Messico: dall'arresto di Santiago Mesa Lopez alla nascita del fantomatico Comando Ciudadano por Juarez.

Era uno tra i 20 narcotrafficanti più ricercati dall’FBI, Santiago Meza López, quarantacinque anni, meglio noto come El Pozolero del Teo. Tale soprannome deriva dal fatto che "cucinava", per così dire, i narcotrafficanti rivali. Arrestato giovedì ventidue gennaio dall’Esercito messicano, in collaborazione con la Marina, nello stato di Baja California, Meza ha confessato di aver sciolto in barili di acido circa trecento persone. La maggior parte delle vittime erano nemici di Teodoro Eduardo García Simental, alias El Teo o El Tres Letras, del clan degli Arellano Felix. Di fronte ai giornalisti e scortato dall’Esercito, Meza, ha mostrato alla stampa il luogo, situato in un quartiere di Tijuana, dove per anni ha fatto sparire i corpi dei narcos rivali vittime di omicidio. Li immergeva in un barile di soda caustica per ventiquattro ore e ne versava i resti in una fossa. Per il lavoro riceveva seicento dollari a settimana. Ai giornalisti ha specificato, con naturalezza e quasi a giustificarsi, che lui si limitava a far sparire i corpi che gli venivano portati, non ad ucciderli. Con lui sono stati arrestati anche Héctor Manuel Valenzuela, qualificatosi come cuoco personale di Meza, e il quarantanovenne Fernando López Alarcón, assistente di cucina. Sostengono che il Meza non mangiasse nulla che non fosse cucinato da loro. La quarta persona arrestata è una ragazza minorenne le cui generalità non sono state rese note. Nell’operazione, svoltasi in un complesso turistico della località di Ensenada, stato di Baja California, sono state sequestrate anche quattro auto, altrettanti fucili, tre giubbotti antiproiettile, caricatori e granate a frammentazione. Niente di nuovo in un Messico dove l’orrore è diventato un ingrediente immancabile delle notizie di cronaca locale. I cinquemilasettecento morti del 2008 parlano chiaro. Grave, tra l'altro, l'attentato compiuto a Morelia il quindici settembre, giorno dell'indipendenza. E non è che il 2009 sia iniziato in maniera differente. Il quotidiano spagnolo El Mundo parla di trecentoquarantasei morti nelle prime tre settimane di gennaio, cosa che preoccupa il governo per il danno all’immagine della nazione all’estero. Le ripercussioni dell'aria che si respira nel paese spingono molti ad esternare le loro preoccupazioni.

Da mesi i cittadini messicani intervistati da distinti mezzi di comunicazione nazionali e internazionali, confermano il clima di paura che si vive durante i normali momenti quotidiani, quali fare la spesa al supermercato, andare a prendere i bambini a scuola o recarsi al lavoro. Il governo si sta sforzando di far passare un messagio. La grave situazione di insicurezza non è relativa a tutte le regioni: in dichiarazioni alla stampa datate sedici gennaio, la Secretaria de Relaciones Exteriores del governo messicano, Patricia Espinosa, tentava di spiegare che il Messico non è uno stato fallito; che il governo di Felipe Calderon, cioè non sta perdendo la guerra contro i narcotrafficanti; il problema della violenza, secondo la cinquantacinquenne Espinoza, ex ambasciatrice in Europa, da ventisette anni alle relazioni con l’estero, è circoscritto a sei stati settentrionali su un totale di trentadue: Baja California, Chihuahua, Sinaloa, Durango, Michoacán e Guerriero. Inoltre le vittime, nove volte su dieci sarebbero membri di bande di narcos, che si affrontano per il controllo dei vari corridoi della droga. Solo in alcuni casi vi sarebbero civili coinvolti. Infine la Espinoza ricorda che questa situazione è una eredità dei governi passati, a suo dire troppo tolleranti con i problemi violenza e narcotraffico. Ad ogni modo l'esecutivo messicano sta facendo quanto possibile per limitare gli episodi di violenza e vincerà questa battaglia. Ognuno è, secondo le sue informazioni libero di valutare tali dichiarazioni come crede. Fatto sta che città quali Tijuana e Ciudad Juarez stanno divenendo territori di conquista delle bande, trasformandole in vere zone off-limits per i semplici cittadini, che vivono in un clima da coprifuoco specie nelle ore notturne.

A Ciudad Juarez il 2008 ha portato milleseicento morti. In barba alle parole di Patricia Espinoza e contro quello che chiamano il fallimento dello stato di diritto, la scorsa settimana è nato un misterioso “Comando Ciudadano por Juarez”. Un gruppo che, in un messaggio inviato per e-mail alla stampa locale, afferma di voler ripulire la città dai criminali, facendone fuori uno ogni ventiquattro ore se la Polizia non agirà. Uomini e donne pattuglieranno le strade per fare ciò che il governo ha dimostrato di non essere capace di fare. L’ultimatum scade il cinque luglio, data delle prossime elezioni presidenziali, scrive il quotidiano Norte de Juarez. Il gruppo ha affermato di non volersi sostituire allo stato e a preannunciato per il prossimo due febbraio l’apertura di una propria pagina internet. A firmare il comunicato una stella rossa e nera, un certo Comandante Abraham e il Subcomandante Gabriel "Durito". Secondo informazioni del periodico El Paso Times, il gruppo sarebbe organizzato e finanziato da industriali della cittadina, famosa per il gran numero di aziende, dette maquilladoras, che esportano prodotti, specialmente abbigliamento, negli U.S.A. Gli imprenditori sarebbero stanchi dei continui omicidi e sequestri a scopo estorsivo compiuti in città. Questo danneggia i loro commerci. Pochi sono i camionisti che vogliono ancora spingersi fino in città per ritirare la merce. Le autorità cittadine dubitano però della reale esistenza del gruppo, del quale non si hanno ulteriori prove. La scorsa settimana, a Juarez è stato rinvenuto un cadavere di un presunto criminale, con un messaggio: “esto va para aquellos que siguen extorsionando”. Nell’ottobre del 2008 sei corpi di uomini tra i venti e i trent’anni furono ritrovati uccisi e gettati in un cassonetto con un messaggio che recitava: "Mensaje para todas la ratas: esto va a continuar". Visti i tempi che corrono non poteva mancare anche il messaggio di rivendicazione sul noto sito Youtube. A inserirlo è un fantomatico gruppo “Empresarios Unidos. Escuadrón de la Muerte”. Nel video si ascoltano minacce a sequestratori e criminali dello stato di Chihuahua, in cui è Ciudad Juarez. Le autorità stanno investigando per risalire agli autori del messaggio. La cittadinanza locale è divisa tra quelli che guardano positivamente ai vigilantes, come un deterrente per la criminalità che sta costringendo molti ad andarsene, e altri che si dichiarano scettici. Non è questa, dicono, la strada da seguire per riportare l’ordine.

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