Città del Messico, la febbre porcina, il discorso di Felipe Calderon e l'arresto di Gregorio Sauceda Gamboa visti dall'occhio di un medico contagiato

Oggi in Messico i medici sono più che mai in prima linea nel combattere la propagazione della febbre porcina (gripe porcina). Cosa accade, però, quando uno di loro passa dal curare all’essere curato? Questo cambio di prospettiva ha riguardato diversi professionisti messicani. Uno di loro, che è anche docente universitario, è rientrato domenica scorsa nella sua Ciudad de Mexico dopo aver passato alcuni giorni all’Universidad de Chiapas, nel sud del paese, facendo alcune lezioni agli alunni. Il giorno successivo, lunedì, ha iniziato a sentire debolezza, dolori muscolari e articolari, sonnolenza e mal di gola. Esaminato dall’Instituto Nacional de Ciencias Médicas y Nutrición Salvador Zubirán, gli è stata diagnosticata una forma lieve del virus. Gli hanno spiegato che probabilmente il virus è iniziato così: in una stessa cellula di un maiale sono entrati contemporaneamente i batteri della febbre umana e della febbre porcina, creando una nuova e più aggressiva versione del virus, che unisce caratteristiche di entrambe le malattie. Questa mutazione rende possibile il contagio, solo per via aerea, con gli uomini. Sebbene vi siano zone sospette, il governo messicano non ha ancora comunicato se e dove sia stato localizzato il focolaio dell'epidemia. Giovedì il medico infettato ha iniziato una cura con antinfiammatori e Paracetamolo. Non ha bisogno di antivirali, ma la sua preoccupazione è alta. Pensa al fatto che nei giorni tra lunedì e giovedì avrebbe potuto infettare amici e parenti, e questo lo spinge verso uno spontaneo isolamento. Passa le giornate chiuso nel suo appartamento, come molti dei suoi vicini. È qualcosa di poco abituale per i messicani. Dalla finestra osserva le strade, solcate a passo veloce da poche persone munite disciplinatamente di mascherina. Molti sono quelli che si recano nei supermercati per rifornirsi di beni di prima necessità e poi tornano subito in casa. Da lunedì le scuole sono chiuse, dalle elementari alle università, per ordine del ministro dell’educazione, Alonso Lujambo. I bar e ristoranti non possono servire pasti ai clienti ma solo consegnarli a domicilio. Molti stanno già facendo i conti con le perdite dovute a mancati guadagni. Non bastava la crisi economica mondiale, ora anche la gripe porcina ha il suo effetto sull’economia, del Messico e non solo. Chiusi i cinema, le chiese e i circoli di ogni tipo, cancellate le manifestazioni teatrali e culturali in genere. Negli stadi si gioca a porte chiuse. Il virus H1N1 ha messo in stand-by una città che prima pullulava di attività. È incuriosito dal vedere come ora i suoi connazionali badino molto più di prima al rispetto di norme igieniche che prima sottovalutavano, come lavarsi spesso volto e mani e utilizzare salviettine e fazzoletti monouso. Internet gli permette di essere costantemente informato sull’evoluzione dei fatti senza recarsi in edicola ad acquistare il quotidiano. Questa situazione gli fà tornare alla mente un romanzo di Gabriel Garcia Marquez, intitolato “L’amore ai tempi del colera”, o la peste a Milano descritta nei “Promessi Sposi” di manzoniana memoria. Pensa anche ai suoi colleghi, medici, infermieri, assistenti sociali, che in questo momento si impegnano nell’attendere i pazienti. Ma in molti ospedali oltre alle persone in camice ci sono anche quelle in divisa. Sono dell’esercito. Vigilano, armi in pugno le porte, decisi a far rispettare l’ordine governativo che dice: niente accesso per i parenti degli infettati. Alcuni infermieri si lamentano e denunciano la scarsezza di mascherine, guanti, scarpe e camici adeguati, come riporta in un suo recente articolo, l'ottimo Matteo Dean.
