Messico: assassinato il capo della Polizia di Ciudad Juárez. È solo l’ultimo di una serie di atti violenti verificatisi in diverse città del paese.

Oggi a Ciudad Juarez, città confinante con gli U.S.A., un gruppo di sicari ha assassinato, a colpi di fucili automatici, il locale capo della polizia, Sacramento Perez Serrano, e due uomini della scorta. Circa alle 16:40, alcuni colpi hanno raggiunto il veicolo su cui viaggiavano, all’incrocio tra la Ejército Nacional e Paseo de la Victoria, e hanno ferito una quarta persona. Immediatamente è stato schierato un ampio dispositivo in tutta la città per la ricerca dei responsabili. Sul posto sono giunti anche agenti del servizio medico forense per i rilevamenti. Salgono così a diciassette i poliziotti assassinati a Ciudad Juarez dall'inizio dell'anno, mentre sono stati settantuno quelli uccisi dai gruppi criminali nel 2008. Sono 280 invece le vittime totali nei primi due mesi dell'anno in quella che è la città più violenta del Messico.
A partire dall’anno scorso, le organizzazioni relazionate col narcotraffico stanno sfidando apertamente lo stato e la politica del presidente Felipe Calderon. Oggi, infatti, in almeno quattro regioni settentrionali, Nuevo León, Tamaulipas, Veracruz e Chihuahua sono state organizzate manifestazioni e cortei che hanno causato la chiusura momentanea di alcuni ponti che collegano Messico e Stati Uniti, contro la violenza delle azioni effettuate dagli agenti dell’Esercito Messicano. Il governatore della Regione di Nuevo Leon, Natividad González Parás, ha chiaramente detto che le manifestazioni sono finanziate e appoggiate dal Cartel del Golfo che ha usato anche sicari e componenti le organizzazione criminali locali per realizzare questi blocchi. Le mobilitazioni sono state evidentemente coordinate da un'unica mente che ne gestisce la strategia. Lo stesso governatore della regione di Nuevo Leon, González Parás ha rivelato che in alcuni uffici della Secretaría de la Defensa Nacional, sono arrivate lettere contenenti minacce di morte per coloro che indagano su questi blocchi stradali e cortei.
Ieri, invece, nella città di Reynosa, stato di Tamaulipas, sette persone cadevano sull'asfalto in uno scontro a fuoco tra soldati dell'esercito messicano e un gruppo di presunti sicari dei narcotrafficanti, responsabili della grande maggioranza degli omicidi compiuti nel paese. Sei sono sicari, uno è un civile, secondo fonti del quotidiano messicano La Jornada. Ferite una ventina di persone a causa del grosso calibro delle armi usate, e di altrettanti passanti portati presso il locale pronto soccorso per crisi isteriche e di panico. A riferirlo è Josè Soberòn, segretario di pubblica sicurezza di Tamaulipas, in un'intervista a Radio Formula. Lo scontro, durato quattro ore, è iniziato all'incrocio tra la Calle Septima e Avenida Las Fuentes, di fronte al centro commerciale Plaza Real, spostandosi poi in altri punti della città. Due scuole, la Josè Escandos e la Carrillo Prieto, sono state evacuate per portare in un luogo sicuro. Sette sicari sono stati arrestati e riconosciuti come integranti del gruppo Los Zetas, apparteneti al Cartel del Golfo. Tra loro vi è Gregorio Sauceda Gamboa, El Caramuela, esponente di spicco del detto Cartel. Sono stati tutti portati nella locale caserma della Procuraduría General de la República. Sequestrati oltre cinquanta caricatori e diversi giubbotti antiproiettile. Il sindaco di Reynosa, Oscar Luebber, ha affermato di non conoscere i motivi del conflitto a fuoco. La regione di Tamaulipas è situata sul Golfo del Messico e considerata in balia del Cartel del Golfo.

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