Uno sul banco degli imputati, l'altro in una camera d'ospedale. Questa la fine per due tra i principali esponenti della giunta militare argentina

Il generale argentino ottantaduenne Jorge Carlos Olivera Rovere, è comparso martedì dieci febbraio davanti al Tribunal Oral Federal Número 5 de Buenos Aires, con un completo grigio. Al momento del suo arrivo sul banco degli imputati, nell’aula s'udiva un folto brusio da cui di tanto in tanto emergeva, più forte degli altri, una parola: “assassino”. Il generale Olivera Rovere è accusato di essere il massimo responsabile dei centri clandestini di detenzione e tortura che funzionarono a Buenos Aires durante la dittatura dei colonnelli (1976-1983). Ne vennero aperti in tutta l’Argentina. È stato definito il processo più importante celebrato in Argentina dopo quelli a Jorge Rafael Videla ed Emilio Eduardo Massera. In Italia la dittatura venne sostenuta apertamente dalla loggia massonica P2 di Licio Gelli, a cui Massera era iscritto con la tessera numero 478. Olivera Rovere, è solo uno degli imputati del processo. Due generali, due colonnelli e un tenente colonnello sono comparsi con a lui di fronte al tribunale. I sei, a partire dal 1976, hanno fatto parte del Primer Cuerpo del Ejército, capofila della repressione degli oppositori del regime militare. A capo c’era il generale Carlos Suárez Mason. Olivera Rovere è accusato di quattro omicidi di altrettanti rifugiati uruguayani, tra i quali i deputati Zelmar Michelini e Héctor Gutiérrez Ruiz. Il diciotto maggio del 1976 furono sequestrati davanti alla porta del loro hotel. I corpi ricomparvero tre giorni dopo in un veicolo abbandonato. Inoltre Olivera è accusato di altri centosedici sequestri e sparizioni e di innumerevoli casi di torture. Tra le sue vittime comparirebbe anche lo scrittore e giornalista Haroldo Conti. Olivera Rovere ha rischiato di farla franca e di uscire indenne per i suoi crimini. Il processo, a cui è stato sottoposto dopo la fine della dittatura, venne interrotto dalla Ley de perdono y amnistia. Voluta da Carlos Menem e approvata dal presidente Nestor Kirchner, ha permesso la sua scarcerazione. Nel 2003, riaperto il caso, è stato di nuovo arrestato, detenuto per tre anni e poi rimesso in libertà dalla Cámara de Casación in attesa del processo. Il segretario per i diritti umani del Ministero della Giustizia, Luis Duhalde, che ha seguito il processo si è detto certo che la somma delle prove sia sufficiente a farlo condannare. “Spero gli diano il massimo della pena prevista”, ha dichiarato. Purtroppo, data la sua avanzata età è probabile che non veda mai il carcere. I testimoni citati nel processo sono tanto numerosi che i giudici Daniel Obligado, Guillermo Gordo e Ricardo Frías del Tribunal Federal, hanno impedito l’ingresso alle telecamere, contravvenendo alle disposizioni della Corte Suprema che aveva dato il permesso per le riprese. Solo le telecamere della tv di stato e un fotoreporter sono stati autorizzati ad entrare per tre minuti. Ma alla fine anche questi ultimi sono stati cacciati prima dell’arrivo dell’imputato.
Mentre Olivera entrava nell’aula di tribunale, l'ammiraglio Emilio Eduardo Massera, integrante della giunta militare della dittatura, condannato per crimini contro l’umanità, veniva portato nell’ospedale della Marina Militare argentina, dove è tuttora ricoverato. Al momento non si hanno ulteriori notizie sul suo stato. Il capo della Armada è stato condannato all’ergastolo nel 1995, ma dal 2000 gode dell’indulto a causa delle sue precarie condizioni di salute. Recentemente però un medico italiano, Pietro Rocchini, ha visitato Emilio Eduardo Massera e lo ha dichiarato imputabile. Rocchini sostiene che l'imputato abbia simulato una malattia grave, mentre è in grado di sostenere un processo. In Italia, al tribunale di Roma, Massera è accusato della sparizione di tre cittadini italo-argentini che sarebbero stati portati alla famigerata Escuela Mecanica de la Armada (ESMA). Visto il susseguirsi di notizie contrastanti, il giudice argentino che investiga i crimini commessi nella ESMA, Sergio Torres, ha ordinato un nuovo esame per decidere se Massera possa essere sottoposto a nuovo processo.
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