Le spoglie dello scrittore Jorge Luis Borges potrebbero presto tornare in Argentina per riposare nel cimitero della Recoleta.

In Argentina María Beatriz Lenz deputata del governante Partido Justicialista, intende presentare un progetto di legge per rimpatriare le spoglie del poeta e scrittore Jorge Luis Borges, dal cimitero di Plainpalais, a sud di Ginevra, dove sono sepolte. Attualmente giacciono sotto una lapide grezza di color bianco con una effige circolare che rappresenta sette guerrieri con le spade sguainate che si gettano in battaglia. Nella parte superiore si legge una scritta in inglese arcaico “And ne forthedon na”. Queste parole costituiscono un verso del poema epico del X secolo intitolato “La battaglia di Maldon”. La legge dovrebbe passare al vaglio del parlamento argentino a fine mese. I resti di Borges tornerebbero così in Argentina nell’agosto di quest’anno, in occasione del centodecimo anniversario della morte. L’esimio presidente della Sociedad Argentina De Escritores (SADE), Alejandro Vaccaro, dice che questo era il volere di Borges, il quale ha espresso più volte nella sua vita la volontà di essere sepolto nel cimitero bonaerense della Recoleta. María Kodama, vedova dello scrittore ha recentemente dichiarato ad una radio che “in democrazia, nessun deputato di nessun partito può disporre del corpo di una persona. È la cosa più sacra che uno possa avere”. Borges ha fatto riferimento all’elegante cimitero della Recoleta in alcune righe dei suoi scritti come in “Antologia personal” quando scrive: "No paso ante la Recoleta sin recordar que están sepultados ahí mi padre, mis abuelos y tatarabuelos, como yo lo estaré". La decisione sta causando polemiche tra Maria Kodama e lo stesso Vaccaro, autore di libri e saggi sulla vita dello scrittore. La prima sostiene che Jorge Luis avrebbe voluto riposare in pace in Svizzera e ha accusato il presidente della SADE di strumentalizzare il nome di Borges. Questi, dal canto suo, ha risposto che lo scrittore nato nel quartiere di Palermo, a Buenos Aires, non ha lasciato scritto da alcuna parte di preferire la sepoltura in Svizzera a quella in Argentina. "La repatriación de los restos de Borges es algo que nos debemos y que le debemos", ha affermato.
Attraverso vari decenni Borges fece arrabbiare e disorientò gran parte dell'opinione pubblica argentina con le sue dichiarazioni. Un esempio. Parlò del grande mito nazionale, il Martìn Fierro, libro importante e lettura obbligatoria nelle scuole. Secondo lui presenta un tipo di protagonista orribile, assassino e razzista che non può in alcun modo costituire un esempio per i giovani. Esso conduce solo alla barbarie e alla violenza. Nel 1976, anno della crisi del governo di Eva Peròn e del colpo di stato militare, mise in relazione il noto musicista Gardel con la decadenza nazionale. Gardel fu accusato da Borges di aver causato un decadimento nello stile del tango, musica per eccellenza dell'Argentina, e il suo sorriso era paragonato a quello di Juan Peròn. Gardel rappresentava il tango canciòn, a Borges piaceva il tango milonga, di cui era anche autore. Mise poi in dubbio la virilità del tango, definito sentimentale, lacrimoso e musicalmente poco importante. In definitiva un falso mito. Denunciò l'uso dell'intelletto come mestiere in un momento storico in cui gran parte delle menti argentine erano impegnate a mantenere il loro posto di lavoro e difendere la propria vita oltre agli ideali democratici. Il vero intellettuale per Borges è esclusivamente un contemplativo, che a volte scrive e raramente pubblica. Evidentemente ancora oggi la figura di Borges non ha finito di dividere l’opinione pubblica a sud del fiume Uruguay.
Il progetto di legge ha l’appoggio del presidente della Camera dei Deputati, Alfredo Fellner, e del rappresentante del governo Agustín Rossi.
Pubbicato su Agora Vox e su criticamente

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