Viaggio tra Belize e Guatemala, da San Ignacio a Tikal, attraverso siti archeologici Maya patrimonio dell’umanità (I)

Dei Maya è nota la capacità costruttiva ed ingegneristica, anche se quello che abbiamo avuto il piacere di vedere finora è solo un frammento di quanto hanno creato. Gran parte dei palazzi, viali e piazze è tuttora nascosta sotto metri di terreno. o sotto le moderne città del Centro America. Col passare del tempo, al fondamentale ed insostituibile lavoro sul campo da parte di archeologi e studiosi, si sta sempre più aggiunto l’uso della tecnologia. Con le moderne tecniche di rilevazione, infatti, le rovine delle antiche città si individuano mediante rilevamenti dall’alto, attraverso foto aeree e immagini satellitari, alcune rilevate dalla NASA. Sullo schermo del computer compaiono così mappe del terreno con macchie di differenti colori, ognuna delle quali ci da un'idea di cosa potrebbe esserci sotto. Queste stanno incrementando il numero di scoperte di resti celati in aree remote del continente americano, sepolti sotto secoli di storia. Comincio da qui, con questo articolo un viaggio tra i siti archeologici Maya che ritengo più interessanti tra quelli scoperti fino ad oggi.
Sappiamo che il popolo Maya visse principalmente in Messico ma il loro impero si estendeva anche negli odierni territori del Belize, Guatemala, El Salvador e Honduras. Resti splendidamente conservati si trovano proprio nella giungla del Belize, vicino il paese di San Ignacio, seconda città dello stato dopo la capitale, Città del Belize, da cui dista settanta miglia. Si trova nella regione del Cayo, confinante col Guatemala. Particolarmente interessante è la collina di Cahal Pech, che, a giudicare dall’architettura delle trentaquattro costruzioni ritrovate, sembra un antico luogo residenziale e di vacanza per re, corti, e sacerdoti. A sedici miglia da San Ignacio si trova la caverna di Chechem Ha (o Che Chem Ha), dove sono stati rinvenuti sia antichi recipienti di epoca Maya, sia scheletri e ossa. Visti i segni e i tagli che portano inflitti, i resti ossei sembrano appartenere a vittime di sacrifici umani. L'ingresso della caverna è scivoloso data la forte umidità creata dalla presenza al suo interno di una fonte. L’acqua sgorga dall’interno della grotta e, quando ne fuoriesce genera il fiume Macal che costeggia San Ignacio, confluendo poi nel Rio Belize: il fiume da cui prende il nome il paese. La caverna è visitabile con adeguate attrezzature ed indumenti dato che bisogna immergersi per una decina di metri prima di arrivare nella parte che custodiva le ossa.
All’interno di grotte come questa i sacerdoti Maya compivano dei riti collegati con la loro idea della religione, della vita e la morte. Tra le grotte scoperte, alcune sono alte anche cinquanta metri e dotate di una camera centrale di forma circolare. Qui sono state rinvenute alcune “macine”: macchinari simili a quelli usati nel medioevo in Europa per la tortura, dotate di lame di ossidiana e spine di razza. Durante i rituali i sacerdoti impregnavano col sangue dei sacrificati, dei bastoncini di legno o pietra bruciandoli per respirarne poi il fumo. Si riteneva fosse l’odore della vita. I sacrifici riguardavano sia donne che uomini secondo le analisi di alcuni scheletri completi ritrovati. Il paese di Xunantunich è la terza località più importante della zona ed offre una suggestiva visione panoramica della regione del Cayo, fino al confine col Guatemala. Preziosa e splendidamente decorata è la piramide di El Castillo. Su uno dei suoi lati è ancora visibile un pregiatissimo fregio originale Maya, scolpito nella roccia come decorazione. Questo fregio, in origine, si estendeva su tutti e quattro i lati di El Castillo. Attraversando con un piccolo traghetto locale il fiume Mopan, affluente del Rio Macal, si può arrivare nel piccolo e suggestivo paese di San Josè Succotz.
Dall’altra parte del confine, in territorio guatemalteco, si estende il Parco Nazionale di Tikal, nel quale restano in piedi ben tremila edifici e costruzioni tra cui templi, palazzi, viali, piazze e centri cerimoniali. I più interessanti sono le sei piramidi costruite in onore dei rispettivi sovrani che vi regnarono. Tikal, rappresentativa dello stile architettonico preclassico tardivo, ospitava circa cinquantaciquemila abitanti ed era un importante centro religioso, artistico, scientifico e commerciale. L’odierno sito archeologico si estende su seicento chilometri quadrati e custodisce due acropoli: quella centrale e quella settentrionale entrambe immerse in una ricca vegetazione dimora di tucani, scimmie urlatrici e pappagalli. Alcuni palazzi reali contengono le tombe dei sovrani che le fecero erigere. Imperdibili, per chi voglia recarsi personallmente sul posto, sono la "Piazza dei Sette Templi" e il "Tempio delle Iscrizioni". Anticamente, alla periferia di Tikal, vi erano molte tombe, visibili da coloro che arrivavano in città. Erano un monito che sottolineava la forza del popolo di Tikal e rappresentava il gran numero di nemici che aveva sconfitto. Spesso erano i nobili delle città vicine ad essere catturati, portati in città come trofeo e poi sacrificati. Parte dei resti venivano rispediti ai loro sudditi, altre parti erano conservate in queste tombe. In questa come in altre città, era frequente trovare file di teste tagliate, esposte come avvertimento sul ciglio del viale d’ingresso alla città.
Fino a poco tempo fa si credeva che le varie città stato che componevano l’impero Maya vivessero in pace e che gli ampi viali che le univano servissero solo alla fitta rete di commerci e scambi. Dall’analisi e decifrazione di alcuni geroglifici è recentemente emerso di rivalità e battaglie tra città ostili, che a volte arrivavano a coalizzarsi per sconfiggere un nemico comune. Il continuo stillicidio di scontri e guerre è uno dei fattori che ha generato il declino dell’ordine e della prosperità dell’impero e della cultura Maya, ben prima dell’arrivo dei Conquistadores spagnoli. (Continua nel post successivo)

4 commenti:

  1. Io credo che i Maya con tali opere architettoniche non c'entrino niente. Sarebbe curioso invece chiarire la reale provenienza della civiltà guidata da Quetzalcoat (serpente con le piume), conosciuto anche con i nomi di Viracocha o Kontikiche.

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  2. Non ci sono dubbi sulla loro costruzione. Sarebbe come affermare che i romani non hanno costruito il Colosseo. Inoltre Quetzalcoatl era il nome di un dio adorato da Aztechi, Olmechi, Toltechi e Mextechi. In seguito il suo culto si è diffuso anche tra i Maya col nome di Kukulkàn e tra i Quiché come Gukumatz.
    Viracocha invece era il dio degli Inca, che secondo la leggenda, avrebbe creato il genere umano sulle sponde del lago Titicaca in Bolivia.

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  3. Kukulltan, Quiché, Gucumatz, Kontikiche e Viracocha, sono le traduzioni nei rispettivi dialetti locali della parola "serpente piumato" Quetzalcoatl per intenderci.
    Comunque complimenti per il Blog.
    Appena hai un pò di tempo, scrivi un articolo sui simboli templari rinvenuti in America Latina; è un argomento molto interessante... ciao

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Nota

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