Intanto ieri sera, quel medico, chiuso nel suo appartamento della capitale, ha acceso la televisione: parlava il presidente messicano Felipe Calderon. Ha iniziato dando le condoglianze ai familiari dei deceduti per l’epidemia. Poi, dando del tu allo spettatore, molta retorica tranquillizante e poche risposte. Ha ricordato la chiusura delle scuole, ha detto di lavarsi le mani, non salutarsi con baci, usare le mascherine soprattutto sui mezzi pubblici, pulire bene i telefoni e le maniglie delle porte. Ha poi chiesto che nei cinque giorni di festa che vive il Messico a partire da oggi, ognuno resti in casa con i familiari perché non c’è luogo più sicuro del proprio domicilio. Dopo aver invitato chiunque senta i primi sintomi del virus a recarsi presso i centri di cura, ha ricordato che fino al cinque maggio, saranno interrotte tutte le attività ritenute non essenziali. Ovviamente esentati dall’interruzione sono servizi di polizia, informazione, medicina e farmacia, banche, hotel, benzinai e alimentari.
Intanto alberghi e aeroporti del paese, specialmente di Cancun e la Riviera Maya, si preparano a far rientrare migliaia di turisti tra oggi e domenica. Per dare un’idea, solo gli spagnoli sono 3.500 e, secondo le stime, il totale degli stranieri arriverebbe a quarantamila unità. Il Governo ha stipulato un “Plan de evacuaciòn” con le compagnie aeree Air Canada, Air Europa, Martin Air, Tui, Cóndor e Thompson che prevede voli extra rispetto a quelli consueti Altri turisti hanno già comprato biglietti di ritorno sui normali voli di linea.
Per chi resta in Messico invece, è evidente come la febbre porcina non risparmi nessuno e si sia mescolando alla quotidianità, compenetrando addirittura il resto dell’attualità.
Per citare un esempio, mercoledì nella città di Matamoros, regione di Tamaulipas, è stato arrestato Gregorio Sauceda Gamboa, membro del gruppo Los Zetas, integrante il Cartel del Golfo. Uno dei cartelli del narcotraffico più forti del paese. Lo ha comunicato la Secretaría de Seguridad Pública de Mexico. Era uno dei ricercati dalla DEA statunitense di maggior spicco. Oltre al quarantaquattrenne Sauceda Gamboa, alias El Caramuela, El Goyo o El Metro dos, sono stati arrestati Miguel Angel Reyes Grajales, alias El Güero, di trentaquattro anni, e la presunta moglie di Gamboa, Gabriela del Toro Copto, de trentanove. Gli agenti hanno sequestrato anche un fuoristrada, cinque fucili, trenta caricatori e un lancia-razzi. Gli accusati di delinquenza organizzata e di violazione della legge federale sulle armi da fuoco e esplosivi, sono stati portati nel Centro de Mando de la Policía Federal di Iztapalapa, come informa l'edizione on-line di El Diario.
Nelle immagini televisive si vede come anche a Gamboa e a Reyes, esposti agli obiettivi delle tv e ai flash dei fotografi, venga messa la mascherina celeste, indossata anche dagli agenti che lo circondano. In Messico, nessuno è immune dalle precauzioni contro il contagio. Poche ore fa, infine, mentre molti erano davanti al teleschermo ascoltando il resoconto della riunione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che elevava il grado d’allarme da quattro a cinque, otto poliziotti venivano uccisi a Tijuana, al confine con gli U.S.A. da un non meglio identificato gruppo di sicari. Segno che la violenza dei narcos non è stata indebolita dal virus. La febbre porcina ha cambiato le abitudini di vita della maggior parte dei messicani, ma evidentemente non di tutti.

0 commenti:

Posta un commento

 

_

Nota

Diario Latino non rappresenta una testata giornalistica perchè è aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, quindi, considerarsi prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. L'autore non è un giornalista professionista e non è responsabile dei contenuti dei blog ai/dai quali è linkato. I commenti sono sottoposti ad approvazione. Diario Latino is licensed under Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. Proibita la ripubblicazione su altri siti/blogs.

Licenza Creative Commons

Statistiche