeva nella società, lo hanno dimostrato le centinaia di persone scese per le strade di Buenos Aires e raccoltesi davanti alla camera ardente, organizzata nel Salon de los Pasos Perdidos, all’interno del Palacio del Congreso. Musicisti, attori, scrittori, la presidentessa Cristina Fernandez e suo marito Nestor Kirchner, Diego Maradona e sua moglie, semplici ammiratori, a centinaia hanno sfilato al lato del feretro de “la Negra”. Durante tutta la notte hanno deposto fiori o biglietti. Le ceneri sono state poi portate al cimitero della Chacarita, mentre molti fans cantavano sue canzoni alternate a "No se va, la Negra no se va". Il governo ha ricordato la sua figura decretando tre giorni di lutto nazionale. Mercedes Sosa forma parte della storia della musica argentina ma è presente nell’immaginario collettivo di molti latinoamericani e spagnoli, che hanno avuto la possibilità di assistere ai suoi concerti quando, perseguitata dalla dittatura, fu costretta all’esilio nel paese iberico per quattro anni. Diceva della sua Argentina: "Éste es un país de negros, en el que todos son rubios". Formò parte del Movimiento del Nuevo Cancionero durante gli anni settanta e ottanta, firmando nel 1964 a Mendoza, il Manifiesto del Nuevo Cancionero. Canzoni come Gracias a la vida, Alfonsina y el mar, Sólo le pido a Dios sono parte della cultura ispanoamericana, dimostrando il potere della cultura nel valicare i confini nazionali e nell’unire i continenti. Quaranta album simboleggiano, se mai ce ne fosse bisogno, il suo talento e la sua predestinazione per il canto. L’ultimo album, Cantora, vanta la collaborazione di Shakira, Fito Páez, Charly García, Caetano, Soledad, Julieta Venegas, Drexter, Joan Manuel Serrat e Joaquín Sabina. Quei quaranta album rendono possibile pensare che, come diceva la folla di Buenos Aires, “la Negra”, non se ne è andata, è ancora tra noi, ogni volta che lo vorremmo, a ricordarci che nonostante tutto bisogna continuare a dire “Gracias a la vida”. Presto sarà inaugurata una radio online che porterà il suo nome: sarà LaNegraRadioWeb.


1 commenti:

  1. la ricordo quando venne a cantare in Italia a Ferrara di fianco al castello simbolo di Ferrara a portato la sua voce in mezzo a noi il suo canto per la sua amata Argentina

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