Ucciso a Madrid un importante narcotrafficante colombiano. E' Leonidas Vargas Vargas.

Poco prima delle otto di sera di giovedì, un uomo armato è entrato nella camera 543 dell’Ospital 12 de Octubre di Madrid, al quinto piano dove si trova il reparto di cardiologia. Quattro i colpi di pistola con silenziatore sparati a bruciapelo dal sicario. Così è stato ucciso un importante narcotrafficante colombiano, Leónidas Vargas Vargas. Testimone del fatto l’altro malato ospitato nella stessa camera d’ospedale.
Vargas, cinquantanovenne capo del Cartel de Caquetá, socio di Gonzalo Rodríguez Gacha, detto El Mexicano, capo militare di quello ben più importante di Medellìn, era entrato nel policlinico madrileno lo scorso due gennaio per problemi gastrici. Soffriva poi di ipertensione polmonare, pressione alta e insufficienza cardiaca, per questo era fuori dal carcere, pur essendo stato condannato nel 2006 per traffico di droga e falsificazione di documenti dal giudice Fernando Andreu, della Audiencia Nacional. Venne arrestato l’otto luglio 2006, alle porte di un albergo della capitale spagnola, assieme a due suoi familiari nonchè complici, in possesso di passaporti venezuelani falsi. Sono stati ritenuti collegati all’arrivo al porto di Valencia di un carico di cinquecento chili di cocaina nascosto in una nave che trasportava frutti tropicali da Panamà. Nel 2006 figurava nella lista dei venti trafficanti più ricercati in Colombia. Era in attesa di giudizio, perciò non si trovava nel reparto di custodia penitenziaria dell’ospedale ma in un comune reparto. Ma Vargas, classe 1949, natio del paesino di Belén de los Andaquies, non è un uomo qualunque: arrestato nel suo paese alla fine degli anni ottanta e conosciuto come “el Viejo” o “Paras de Alicate” o “el rey de Caquetá”, fu ritenuto legato al boss dei boss, il defunto Pablo Escobar. Condannato nel 1995 a diciannove anni di prigione per droga, a venticinque per detenzione illegale di armi e omicidio, oltre a un milione e mezzo di dollari di ammenda, è sospettato di essere proprietario di enormi laboratori per la produzione di stupefacenti nella selva meridionale della Colombia. Ha subito l’esproprio da parte del governo di trenta milioni di dollari, centotrentacinque immobili, quattro auto, due conti bancari e tre aziende. Nel 1997, mentre era nel carcere di massima sicurezza Penitenciaría Central de la Picota, subì un attentato dal quale uscì illeso. Nel 2001 aveva ritrovato la libertà per buona condotta prima di essere arrestato ancora nel 2006. La sorella ed il cognato sono stati arrestati in Cile lo scorso ventinove settembre per presunta frode immobiliare. Mezz’ora dopo l’omicidio e dopo che i due sicari abbandonassero l’ospedale, una donna affermò che suo marito aveva probabilmente visto uno dei responsabili. La donna ha testimoniato che l’attenzione del marito era caduta su un uomo vestito con un cappotto, sciarpa e cappello di lana che camminava nella corsia d’ospedale, tanto da spingere l’uomo a commentare su quanto freddo facesse quella sera a Madrid. Poco dopo il suo passaggio i coniugi hanno udito dei colpi sommessi e hanno visto lo stesso uomo guadagnare frettolosamente l’uscita. Sul momento non hanno pensato a nulla di sospetto, poi quando le notizie della morte di Vargas sono circolate hanno ricordato il fatto. Secondo alcune fonti della Polizia spagnola il lavoro è stato compiuto da professionisti. Quattro colpi sparati a gran velocità e con precisione in altrettanti punti vitali. Il primo colpo ha leso le corde vocali per renderlo incapace di gridare, il secondo e terzo hanno colpito l’arteria carotidea, ed il quarto il cuore per farlo dissanguare in fretta. Nessun medico ha potuto far nulla per salvarlo. Alle indagini oltre alle autorità di Madrid, partecipano anche agenti colombiani.

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