Viaggio tra Belize e Guatemala: da Lamanai a El Pilar, attraverso siti archeologici Maya scoperti solo in minima parte (II)

(Continua dal post precedente) Continuo in questo articolo il percorso attraverso i siti archeologici Maya più interessanti e suggestivi del Centro America. Nel quadro del declino del sistema delle città stato all’interno del mondo Maya, accennato a conclusione del post antecedente, c’è una città che non conosce crisi e che, al contrario, assurge a ruolo di importante centro urbano. Lamanai, il cui nome significa “coccodrillo sommerso”, emerge nel 200 a. C. e prosperò fino alla caduta del sistema delle città stato. Sconosciute la cause del suo successo. Oggi il sito archeologico di Lamanai, a nord del Belize, si estende per undici chilometri quadrati nella selva, ma è stato scavato soltanto per il cinque percento. Se portato completamente alla luce, sarebbe il più importante sito Maya del Belize. L’interesse per il sito è dato soprattutto dal palazzo chiamato "Tempio del Giaguaro". Nel museo locale, inoltre, sono conservate centinaia di statuette realizzate artigianalmente, raffiguranti divinità e animali. Sono state inoltre rinvenute centinaia di cisterne per l’acqua scavate sotto terra nelle quali, però, è crollato parte del soffitto a causa delle piogge. Sono simili alle moderne cantine. e alcune contenevano anche cibo come una sorta di credenza. Sono curate nei dettagli per garantire la corretta conservazioni dei beni di prima necessità, cibo e acqua e la loro gestione era affidata a selezionate e affidabili famiglie. Il declino della città è datato 1600 d. C. probabilmente quando, all’apice del popolamento, le risorse agricole non sono più state sufficienti per sfamare tutti. Quindi la città si è andata spopolando fino ad essere definitivamente abbandonata dai pochi sopravvissuti che, si pensa, emigrarono verso la costa. All’arrivo dei Conquistadores spagnoli la civiltà Maya era già in crisi per cause endogene, non solo naturali ma anche sociali e religiose. Il potere dei regnanti andava via via scemando in una popolazione che li aveva sempre creduti semidei o figli di divinità. Nel sottosuolo del distretto di Lamanai come della regione del Cayo ci sarebbero le prove di questo declino. Secondo rilevazioni aeree esistono grandi città conservate sotto il terreno, ma il governo locale non ha i necessari fondi da stanziare per gli scavi e la conservazione dei siti archeologici.
Come detto nel post precedente la regione del Belize archeologicamente più interessante è quella del Cayo. A dodici miglia a nord-ovest dalla già citata località di San Ignacio, troviamo la città di El Pilar. Incerta l’origine del nome, anche se si crede derivi dalla parola “pila” che anticamente significava "bacino d’acqua". Attorno a El Pilar troviamo proprio diverse sorgenti di fiumi. Questa città fiorisce per millecinquecento anni, dal 500 a. C. al 1000 d. C. nel mezzo di una fitta foresta, rimasta quasi intatta ancora oggi. L'acqua e la foresta sono elementi naturali fondamentali nella concezione del mondo. Gli attuali discendenti dei Maya che vivono nella zona parlano dell’importanza della simbiosi tra l’uomo e la natura. Gli alberi erano i naturali guardiani e protettori della città e lo sviluppo urbano era perfettamente compatibile con la tutela della natura selvaggia e della fauna. I palazzi erano circondati da alberi che arrivavano quasi a nasconderli. Secondo alcune ricostruzioni molti edifici erano contornati da splendidi e curatissimi giardini in cui cresceva una fitta vegetazione. I benefici derivanti da questa unione tra sviluppo della spiritualità, della cultura e rispetto della natura si sarebbero persi nel tempo e oggi sono pressoché sconosciuti a noi donne e uomini moderni. Attualmente a El Pilar sono venute alla luce dodici piramidi, venticinque piazze oltre ad alcune case private, ma gli scavi e i restauri stanno continuando. La parte centrale della città comprendeva cisterne per l’acqua e campi per il gioco della palla: un passatempo diffuso tra i popoli mesoamericani di cui si parlerà nei post successivi.
La parte settentrionale era quella residenziale e quella deputata alle attività spirituali, abitata anche dai sacerdoti. Interessante il fatto che la zona delle adunate religiose sia percorsa nel sottosuolo da un tunnel. Attraversandolo, il sacerdote poteva scomparire da un lato e ricomparire da un altro del sito deputato alle cerimonie, meravigliando il popolo che lo osservava. Altri tunnel vennero costruiti sotto i maggiori templi, specialmente quelli che comprendevano tombe, perché erano le porte d’accesso al mondo sotterraneo o inframondo: il mondo (o regno) dei morti. Lo Xibalba. Se i tunnel andavano in profondità, al contrario i templi venivano eretti verso l’alto per avvicinarsi al livello superiore, il cielo, chiamato Caan. Il popolo Maya dava molta importanza ai sacerdoti perché li riteneva anello di congiunzione tra i vivi e i morti. I sacerdoti, dunque, scendevano nei tunnel e nelle caverne del sottosuolo per compiervi riti sacri o quando era necessario entrare in contatto con gli dei, in particolare Xibalba.
Senza entrare in dettagli, secondo la religione Maya l’aldilà era diviso in nove livelli, ognuno presieduto da un dio diverso. L’universo invece ne contava ventitré. Anche molte delle grotte rinvenute sono suddivise in livelli. Più si aveva accesso ai livelli scavati in profondità, più si era ritenuti speciali. Gli ultimi livelli erano i più selezionati e potevano entrarvi solo i sacerdoti di rango elevato. In alcune caverne la suddivisione in nove livelli è particolarmente evidente e la loro importanza era data dall’ampiezza delle stanze. La parte corrispondente al nono livello era quella col tetto più alto e al cui centro spesso si trovava un altare in pietra. Inoltre, secondo i Maya, la vita sulla terra sarebbe divisa in ere. Il loro calendario indicava che le quattro ere precedenti erano tutte finite con cataclismi. Oggi viviamo la quinta era che terminerà nel dicembre del 2012. Ad agosto dell'anno scorso, nella penisola messicana dello Yucatan, è avvenuta un’importante scoperta: una rete sotterranea di templi, alcuni sommersi dall’acqua, dedicati al culto dei morti (el culto al cenote). L’accesso alla rete è particolarmente complesso, scosceso e pericoloso, in quanto nascosto nella selva. Non è da escludere che una simile rete sotterranea esista anche sotto alcune città Maya del Belize, tra cui El Pilar, ma che non sia ancora stata rinvenuta. Attualmente spedizioni archeologiche, tra cui una organizzata dalla California University, stanno lavorando nella zona e non si escludono nuove sorprendenti scoperte. (Continua nel post successivo)

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