L'autobomba esplosa di fronte alla caserma della polizia di Cali non ferma l'annunciato rilascio degli ostaggi da parte delle FARC

Ieri è ’esplosa un'autobomba di fronte ad una caserma della polizia metropolitana nel centro della città di Cali, capitale del dipartimento del Valle del Cauca. Il bilancio secondo l'emittente colombiana RCN è di due morti e decine di feriti, quattro dei quali poliziotti. Diciassette dei feriti sono stati portati all’ Hospital Evaristo García, diciotto all’Hospital San Juan de Dios. L'autobomba, contenente una settantina di chili di esplosivo tipo Anfo (nitrato d'ammonio, gasolio e altri additivi), ha causato danni materiali nel raggio di cinquecento metri dalla caserma, all'incrocio tra la Carrera 10 e Calle 14, nel quartiere di San Bosco. Il luogo non è lontano dal Palacio de Justicia, oggetto di un altro attentato con autobomba il primo settembre del 2008. Il sindaco di Cali, Jorge Iván Ospina, ha detto alla stampa: “siamo in guerra, e in un paese in guerra accadono cose come queste”. Secondo alcune testimonianze, dopo essersi schiantata contro l’edificio l'autobomba è esplosa generando un incendio che ha richiamato l'attenzione di alcuni agenti. Mentre tentava la fuga, l'autista del veicolo sarebbe stato raggiunto da colpi di pistola sparati dagli stessi agenti. Dopo esser stato ricoverato all'Hospital Universitario di Cali, nel dipartimento di chirurgia, è morto per le ferite riportate. Le autorità colombiane offrono cento milioni di pesos, quarantaduemila dollari, per informazioni che portino alla cattura dei responsabili. Il presidente Uribe ha indicato le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia quali autori dell'attentato.
Il fatto è avvenuto poche ore dopo il rilascio di quattro prigionieri da parte delle FARC: tre poliziotti, Alexis Torres, Juan Fernando Galicia, Jose Walter Lozano Guarnizo e il militare William Giovanny Dominguez. I primi tre erano prigionieri dal nove giugno 2007, mentre il soldato dal venti gennaio dello stesso anno. La liberazione era stata annunciata con un comunicato nel dicembre scorso. I quattro sono stati portati nella base militare di Villavicencio, a centoventi chilometri da Bogotà. La missione umanitaria è gestita dalla Croce Rossa Internazionale e dall'organizzazione Colombianos por la Paz. Vi partecipa in qualità di mediatrice e coordinatrice l’onorevole Piedad Cordoba. La zona avrebbe dovuto essere esente da operazioni militari. Il giornalista colombiano Jorge Enrique Botero, al seguito della delegazione della Croce Rossa, ha denunciato invece la presenza di mezzi aerei militari nell'area, dicendosi in possesso di video che lo confermano. A causa della presenza militare l’operazione di liberazione è durata più del previsto. Questa sarebbe una violazione degli accordi tra governo e guerriglia che prevedevano la sospensione di ogni attività militare nel raggio delle operazioni umanitarie almeno fino a mercoledì. Il governo ha dapprima negato l’accaduto, salvo poi fare marcia indietro quando Uribe ha ammesso la realizzazione di voli militari, ma al di sopra di seimilaseicento metri di altezza, come accordato previamente con la stessa Croce Rossa. Ernesto Samper, ex presidente della Colombia dal 1994 al 1998, in un'intervista ha definito l’accaduto una violazione dei protocolli umanitari internazionali. È stata, ha continuato Samper, un’azione che ha messo in pericolo la vita dei sequestrati e degli operatori umanitari. Suo fratello, Daniel, è un altro dei giornalisti a seguito della missione.
Altro fatto misterioso è la presenza sul luogo della liberazione di due giornalisti della televisione venezuelana Telesur, arrivati per conto loro in un luogo ritenuto segreto, o comunque conosciuto solo da pochi autorizzati. Si attende che proprio Daniel Samper, rompa il suo silenzio e dia la sua versione dei fatti, fornendo chiarimenti tali da gettare luce sulla vicenda. Non è la prima volta che si verificano problemi tra il governo colombiano e la Croce Rossa. Lo scontro più recente è avvenuto dopo l’Operaciòn Jaque, che l’anno scorso ha riportato in libertà la ex candidata alla presidenza, Ingrid Betancourt.
Poche ore dopo la liberazione, in un discorso televisivo, il presidente Alvaro Uribe ha annunciato la destituzione della mediatrice Piedad Cordoba e di alcuni componenti di Colombianos Por La Paz. Solo la Croce Rossa rimaneva autorizzata alle trattative. La risposta delle FARC non si è fatta attendere. Senza la senatrice Cordoba non ci sarà più alcuna liberazione, hanno fatto sapere fonti della guerriglia. Risultato: la liberazione dell'ex governatore della regione del Meta, Alan Jara è stata ritardata da ieri ad oggi e ha addirittura rischiato di saltare del tutto. Fortunatamente su richiesta esplicita della Croce Rossa ad Alvaro Uribe, Piedad Cordoba e gli altri membri epurati sono stati reintegrati ai loro posti.
Alle otto e cinquanta di stamane, ora colombiana, le tredici e cinquanta ora europea, è decollato un elicottero Cougar dalla base di Villavicencio che riporterà a casa Alan Jara. Se tutto procederà secondo programma, giovedì ritroverà la libertà anche Sigfrido Lopez. Questi sono gli ultimi due politici nelle mani della guerriglia.

0 commenti:

Posta un commento

 

_

Nota

Diario Latino non rappresenta una testata giornalistica perchè è aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, quindi, considerarsi prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. L'autore non è un giornalista professionista e non è responsabile dei contenuti dei blog ai/dai quali è linkato. I commenti sono sottoposti ad approvazione. Diario Latino is licensed under Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. Proibita la ripubblicazione su altri siti/blogs.

Licenza Creative Commons

Statistiche