Rafael Correa rieletto presidente dell'Ecuador: le reazioni

elezioni in ecuador
L’obiettivo più importante che il presidente dell'Ecuador Rafael Correa ha centrato durante il suo primo mandato è stata la nuova Costituzione, redatta da una apposita Assemblea Costituente e ratificata mediante referendum nel settembre scorso col 64% di consensi.
Domenica il gradimento nei confronti di Rafael Correa nella capitale Quito è arrivato al 63%, mentre nella città più popolosa e motore economico del paese, Guayaquil, tradizionalmente ostile, si fermato poco sopra il 40%. Nella regione amazzonica è giunto secondo dietro Lucio Gutierrez. Al conoscere il risultato elettorale, Correa ha sottolineato l’importanza di una giornata elettorale in cui è stata scritta una pagina di storia. Su un palco, davanti ad una platea di simpatizzanti arrivata per festeggiare, ha ricordato come nessuno dei suoi sette predecessori dal 1996 al 2006, sia riuscito a compiere fino in fondo il mandato. Da oggi comincia una nuova tappa della Revolucion Ciudadana e nessuno la potrà fermare, ha continuato. Le sue scelte sono state da principio, indirizzate verso i poveri e i deboli, considerando fondamentale un approccio sociale allo sviluppo economico al centro del quale ci sia la persona. Se Rafael Correa era incapace di occultare la gioia, anche sua madre, presente sul palco, non riusciva a nascondere l’emozione e le lacrime. Il presidente ha voluto poi ringraziare gli elettori in Ecuador e gli oltre tre milioni di emigrati all’estero che per la prima volta hanno potuto votare nelle varie ambasciate e consolati. Rafael Correa li ha definiti fratelli e sorelle dispersi in tutto il pianeta, esiliati per colpa della povertà, espulsi per mancanza di opportunità lavorative. Nei loro confronti ha espresso la volontà di continuare a lavorare affinchè trovino quelle opportunità in Ecuador e si realizzino le condizioni giuste per permettergli di tornare in patria. Ha invitato l’opposizione a realizzare un grande accordo nazionale, ma lo sconfitto Lucio Gutierrez ha risposto in un’intervista televisiva, che per lui la guerra non è finita e che l’opposizione vigilerà l’azione del governo. Gutierrez ha governato il paese tra il 2003 e il 2005, ma le violente proteste che percorsero le strade della capitale e di altre città, assieme alle accuse di nepotismo, corruzione e interferenza in altre funzioni dello stato, lo costrinsero alle dimissioni. Lucio Gutierrez si è chiesto inoltre dove Rafael Correa troverà i soldi per portare avanti la sua politica, considerata molto dispendiosa per le casse statali in tempi di crisi economica globale. L’Ecuador è un paese ricco di materie prime, gas e petrolio, che vende all’estero. Lo stato ha finora beneficiato degli alti ingressi dovuti al prezzo degli idrocarburi, ma l’attuale calo dei prezzi rappresenta uno scoglio che dovrà essere presto superato per poter protrarre le politiche sociali. Prima tra tutte l’elargizione del “buono famiglia”, destinato ai meno abbienti delle regioni più povere e consegnato direttamente dall’esercito. L'altro sconfitto, Alvaro Noboa ha sottolineato in maniera negativa l'aumento della disoccupazione nel paese lo scorso anno, qualificando come stagnante la situazione economica interna.
Il voto si è svolto in tranquillità, confermando le recenti dichiarazioni dell’europarlamentare Emma Bonino, in Ecuador come osservatrice internazionale, che davano come infondato il rischio brogli. La missione di osservatori della Secretaría General de la Comunidad Andina de Naciones (CAN), condotta dal segretario generale Freddy Ehlers ha definìto maturo il clima politico nel quale si è svolta la consultazione. Quasi identico il comunicato del segretario della Organizzazione degli Stati Americani (OEA), Josè Miguel Insulza.
In Europa la comunità ecuadoriana più numerosa risiede in Spagna, dove il 40% dei centomila aventi diritto si è recato nelle dieci città dotate di urne. Eletta come rappresentante degli emigranti Dora Aguirre, da quindici anni in Spagna. Ora tornerà nel suo paese, sedendo nella Asamblea Nacional per rappresentare l’anello di congiunzione tra il Governo di Quito e gli ecuadoriani in Europa, secondo quanto ha dichiarato ieri la neoeletta al quotidiano spagnolo El Pais.

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