Bolivia: chi ha costruito Tihauanaco? (Parte II)

Per capire come si sviluppasse la città di Tihauanaco nel periodo di massimo splendore, gli archeologi stanno valutando la presenza nel terreno di materiali come la ceramica e la terracotta, che possono darci informazioni sul tipo di vita che svolgevano gli abitanti. Sulle usanze, la distinzione in classi e gruppi etnici. Dagli esami e ritrovamenti comunicati in diversi siti internet americani è emerso che, mentre nel centro cittadino si organizzavano aggregazioni e manifestazioni pubbliche, nel raggio di un chilometro da esso iniziavano i quartieri residenziali. Non è ancora chiaro ma sembra che nel momento di massimo fulgore raggiungesse un’estensione di circa due / tre chilometri quadrati. Nella parte più periferica della città sorgevano i laboratori artigiani dei vasai, i quali realizzavano i loro manufatti mediante utensili di osso e pietra. Secondo la ricostruzione di alcuni storici, la densità di popolazione era alta ed il totale degli abitanti era compreso tra quarantamila e cinquantamila unità. Oggi, attorno a Tihauanaco, si estende un panorama desertico e spettrale, ma è plausibile che, anticamente, campi coltivati circondassero la città, fornendo agli abitanti il cibo necessario.
Da dove veniva il materiale usato per costruire edifici? La cava d’andesite più vicina è distante decine di chilometri. E' situata sulle sponde del lago Titicaca, su una penisola interamente formata da roccia vulcanica chiamata Copacabana (da non confondersi con l'omonima città brasiliana). Probabilmente veniva trasportata attraverso il lago mediante barche fatte di tutora, un giunco che cresceva e cresce ancora, in abbondanza sulle sponde del lago. Una volta essiccata e legata in fascine, la tutora è ideale per costruire imbarcazioni col fondo piatto. La chiglia si costruiva in un giorno mentre il resto dell’imbarcazione in poco meno di una settimana. Tutto dipendeva dalla grandezza. Al crescere le dimensioni, cresceva il peso dei massi che poteva trasportare. Ancora oggi, saggi artigiani boliviani, costruiscono barche secondo i metodi tradizionali e gli indios Aymara le usano per trasportare merci e persone attraverso il lago. Poiché recentemente in un documentario trasmesso dal canale televisivo History Channel sono state portate prove archeologiche che dimostrano come questa fosse una città portuale, si pensa che i massi siano stati trasportati via lago. Sembra infatti che anticamente il lago Titicaca fosse molto più grande di quanto vediamo oggi, e giungesse fino a Tiwanaku. Sotto la Piramide di Akapana, inoltre, sono stati scoperti, e recentemente anche esplorati, una serie di cunicoli che costituiscono un sistema di irrigazione per canalizzare l'acqua nel resto della città. Per capire l'importanza dei cunicoli, l'archeologo boliviano Osvaldo Rivera, invita ad osservare la zona dall’alto. Ciò permette di notare la presenza sul terreno di linee più scure e altre più chiare, dritte e lunghe chilometri, che ricordano in parte quelle di Nazca. Il loro uso, però, ha recentemente spiegato Rivera, era diverso. La variazione del colore deriva dall’antico sistema di irrigazione che si crede sia stato costruito nel primo secolo dopo Cristo. Strisce di terreno, coltivato soprattutto a mais, larghe circa tre metri si alternavano ad altre profonde una cinquantina di centimetri, che costituivano una rete di canali d’irrigazione collegati a quelli sotto la piramide di Akapana. L’acqua attorno alle colture si riscaldava di giorno con i raggi solari, mantenendole calde di notte e difendendole dal loro maggior nemico: il freddo dell’altopiano. Attraverso la decomposizione naturale delle piante si otteneva del fertilizzante che creava una melma molto ricca per il terreno.
