Atmosfere d’oltreoceano e suoni fusion evocativi di un’Argentina immaginaria ed immaginata. Gli Oblivion Quartet presentano il loro primo album




Così parlava pochi mesi fa Pablo Corradini, frontman del gruppo Oblivion Quartet, intervistato da Stella Alfieri per il settimanale di Tv Centro Marche “Terra di Marca”. Gli Oblivion Quartet si esibivano già in alcuni locali della città di Fermo e del resto della provincia. Nascono nel giugno del 2007, quando Ezio Testa, Roberto Marzialetti, Daniele de Santis, Alberto Castagna e lo stesso Pablo Corradini decidono di riunirsi per dare vita ad un progetto musicale che esprima la loro passione per il tango: genere definito malinconico e simbolo, da sempre, dell’Argentina nel mondo. Proprio dal paese sudamericano arriva Pablo, da quella Mar del Plata, i cui scorci balenano davanti agli occhi di ascolta la musica degli Oblivion. Nel buio del teatro, dove sporadici aloni di luce rischiarano parti del palco, il senso della vista lascia spazio a quello dell’udito: è un viaggio musicale più che un concerto, quello proposto dai cinque ragazzi, il cui percorso ognuno immagina a modo suo. Ma il punto d’arrivo è unico per tutti: è l’Argentina, è il Sud. Quello con la lettera maiuscola. Il sud di Gardel, di Borges, di Cortazar. L’Argentina della recentemente scomparsa Mercedes Sosa. Ispirazione, da viva, per molti artisti; leggenda, da morta, per tutti. Probabilmente anche per gli Oblivion. Ispirati da Astor Piazzola, rivisitano pezzi, suoi ma non solo, partendo da un punto di vista originale e unico. Introducono strumenti poco ortodossi per i puristi del tango quali il basso elettrico e la chitarra lap steel. Ad essi affiancano batteria, chitarra classica, flauto traverso e bandoneon, al fine di trovare quelle alchimie sonore che fanno degli Oblivion un gruppo unico nel panorama marchigiano e nazionale. Soluzioni innovative che ne rendono variegato, interessante e mai banale l’ascolto. Note poco abituali, le loro, in una Italia uniformata su un genere musicale, il pop scialbo e commerciale, che offre poco spazio all’immaginazione e alla creatività. La forza del gruppo sta proprio nella distanza che li separa da altre produzioni, da quel “già sentito”, di cui molti, giovani e meno giovani, sono ormai nauseati.
Il 26 settembre è stata la loro grande serata. Sul palco del Teatro Comunale di Porto San Giorgio (Fm), incorniciati da un pubblico caloroso e introdotti da Michele Gallucci, hanno presentato le tredici tracce del loro primo, e sicuramente non ultimo, album omonimo.



• Cinque quarti
• Michelangelo 70
• Oblivion
• Libertango
• Verano porteño
• Otoño porteño
• Por una cabeza
• Buenos Aires ora cero
• Violentango
• Tango apasionado
• La puñalada
• Vuelvo al sur
• Fracanapa

Eseguite una dopo l’altra, le melodie hanno dapprima sorpreso, poi affascinato ed infine convinto un pubblico che si era avvicinato con curiosità al concerto dell’enseble. Alcune sono state accompagnate da passi di tango interpretati dai ballerini Alicia Barauskas ed Ernesto Marzj. Hanno affiancato gli Oblivion Quartet anche musicisti amici quali Giulia Zuccarini, Gianmarco Marzialetti, Marco Carlini, Giuseppe Pende e Fabio Cappella. Dalla metà del mese di settembre il loro gruppo su Facebook non ha smesso di crescere e, al momento di scrivere questo post, ha superato i mille membri.

2 commenti:

  1. gracias !! muy lindo el artìculo!! un abrazo!!!

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  2. Grazie a voi, Oblivion. Sono venuto al concerto ed il minimo che potessi fare era scrivere un articolo. Ciao Pà!

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Nota

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