Viaggio tra Messico e Guatemala. Da Palenque a San Bartolo, alla scoperta delle città Maya del periodo preclassico (III)

(Continua dal post precedente) È sempre difficile capire da che parte stia la verità quando si scrive sul popolo e sulla civiltà Maya. C’è il rischio, infatti, di uscire dai binari dell’analisi dei ritrovamenti e della cronaca storica, per deragliare nella leggenda, dando credito alle leggende metropolitane più strane. Continuo questo viaggio partito nei post precedenti dal Belize per arrivare nella regione messicana del Chiapas e in quella del nord del Guatemala, per descrivere i recenti ritrovamenti che getterebbero nuova luce sul periodo preclassico della storia Maya. Esso va dal 2000 a. C. al 250 d. C., i cui siti archeologici più importanti si trovano nel sud del Messico e nel nord del Guatemala. Fino ad oggi gli storici sono stati concordi nel definire il VII secolo l’epoca d’oro della civiltà Maya. Essa coincide con il governo di Pacal il grande (615 – 683 d. C.), il quale, nella città di Palenque, stato del Chiapas, sud del Messico, ordinò la costruzione di grandiosi palazzi in pietra decorati con simboli che rappresentassero il suo potere. Questo periodo di splendore potrebbe venire presto retrodatato grazie a nuove scoperte.
La professoressa Mary Miller, della Yale University, autrice di libri quali “L’arte del Mesoamerica, dagli Olmechi agli Aztechi” o “Uno studio sull’iconografia Maya”, spiega che durante l’epoca d’oro del VII secolo, sorgono la maggior parte dei palazzi e templi, e allo stesso tempo, si ottengono i migliori risultati nelle arti, nell’astrologia, nella matematica e nella poesia. Una città esempio del periodo classico è Palenque, al centro della quale, sorge il Palazzo Reale di Pacal. Sulle pareti esterne del palazzo troviamo grosse lastre di pietra bianca, con decorazioni raffiguranti volti umani molto particolareggiati, corredati da geroglifici che chiariscono i loro nomi e ne raccontano la storia in maniera dettagliata. Sono volti di sovrani e di personaggi importanti per la città. I Maya hanno scritto la loro storia nei decori dei palazzi, che oggi possiamo leggere come fossero libri. Del Palazzo Reale fa parte anche La Torre del Solstizio, di sette piani. Serviva sia come osservatorio solare ed astronomico, si per vigilare la città che per celebrare la maestria degli architetti reali. Secondo la professoressa Miller, Palenque non rappresenta che la periferia della civiltà Maya, il cui centro si trova a pochi chilometri ed è conosciuto solo in modo superficiale. Stiamo iniziando a studiarlo solo ora, conclude. In realtà di Palenque sono stati scavati solo quindici chilometri quadrati, cioè il centro. Gran parte della città è tuttora sconosciuta. Tuttavia nuove scoperte stanno convincendo gli studiosi che città altrettanto importanti siano sorte nel periodo preclassico.
Non lontano da Palenque, i siti archeologici guatemaltechi di Flores e San Bartolo, distanti tra loro centocinquanta chilometri, rappresentano il cuore dell’architettura preclassica. Recentemente è emersa una prova che rafforza la tesi: all’interno di una piramide semisotterrata nel terreno, alta otto piani e immersa nella giungla del Petén, è stato rinvenuto un tempio di età preclassica fatto con pietre e malta, risalente all’anno 1000 a. C. All’interno del tempio, dove è molto caldo e la percentuale di umidità sfiora il 98%, giace ben conservato un murale alto un metro e largo nove: è il più antico tra quelli conosciuti e narra la leggenda della creazione. Nella parte iniziale, si vede il dio protettore dei re che sta compiendo un rituale, ferendosi ai genitali per far fuoriuscire il proprio sangue, col quale darà la vita agli uomini. Questo sangue, secondo la loro tradizione, assicurava prosperità al popolo e rinnovava il mondo. Andando avanti troviamo una scena in cui un sovrano, seduto su una struttura di legno, viene incoronato con un copricapo di erba, simile al trifoglio, da un servo. Su questo murale vi sono geroglifici antecedenti di almeno trecento anni rispetto al primo testo Maya conosciuto. Dobbiamo perciò retrodatare la nascita della scrittura nel mondo Maya. Tali geroglifici sono in corso di decifrazione, anche se il processo è arduo. Un’altra importante scoperta è avvenuta nel 2005, a un chilometro e mezzo da qui, quando è stata scoperta una tomba reale del 100 a. C. contenente oggetti lavorati e vasellame di giada e nefrite, ricoperto e colorato di rosso. Questi reperti sono tanto preziosi da essere conservati in un luogo segreto nella vicina cittadina di Antigua. Sono lavori di qualità, come una placca di giada simile ad un collare indossato probabilmente da un sovrano. Si crede che nei dintorni siano ancora sepolte intere città del periodo preclassico che aspettano solo di essere scoperte. El Mirador, Xuntal, Wakua ed El Tintal sono nomi attualmente noti solo agli addetti ai lavori che potrebbero nascondere però tracce fondamentali per comprendere l'evoluzione della storia Maya. (Continua)

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