Questa situazione e queste tecniche sono state riutilizzate da alcuni studiosi non lontano da Tihauanaco: l’esperimento ha dimostrato che il terreno così coltivato produce circa quarantadue tonnellate di raccolto per ettaro all’anno. Questo spiegherebbe come era possibile sfamare la popolazione della città. Ma altri studiosi considerano improbabile che in tempi antichi questa regione possa aver ospitato una vera e propria città, declassando Tihauanaco a semplice centro cerimoniale. Il dibattito su questo ed altri temi è aperto a molteplici interpretazioni, come quella che vede esistere sotto le sue fondamenta resti di ben cinque città diverse, tutte distrutte e poi ricostruite. Distrutte probabilmente da uno sconvolgimento tellurico; uno o più terremoti che nei secoli hanno modificato la struttura delle Ande, portando la città a quasi quattromila metri d'altezza. Come l’odierna città di Troia, nel Mediterraneo, Tihauanaco sarebbe, quindi, solo l’ultima versione di città più antiche, datate addirittura diciassettemila anni. Una sorta di Tria dell'America Latina. Possiamo solo fare suggestive ipotesi sui costruttori e sulla vera data di nascita di questa città. Non è chiaro, inoltre, se essa fosse parte di un sistema di città satellite costruite nelle vicinanze. Il suo nome è stato legato a quello di un’altra città: Huari, (Wari) anch’esso centro cerimoniale di un popolo preincaico. Interessante, inoltre, la scoperta sul fondo del lago Titicaca di resti di fortificazioni, suppellettili, statue e viali d’accesso ad una città che ora giace sommersa dalle acque. Nel 2004 una spedizione di ricerca composta da italiani, boliviani e brasiliani (Akakor Geographical Exploring), guidata dall'archeologo Lorenzo Epis, ha fotografato i suddetti resti a settanta metri di profondità.
Che tipo di rapporti reciproci avevano, se li avevano, queste città? Erano tutte portuali e circostanti il lago Titicaca? Neanche il nome è certo: Tiwanaku o Tiahuanaco, “La città di Dio”, è infatti il nome quechua dato dagli Inca quando la scoprirono. Ma forse si chiamava Taypikala “La pietra nel mezzo”, o ancora Phoukara, “Luce splendente del Sole”. Il popolo che l'ha costruita non conosceva la scrittura, per questo, oltre al nome, sono ignote anche le cause che portarono al suo declino, avvenuto intorno al 1100 d. C. Gli studiosi parlano di una siccità improvvisa che distrusse i raccolti intorno all'anno 900. Altri parlano di terremoti che sbriciolarono i palazzi, altri infine di esondazioni del lago Titicaca che sommersero la città. Secoli più tardi la zona fu annessa dagli Inca al proprio impero. Ma gli interrogativi restano e, paradossalmente, si moltiplicano con l'approfondimento del tema: le datazioni sono corrette o vanno arretrate ancora? quanto era fertile il terreno circostante la città? e inoltre, a che altezza era situata in origine? Secondo una leggenda locale il dio Viracocha avrebbe creato il genere umano proprio nella città di Tiahuanaco. In seguito vi giunsero gli Inca, che rimasero stupiti dalla bellezza e maestosità della città e vollero imparare l’arte della costruzione con la pietra vulcanica. Appresero qui a tagliare le pietre e a disporle, conoscenza che li portò a costruire capolavori d’architettura andina come Cuzco e Machu Picchu.
Ma torniamo ad oggi. Ogni anno, tra le rovine di Tiwanaku, boliviani di etnia Aymara praticano cerimonie nel giorno più breve, il solstizio d’inverno. All’alba del ventuno giugno, infatti, i sacerdoti accendono un fuoco, attorno al quale si svolge un rituale in onore e in ringraziamento del sole, della madre terra, del cielo e delle montagne. In questo misterioso e affascinante sito archeologico il ventidue gennaio 2005, Evo Morales, di etnia Aymara, celebrò la sua investitura a sessantacinquesimo presidente della Republica de Bolivia.

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