Alto tasso di omicidi, crisi economica globale e febbre porcina: ma nonostante questo la vita a Ciudad Juarez non si ferma

ciudad-juarezL’insicurezza, la crisi economica globale, la gripe porcina: Ciudad Juarez è uno spaccato dei problemi che vive negli ultimi mesi il Messico. Lo scorso anno la città frontaliera è stata una tra le più colpite dall’ondata di violenza che ha scosso il paese. Tra i gravi problemi che la alimentano vi è la corruzione che permea le istituzioni addette al contrasto della criminalità. Da mesi è operativa la cosiddetta Operaciòn Limpieza (operazione pulizia), che punta a smascherare la trama di corruzione all’interno delle istituzioni. Sospetti fondati di infiltrazioni malavitose erano già emersi dopo lo strano incidente aereo in cui morì l’allora Ministro de Gobernación, Juan Camilo Mouriño Terrazo. In pratica i gruppi criminali stanno corrompendo una parte degli agenti incaricati dalle istituzioni di controllarli e arrestarli. Ciò causa, deviazioni e depistaggi nelle indagini, falle nel sistema giuidico e inefficacia dell'azione preventiva del crimine organizzato. Due sono le istituzioni statali in cui sono presenti funzionari corrotti. La PRG e il SIEDO.
L’Operaciòn Limpieza all’interno della Procuraduria General de la República (PGR) e della Subprocuraduría de Investigación Especializada en Delincuencia Organizada (SIEDO), a Ciudad Juarez è in atto da tempo. Giovedì scorso sono stati arrestati dodici tra agenti federali e funzionari pubblici corrotti, tutti al servizio del Cartel de Sinaloa e dei fratelli Beltran Leyva. Negli ultimi giorni le indagini all’interno della PRG e del SIEDO sono state intensificate, puntando in particolare verso un gruppo speciale chiamato Agencia Federal de Investigaciones (AFI). Creato nel 2001, questo manipolo di agenti è particolarmente importante in quanto ha lo specifico scopo di combattere le organizzazioni criminali di livello nazionale e internazionale e di catturare gli esponenti. Si incarica anche dell'arresto dei latitanti. La penetrazione dei fratelli Beltran Leyva all’interno dell’AFI è nota da tempo ma è salita alle cronache questa settimana. Giovedì trenta marzo, dodici agenti corrotti sono stati arrestati per aver filtrato informazioni finalizzate a realizzare una azione armata per liberare Jerónimo Gámez García, alias El Primo. Si tratta di un parente dei fratelli Beltran Leyva, responsabile finanziario dell’organizzazione criminale. Hanno cercato liberarlo mentre era a bordo di un convoglio della polizia del quale gli arrestati avevano comunicato il tragitto. Nel tentativo sono morti quattro agenti federali e due dell’AFI, come informa il quotidiano messicano La Jornada. La violenza, dunque, continua a essere allarmante a Ciudad Juarez. I dati ufficiali della Subprocuraduría de Justicia dicono che nei primi quattro mesi del 2009 gli omicidi sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2008. Dal primo gennaio al trenta aprile cinquecentotrenta persone hanno perso la vita, contro le duecentosessantasette dell’anno passato. Recentemente è stato aumentato il numero di uomini in divisa, militari, federali e polizia locale che pattugliano la città, all’interno del chiamato Operativo Conjunto. Nonostante tutto gli arresti sono ancora pochi, cosa che fa crescere il sentimento di impunità nelle file dei delinquenti. Solo il trenta aprile sono cadute sul terreno dieci vittime dei narcos; cinque il primo maggio. Perchè non di sola febbre porcina si muore in Messico. In compenso, il ventotto aprile, agenti dell’esercito messicano avevano sequestrato una tonnellata e mezzo di marjuana stimata in quasi quaranta milioni di pesos nel paese di San Nicolas Bravo, comune di Madera, vicino a Ciudad Juarez. Erano depositate all’interno di cinque fuoristrada, uno con targa statunitense, uno con targa messicana e tre privi di matricola. Sequestrate anche false divise utili ai trafficanti per muoversi nei paesi di frontiera, confondendosi tra la popolazione come elementi militari o federali.
Come detto all’inizio, a complicare la vita dei cittadini di Juarez si è aggiunta la febbre porcina. Dopo l’annuncio, ribadito anche dal presidente messicano Felipe Calderon nel suo recente messaggio televisivo , di chiudere le scuole fino al cinque maggio, stanno procedendo le operazioni di pulizia. Banchi, armadietti, sedie, porte e distributori di bevande sono oggetto di disinfezione da parte dei professori e del personale ausiliario, come spiega Alejandro Mendoza Vázquez, responsabile del servizio educativo della città. Tutto dovrà essere pronto per accogliere il rientro dei trecentosessantaseimila studenti, la mattina di mercoledì sei maggio per ridurre al minimo il rischio di contagio. Sono 383 gli asili in città, 573 le elementari e 160 le scuole secondarie. Héctor Puertas Rincones, direttore della locale azienda sanitaria (Jurisdicción Sanitaria número dos), ha spiegato inoltre che Ciudad Juarez sta compiendo quanto chiesto dal governo federale messicano (Sector Salud Federal) mentre la vicina El Paso segue le disposizioni del governo nordamericano; ad ogni modo le due amministrazioni comunali sono in costante contatto tra loro per coordinare le attività preventive. I cittadini dei due lati della frontiera però, vivono la stessa problematica in modo diverso: chiusi in casa col blocco totale delle attività dal lato messicano, con qualche attenzione ma senza chiusura generale da quello U.S.A. Ciudad Juarez e El Paso sono città contigue con lo stesso problema me con modi diversi di affrontarlo. Ciò rende frastornati i cittadini in quanto le attività diarie delle due città sono molto collegate. Le saracinesche abbassate dei bar e locali notturni hanno oltretutto spinto alcuni a spostarsi nella vicina El Paso. Alla frontiera di Jerónimo-Santa Teresa si sono formate code lunghe fino a quattro chilometri che richiedevano attese di quaranta minuti costituite soprattutto da gente che si recava nei centri commerciali e ristoranti statunitensi. Segno che l’abitudine della gente di qui ad affrontare le avversità li rende abbastanza forti dal non fermarsi. Nonostante tutto la vita continua.
La decisione di sospendere le attività è stata contrastata da alcuni proprietari e lavoratori di locali pubblici e ristoranti che hanno inscenato una protesta per chiedere compensi economici per le perdite che subiranno. In caso non rispetteranno l’ordine di chiusura andranno incontro ad ammende pecuniarie: questa è una questione di sicurezza e salute pubblica che va oltre qualunque ragione di tipo economico, ha fatto sapere Antonio Payan Porrai, della delegazione del governo a Ciudad Juarez (Oficina descentralizada de Gobernacion). Hector Puertas Rincones ha aggiunto che nel dubbio è meglio mettere in pratica esagerate misure di sicurezza che evitino la propagazione del virus. Ciudad Juarez è nota per la presenza delle aziende dette maquilladoras, nelle quali è stato disposto di evitare le agglomerazioni di operai e di separarli in diverse aree per ridurne i contatti. La Asociación de Maquiladoras ha dichiarato che le aziende non si fermeranno e continueranno a produrre. Intanto ieri due cittadini di Juarez, di trentasei e ventidue anni, sono stati contagiate in modo lieve dal virus A H1N1. La loro situazione è stabile. Attualmente si trovano ricoverati in trattamento medico e stanno migliorando, come informa il quotidiano Diario de Juarez.

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