Non si ferma la violenza in Messico. Intanto alcuni arresti eccellenti mostrano le infiltrazioni dei cartelli dei narcos all’interno delle istituzioni

Nonostante gli arresti, la narcoviolenza la fa da padrone anche in questo fine anno. Il ventidue dicembre l’Esercito messicano ha arrestato ventitré presunti narcotrafficanti a Zihuatanejo, quarta città per grandezza dello stato meridionale di Guerrero. Secondo le informazioni date il giorno di Natale dalla Secretaría de Defensa Nacional (Sedena), diversi di questi sono poliziotti legati al poderoso cartello dei fratelli Beltrán Leyva. Erano in possesso di armi e stupefacenti. Nello stesso posto la domenica precedente erano stati ritrovati i corpi di otto militari impegnati nella lotta alla droga uccisi. Tra gli arrestati c’è Timoteo Mata, vicedirettore della sicurezza pubblica di Zihuatanejo. Tra le sue guardie del corpo risultava anche un membro della organizzazione criminale denominata Los Pelones. È una cellula del Cartel de Sinaloa. Nel 2006 quattro dei suoi membri erano stati arrestati per una serie di furti di denaro, gioielli e orologi di valore a comuni cittadini. Li minacciavano con armi da taglio, costringendoli a salire su un furgone e dopo averli derubati li scaricavano in strade periferiche. Oltre all’arresto di Mata, il Cartel de los Beltrán Leyva ha subito altri duri colpi alla sua struttura di infiltrati nelle istituzioni pubbliche. Ad esempio uno degli zar antidroga più in vista del paese, Noé Ramírez Mandujano, è attualmente sotto indagine per tangenti. Sembra ricevesse quattrocentocinquantamila dollari al mese dai signori della droga per lasciargli mano libera nei loro commerci illeciti. Inoltre alti gradi della Subprocuraduría de Investigación Especializada en Delincuencia Organizada (SIEDO), principale organo per la lotta al narcotraffico, sono sotto indagine per corruzione. Il cartello incriminato è proprio quello che fa capo a Arturo Beltrán Leyva. È lui il boss dopo che suo fratello Alfredo, alias el Mochomo, è stato catturato a gennaio 2008. Ora è alleato col Cartel de Juarez, capitanato da Vicente Carrillo, mentre prima lo era del Cartel de Sinaloa, di JoaquínChapoGuzmán, col quale ora invece si scontra. Sempre il ventidue dicembre, dopo una resistenza all’arresto e un tentativo di fuga, veniva arrestato uno dei leader del Cartel del Golfo: Javier Díaz Román, detto el Java. Secondo fonti ufficiali agiva negli stati di Quintana Roo e Veracruz. Nell’ambito delle indagini denominate Operación Limpieza è finito poi sotto custodia della SIEDO anche il militare Arturo González. Resterà almeno quaranta giorni nel Centro de Investigaciones Federales, con l’accusa di aver ceduto informazioni ufficiali riservate a narcotrafficanti dello stato di Sinaloa in cambio di un pagamento mensile di diecimila dollari. Secondo testimonianza di infiltrati pentiti, almeno dal 2004 alcune spie dei narcos all’interno della stessa SIEDO, di altri trentacinque ministeri pubblici e dell’Ambasciata U.S.A. a Città del Messico, hanno passato informazioni ai narcotrafficanti. Intanto non si ferma la violenza che scuote l’intero Messico: proprio nello stato di Sinaloa, al confine con quello di Chihuahua, in una zona montagnosa di difficile accesso, la vigilia di Natale in uno scontro a fuoco tra bande rivali hanno trovato la morte quattro persone, secondo fonti della Procuraduría General de Justicia. Mentre a Sinaloa opera il cartello omonimo, a Chihuahua agisce il Cartel de Juarez. Due dei cadaveri sono stati rinvenuti sul fondo di un dirupo. Non lontano, in un ospedale dove stavano ricevendo cure mediche, due uomini sono stati sequestrati da un gruppo di sicari armati con fucili d’assalto. Il gruppo formato da una dozzina di persone è entrato all’Hospital Integral de la Sierra senza sparare un colpo e ha prelevato i feriti portandoli poi via in due Suv. Secondo un calcolo ufficiale, ma inevitabilmente approssimativo, i morti del 2008 superano la cifra di 5400.

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