Quando cinema e letteratura si fondono. Lo scrittore Antonio Skarmeta e il regista Fernando Trueba presentano il film "El Baile de la Victoria"

Lo scrittore e poeta cileno Antonio Skarmeta ha visitato negli ultimi giorni di aprile Madrid. È venuto a presentare il film che lui e il regista spagnolo Fernando Trueba hanno terminato da poco di girare a Santiago de Chile. È la trasposizione sul grande schermo di una novella dello stesso Skarmeta ambientata nel Cile della transizione democratica successiva al crollo del regime di Augusto Pinochet. Si intitola El baile de la victoria, come l’omonimo libro da cui prende spunto, vincitore del Premio Planeta nel 2003. Le riprese sono iniziate nel luglio 2008. Ne sono protagonisti, Ricardo Darin, Abel Ayala, Miranda Bodenhoffer e Ariana Gil. Il trailer è stato presentato nella capitale spagnola durante una conferenza stampa congiunta dal regista e dallo scrittore presso la sede della Casa de America.
Skarmeta, nato nel 1940 ad Antofagasta da genitori di origine croate, studiò letteratura all’università di Santiago e si laureò alla Columbia University di New York con una tesi sullo scrittore argentino Julio Cortazar. Soffrì l’esilio in Argentina con la sua famiglia dopo la morte del presidente Salvador Allende e il colpo di stato della giunta militare. Nel 1989 tornò in Cile. Tra i suoi scritti ricordo Soñé que la nieve ardía, No pasó nada, La insurrección, La velocidad del amor, La boda del poeta e La chica del trombón. Ha scritto poesie, letteratura, copioni di teatro e di cinema. Alla stesura definitiva del copione di quest'ultimo film in particolare ha partecipato anche il figio di Trueba, Jonàs.
In una intervista, realizzata a margine della conferenza stampa di presentazione del film, ha sminuito le sue poesie con un sorriso, definendole banali componimenti scritti per divertimento e ha ricordato di non essersi mai considerato un poeta. Per quanto riguarda i sui racconti, invece, ha ammesso di ispirarsi al narratore spagnolo Juan de la Cruz e ai cileni Pablo Neruda e Gabriela Mistral, il cui vero nome è Lucila Maria Godoy Alcayaga. Nei preziosi locali della Casa de America, ha spiegato che la sua ispirazione deriva dalle esperienze di vita che compie quotidianamente, dal desiderio di raccontare la propria storia e si sviluppa dalla eterna domanda “che cosa è la vita”. Relativamente al legame poesia e letteratura, ha ammesso di prendere spunto da testi poetici o dalle vite di poeti che considera ottimi personaggi da inserire nei romanzi. Oltre a El baile de la victoria, vincitore del Premio Planeta, altro componimento di successo è Ardiente Paciencia, (1983) tra le cui pagine esprime l’dea che ognuno di noi custodisce dentro sé un piccolo poeta. Ogni individuo infatti vuole esprimersi, pur a suo modo, e comunicare agli altri dei contenuti. Durante l’intervista, Skarmeta ha parlato anche del rapporto che collega il creatore al creato, il poeta alla poesia, riferendosi al poema Florencia. Qui è scritto che guardando il cielo, le stelle di Firenze appaiono allo stesso modo sia al poeta che al contadino, ma il poeta le descrive attraverso la poesia mentre il contadino attraverso il silenzio. Ma in Italia Skarmeta è divenuto famoso grazie al film di Massimo Troisi "Il Postino", ispirato al romanzo "Il postino di Neruda", (El cartero de Neruda) da lui scritto nel 1985.
In base a ciò, alcuni critici letterari internazionali hanno definito la sua letteratura molto adatta ad essere trasposta sul grande schermo. Skarmeta ammette che pur essendo in parte vero, egli non cerca di realizzare racconti appositamente per questo fine. Quando si pone a scrivere vuole attrarre l’attenzione del lettore e spingerlo a continuare a leggere il romanzo. Forse, aggiunge, questa predisposizione che i suoi scritti hanno per il cinema deriva dalla sua gioventù. Infatti leggeva tanto romanzi e libri quanto guardava film in televisione, imparando così, inconsciamente, a fondere i due linguaggi, visivo e letterario. I dialoghi presenti nei suoi componimenti hanno valore istrionico e ludico essendo al tempo stesso molto visivi. La prova sta nelle parole dette da Fernando Trueba allo scrittore prima dell’inizio delle riprese del film. Trueba spiegò a Skarmeta che mentre leggeva la novella la vedeva scorrere davanti agli occhi. A differenza di alcuni scrittori che criticano il mezzo televisivo ed il relativo linguaggio, il cileno lo considera invece compatibile con quello letterario. Molte persone sono affascinate dal linguaggio televisivo. Spesso però esso è vuoto e fine a se stesso, perciò bisognerebbe sfruttarlo per inserirvi uno stimolo positivo. Potrebbe essere interessante aggiungervi un contenuto quale un invito alla lettura e alla ricerca all’interno delle opere letterarie. Skarmeta continua dicendo di non provare alcuna paura o disagio davanti al foglio bianco. Anzi, la pagina è una dama bianca con la quale vuole ballare il tango. Il successo delle sue opere letterarie non lo spaventa né preoccupa ma lo onora e lo rende orgoglioso. Skarmeta conclude l’intervista parlando dell’esperienza dell’esilio in Argentina. Esordisce sottolineando la gran differenza tra l’essere in uno stato estero perché costretti e il visitarlo volontariamente. L’esilio però ha anche un lato positivo per la socializzazione: infatti abbandonare il luogo nativo, la protezione della casa materna, spinge la gente a conoscersi più profondamente e a mettersi maggiormente in gioco. Soprattutto i bambini di quattordici o quindici anni, comprendono in fretta le asperità dell’esilio, elaborando strategie psicologiche per supplire alle differenze di stili di vita o di linguaggio. Si abituano prima dei genitori alla nuova realtà. I giovani possono così essere di aiuto per i genitori o per gli adulti in generale per adattarsi alla nuova realtà. Questo è uno dei temi che lo scrittore Antonio Skarmeta ha voluto sviluppare nelle composizioni letterarie, al fine di narrare non solo il suo esilio ma quello di tutti i latinoamericani che lo hanno sofferto.
Oltre al film di Trueba, il primo maggio a Barcellona Skarmeta ha anche presentato il suo nuovo libro Galletas chinas (Biscotti cinesi). La storia di alcuni lavoratri di origine mapuche, gli indios chileni, che il giorno di natale sono invitati a mangiare in un ristorante cinese. Al termine del pranzo ad ogni commensale viene regalato un biscotto. Ogni biscotto contiene un messaggio in un foglietto. Uno dei bambini trova sul suo biglietto la scritta "diverrai un imprenditore", parole che accendono in lui una serie di teorie e sogni immaginari sul suo futuro.

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